|
5° C. D. S. FRANCESCO D’ASSISI – ALTAMURA
Risultati dell’indagine sul fenomeno del bullismo
|
|
Sono pubblicati di seguito i dati. Seguirà l'organizzazione della conferenza pubblica
BULLISMO- INDAGINI E COMMENTI
Il progetto è sponsorizzato dalla EDIL COSTRUZIONI dei F.lli Giovanni,Filippo e Roberto Simone di Altamura
|
|
|
Campagna nazionale contro il bullismo

LEGeS - Osservatorio Regionale
LEGeS è un luogo–laboratorio di ricerca, orientamento e consulenza pedagogica sulla condizione dei minori e sui loro bisogni.Opera come Centro Polifunzionale dell’USR Puglia per la prevenzione e la lotta al bullismo, al servizio delle scuole e in rete con le agenzie educative territoriali.--> linee di indirizzo ...
|
SE MI AIUTI TI AIUTI - BULLISMO – INDAGINE CONOSCITIVA NELLA SCUOLA
|
|
|
|
|
|
Al consulente di progetto Bartolo Parziale
|
All’ins.Resp.Incampo Grazia
|
Alle classi Terze-Quarte- Quinte aderenti al progetto
|
Alle famiglie degli alunni
|
Ai testimonial del progetto: Cap.CC. E. Campora – Al Sac. Don Peppino Creanza
|
|
|
|
|
La seconda annualità del progetto SEMIAIUTITIAIUTI vede lo svolgimento dell’indagine progettata dal dott.Cifarelli su ns.incarico,per conoscere il fenomeno e predisporre iniziative utili alla prevenzione educativa.
Entro la fine dell’anno 2007 sarà realizzato un cortometraggio sul tema con la collaborazione di studenti di Cinematografia dell’Univ. di Lecce. Il finanziamento per l’indagine e il cortometraggio è stato fatto dall’Ass. P.I. con fondi per il POF 07
CRONOGRAMMA DELL’INDAGINE
1. LUNEDI’ 7 MAGGIO 07 – ORE 18-19 PRESENTAZIONE DEL QUESTIONARIO AGLI INSEGNANTI ADERENTI AL PROGETTO SEMIAIUTITIAIUTI
2. MERCOLEDI’- GIOVEDI’- VENERDI’ 9/10/11 MAGGIO 07: SOMMINISTRAZIONE DEI QUESTIONARI AGLI ALUNNI – ORE 9-11 (ins.Incampo)
3. TABULAZIONE DEI DATI E PRESENTAZIONE DEI RISULTATI “GREZZI” AL COLLEGIO DI FINE ANNO(INS. Incampo)
4. SETTEMBRE-OTTOBRE 07 – TAVOLA ROTONDA CON GENITORI,ESPERTI,AUTORITA’,INSEGNANTI.Presentazione valutazione dell’indagine a cura dello psicologo Nicola CIFARELLI
5. OTTOBRE 07 – INCONTRI DI FORMAZIONE PER GLI INSEGNANTI DEL PROGETTO (PSICOLOGO DOTT. Nicola CIFARELLI) – predisposizione ASCOLTO e inizio riprese CORTOMETRAGGIO
PRESENTAZIONE DEGLI SCOPI DELL’INDAGINE
1. Per i Ragazzi
Stiamo facendo una ricerca su come i bambini della tua età vivono i rapporti con gli altri all’interno della scuola. Per questo per noi è importante sapere quello che pensi e quello che ti succede. A volte fra bambini capita di litigare per diversi motivi: per una scortesia, per una incomprensione e per tante altre cause. Sono cose che capitano normalmente, perchè non è sempre possibile andare d’accordo. L’importante è che poi tutto si sistemi senza particolari conseguenze. In altri casi invece un bambino una bambina della tua età possono diventare vittime di prepotenze continue da parte di uno o più bambini o bambini ed essere sistematicamente presi in giro, offesi, esclusi dalla compagnia, minacciati, derubati o picchiati. Queste azioni di prepotenza continuata vengono definite azioni di bullismo e non sono normali, perchè provocano sofferenza nei bambini e nelle bambine che ne sono vittime. Per la nostra indagine è importante capire se queste cose accadono anche nella tua scuola e qual è il tuo pensiero sui bulli e sulle vittime. Non è nostra intenzione individuare i bulli per punirli, ma capire cosa succede per poter intervenire, discutendo assieme di questi problemi. Rispondi alle domande riferendoti solo al periodo di tempo trascorso dall’inizio dell’anno ad oggi. Nel questionario non c’è il tuo nome. Quando l’avrai compilato sarà mescolato insieme a quelli degli altri, perciò rispondi tranquillamente e senza timori. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. A noi importa la tua opinione e la tua esperienza, per cui rispondi spontaneamente e senza preoccuparti. Grazie per la tua collaborazione.
2. Per gli insegnanti:
E’ importante che la somministrazione avvenga in classe lo stesso giorno ed alla stessa ora per tutti contemporaneamente e con le stesse modalità per tutti gli alunni coinvolti come di seguito illustrato:
1 - Gli insegnanti di classe spiegano, a grandi linee, lo scopo e il contenuto del questionario.
2 -Ai bambini viene raccomandato di non scrivere il loro nome sul questionario, di non parlare fra di loro e di rispondere con la massima sincerità.
3 - Dapprima viene letta insieme la definizione di cosa sono le prepotenze, contenuta nel questionario, a cui segue poi una breve discussione con gli alunni.
4 - Le domande vengono lette ad alta voce dall’insegnante e viene lasciato un tempo sufficiente per completare le risposte.
DEFINIZIONE DI “PREPOTENZE”:
Un bambino/a subisce delle prepotenze quando un altro bambino/a o un altro gruppo di bambini gli dicono cose cattive e spiacevoli. E’ sempre prepotenza quando un bambino riceve colpi, pugni calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve bigliettini con offese e parolacce, quando nessuno gli rivolge la parola ed altre cose di questo genere. Questi fatti capitano spesso e chi subisce non riesce a difendersi. Si tratta di prepotenze anche quando un bambino viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria. Non si tratta di prepotenza quando due persone, all’incirca della stessa forza, fanno la lotta o litigano tra loro casualmente.
a cura di Nicola Cifarelli PSICOLOGO
|
|
5° C. D. S. FRANCESCO D’ASSISI – ALTAMURA –
Risultati dell’indagine sul fenomeno del bullismo
La somministrazione dei questionari anonimi è stata effettuata nel maggio 2007 coinvolgendo trecento alunni di 3^, 4^ e 5^ elementare. Il questionario, composto di quarantadue domande a scelta multipla, ha l’obiettivo di analizzare come i bambini vivono i rapporti con gli altri all’interno della scuola in modo da poter evidenziare particolari atteggiamenti di prepotenza (bullismo) e cercare delle strategie educative per arginare possibili fenomeni di violenza.
Al fine di contenere le tante variabili di “disturbo” nella risposta si è proceduto alla somministrazione in classe lo stesso giorno ed alla stessa ora per tutti contemporaneamente e con le stesse modalità per gli alunni coinvolti come di seguito illustrato:
- Gli insegnanti hanno spiegano, a grandi linee, lo scopo e il contenuto del questionario.
- Ai bambini è stato raccomandato di non scrivere il loro nome sul questionario, di non parlare fra di loro e di rispondere con la massima sincerità.
- Dapprima è stata letta insieme la definizione di cosa sono le prepotenze, contenuta nel questionario, a cui è seguita una breve discussione con gli alunni.
- Le domande sono state lette ad alta voce dall’insegnante lasciando un tempo sufficiente per completare le risposte.
Nella presentazione dei risultati vengono messi a confronto i risultati ottenuti dalla elaborazione dei dati per classe, in modo da visualizzare le diverse risposte in base alle diverse età dei bambini.
Tale confronto “intrascuola” ci ha dato la possibilità di ricavare degli indici sulla comprensione delle dinamiche attuate in età diverse e sulla ricaduta dei comportamenti nel tempo.
A prima vista i risultati provocano sensazioni di “sconcerto” ed incredulità, tuttavia ogni risposta va letta tenendo conto dell’aspetto socio-culturale e del “peso emotivo” che i bambini danno ad ogni singolo item.
Le prime quattro domande, che hanno lo scopo di indagare il livello di soddisfazione della relazione degli alunni con i compagni e gli insegnanti, evidenziano un marcato senso di difficoltà nell’instaurare e mantenere rapporti di buona qualità, sebbene in 5^ elementare si registrino dei lievi cambiamenti in positivo nella percezione del proprio rapporto con l’altro.
Infatti in classe V il 3% dichiara di trovarsi bene con i propri compagni ed il 18% né bene e né male, a differenza dei bambini di III e IV dove le percentuali sono più basse.
Indicativo anche il dato della 4^ domanda dove una considerevole percentuale dichiara di non essere soddisfatto di come i propri genitori si interessano alla propria vita scolastica, indice di una richiesta di maggior attenzione culturale, sociale ed affettiva da parte della figura “genitoriale”.
Dalla 6^ domanda si evince un significativo dato rispetto al vissuto di emarginazione e solitudine vissuto da circa il 12-13% dei bambini di tutte le classi nei momenti di ricreazione e libertà, sinonimo di difficoltà nell’instaurare relazioni con i coetanei.
Rapportando i dati ottenuti dalle 3^ alle 5^ classi, nella 7^ domanda, si registra un aumento sensibile nella percezione che ci sia qualcuno che si comporta da bullo (il 98%).
Le prepotenze più sensibili risultano essere le Prese in giro, le Offese, le Aggressioni fisiche, le Minacce e l’Esclusione che purtroppo tendono a registrare valori crescenti rispetto all’età.
Questo fa capire che la modalità di prepotenza “verbale” spesso è anche quella che colpisce di più il livello di autostima dei bambini.
Inoltre, queste prepotenze vengono messe in atto in percentuale maggiore nella propria classe (12% nelle III, 32% nelle IV e 57% nelle V) o nei luoghi più frequentati da altri bambini, sebbene la strada resti il luogo con un alta percentuale (circa 31%).
I bulli generalmente agiscono in gruppo per il 68% in III, 71% in IV e il 64% in V, ma circa il 16% di bambini agisce in maniera indipendente. Sicuramente i maschi detengono lo scettro del “bullo”, ma per il 53% in III, per il 57% in IV e il 25% in V sia maschi che femmine compiono atti di bullismo.
Tuttavia nel momento in cui qualcuno subisce prepotenze c’è in media circa il 50% di bambini che cerca di intervenire per sostenere la vittima, il 21 % in media che dichiara di divertirsi alla visione di prepotenze, o meglio assume atteggiamento omertoso, mettendosi dalla parte del più forte per paura della propria condizione ed accettazione nel gruppo.
Maggiore responsabilità è data agli adulti quali tutori della sicurezza e della giustizia che intervengono con decisione quando assistono alla prepotenza.
Dall’analisi della 14^ risposta si potrebbe ricavare che in media circa il 10% degli alunni si considera un bullo, con una distribuzione del 7% in III, 12% in IV e il 16% in V.
Aumentano anche coloro che affermano di subire ed assistere alle prepotenze con l’aumentare dell’età.
Dalle risposte delle domande 15-16-17-18 si può leggere a volte indifferenza nei confronti del bullo, a volte voglia di riscatto e non accettazione della prepotenza, sostenendo, però, in un secondo momento la vittima dimostrando un’alta percentuale di senso di solidarietà.
I bambini indicano, tra le strategie di reazione alle prepotenze, interventi “autorevoli” da parte degli adulti, ma prospettano anche soluzioni che mirano all’esclusione sociale del bullo o all’acquisizione di strategie difensive autonome.
Rapportando le risposte della domanda n.20 con quelle della domanda n.8 si nota una differenza tra le prepotenze effettivamente subite da quelle percepite, pari ad uno scarto medio tra il 16 e il 20%. Questa elevata percezione della prepotenza è inflazionata da dinamiche relazionali del gruppo classe, ed a volte da una cattiva interpretazione della “pericolosità” del comportamento agito.
Questa può essere un’utile indicazione per poter avanzare delle proposte educative per gli insegnanti nella gestione delle dinamiche conflittuali all’interno del gruppo classe. Inoltre, sarebbero utili anche degli incontri al fine di arginare sentimenti di autosvalutazione in alcuni alunni in modo da rafforzare la propria autonomia imparando a gestire situazioni di particolare ansia e/o paura verso l’altro o la società.
Per i cosiddetti bulli interventi di gruppo sulla comprensione delle norme, gestione della rabbia ed aggressività potrebbero ridurre il rischio di comportamenti devianti nel futuro.
I risultati ottenuti dalle domande direttamente rivolte ai “bulli” non si discostano molto dalle risposte date dalle “vittime” c’è uno scarto dal 5 al 9% rispetto alla tipologia di prepotenza. Tuttavia il luogo “privilegiato” di tali comportamenti resta la classe durante i momenti liberi ma con una cadenza di circa una volta a settimana.
Quando è stato chiesto ai “bulli” il motivo che li spinge ad agire in maniera prepotente, circa il 70% si è astenuto, il resto si è diviso tra chi nega che il proprio comportamento sia da bullo, e tra chi crede che questo sia il modo migliore per poter essere rispettato e per poter risolvere i problemi, pur riconoscendo di non essere approvati da una discreta percentuale di compagni. Altri ancora utilizzano comportamenti da bullo come atteggiamento di difesa.
Rispetto alla possibilità che nel futuro possano cambiare le cose, i bambini mostrano fiducia che qualcuno possa accorgersi di lui ed aiutarlo (il 25% in III, 21% in IV e 30% in V) con una percentuale crescente in base all’età rispetto al possibilità di potersi difendere da solo. Dato degno di riflessione è che in V elementare l’11% dei bambini vorrebbe non frequentare più la scuola.
I “bulli” prediligono tra le prepotenze: le prese in giro, le offese, le esclusioni sociali, in percentuale crescente in base all’età. Gli scherzi pesanti, le aggressioni fisiche ed i piccoli furti risultano in percentuali molto basse.
Risulta un’ottima modalità quella di parlare di ciò che accade a scuola con gli insegnanti e con i genitori, sebbene i confidenti migliori restano gli amici e tale percentuale cresce con il crescere dell’età. A scuola, però, il 15% in III, il 19% in IV e il 20% in V, dichiara di non parlare delle prepotenze subite.
I genitori sono coloro che riescono a capire meglio i sentimenti dei bambini (69% in III, 52% in II e 46% in V)
L’analisi dei “sistemi dei valori” nella domanda 39, indica una buona consapevolezza da parte dei bambini degli insegnamenti “morali” sia della scuola che della famiglia.
L’unico dato di riflessione e su cui si potrebbero mirare degli interventi è
la Tolleranza verso le opinioni diverse, che racchiude un lavoro di accettazione della diversità, di accoglienza e di rispetto delle culture altrui.
Le ultime domande vertono sulla identificazione dei bambini riguardo le strategie di problem solving da mettere in atto in caso di prepotenze subite. Confrontando le risposte si rafforza il bisogno e la necessità dell’intervento degli adulti (genitori, insegnanti e dirigenti) nella discussione e risoluzione delle problematiche, inoltre i bambini vorrebbero discutere anche con i “bulli” per capire le motivazioni che sottendono tali comportamenti. Per gli “indifesi” la strategia più consona sarebbe l’evitamento delle situazioni o in alcuni casi la denuncia attraverso un volantino affisso in bacheca nella scuola.
La domanda 42, non inserita nel confronto grafico, prevedeva l’analisi della scolarità dei genitori degli alunni ma la percentuale troppo bassa di risposte non ha consentito la strutturazione di un’adeguata riflessione. O meglio quasi il 90% dei bambini forse non è a conoscenza del livello di scolarità dei propri genitori.
Indicazioni di intervento
Alla luce dei dati emersi si propone di attivare dei corsi di formazione per gli insegnati ed i genitori al fine di facilitare il riconoscimento di atti di “bullismo” e di attivare delle strategie di contenimento, comprensione e gestione delle complessità.
Per i bambini le attività dovrebbero riguardare:
- Informazione riguardo il fenomeno del bullismo
- Aumentare la consapevolezza circa i fattori che sono causa di comportamenti inadeguati
- Sviluppare la capacità di riconoscere le proprie e le emozioni altrui
- Promuovere atteggiamenti positivi verso i comportamenti di amicizia e sostegno fra coetanei
- Avviare una forma di comunicazione fra studenti di ordine di classe e scuola diversi
- Stimolare la collaborazione fra studenti di ordine di scuola diversi riguardo una iniziativa sentita come comune e condivisa.
- Produrre materiale: opuscoli, libretti, cartelloni, spot, cortometraggi, spettacoli teatrali etc.
Metodologia:
- Attività di Cineforum con l’ausilio di schede tecniche utili alla discussione
- Giochi e Simulate
- Analisi di casi
- Discussioni/dibattiti
Luoghi:
Bisognerebbe utilizzare tutti i luoghi della scuola, i cortili, la strada, sino ad arrivare nei quartieri e nelle piazze.
Monitoraggio:
- Questionari
- Colloqui individuali
- Discussioni di gruppo
- Verifiche periodiche nel gruppo di lavoro e di progetto
4.2.08 Nicola Cifarelli,Psicologo in Altamura
Proposta di Attività Cineforum
Fornitura di Schede didattiche di riflessione sul Film
5° Circolo didattico “San Francesco d’Assisi” – Altamura
Progetto “Se mi aiuti ti aiuto” 2007-2008
Nicola Cifarelli – psicologo
1. “Tarzan di Gomma”
di Soren Kragh-Jacobsen, DK 1981, durata 90'
Sinossi
Ivan Olsen è un bambino di otto anni tranquillo, dolce e delicato; ben diverso da come lo vorrebbero sia gli adulti che i suoi compagni di classe che spesso lo tormentano e lo prendono in giro. Perseguitato per la sua mancanza di forza fisica e “muscolosità”, Ivan è considerato da tutti un debole contro il quale ci si può scagliare con prepotenza, arroganza, presunta superiorità… Ivan soffre profondamente di tutto ciò, ma non si sente in grado di reagire e progressivamente diventa sempre più triste e solo. Anche i suoi genitori non lo comprendono per nulla, in particolare suo padre lo chiama in continuazione “stupido”, lo accusa di essere un debole, privo di muscoli e forza, un “Tarzan di gomma”; per mortificarlo ulteriormente gli propone in continuazione – come modello esemplare e grande eroe – il ‘vero’ Tarzan e gli compera addirittura dei gadget tendenti a sottolineare l’importanza delle qualità di certi eroi. Un giorno però Ivan, su un molo del porto, conosce il gruista Ole. Quell’uomo forte capisce la solitudine, il dolore, le fatiche del bambino e diventa il suo migliore amico. Ole insegna a Ivan molte cose, come guidare la gru e andare in bicicletta, ma soprattutto insegna al bambino ad aver maggior coraggio e maggior fiducia in sé stesso e nelle proprie possibilità e la voglia di provare, prima di dire che non si è in grado di fare qualcosa. Gli trasmette anche la capacità di fantasticare, immaginare e sognare cosa farebbe se fosse davvero Tarzan. Lentamente Ivan diventa più sereno, in certi momenti addirittura felice e consapevole che ognuno ha delle risorse interiori che vale la pena di difendere ed affermare nella vita. E alla fine anche i suoi genitori impareranno ad amarlo e rispettarlo per quello che è e per ciò che sa fare.
2. “Ant Bully - Una vita da formica”
di John A.
Davis , USA 2006, 89'
Sinossi
Il piccolo Lucas Nickle si è da poco trasferito in una nuova città e si sente molto solo. I suoi genitori sono troppo occupati ad organizzare il loro anniversario a Puerto Vallarta, sua sorella Tiffany non trova di meglio che fargli i dispetti e sua nonna è impegnata nell'organizzare la difesa della famiglia da 'un'imminente invasione di alieni'. Al povero Lucas non rimane che cercare di passare il tempo da solo in giardino dando fastidio alla colonia di formiche che abita nel prato ma soprattutto difendendosi dal prepotente Steve, un bulletto del quartiere che ha scelto il nuovo arrivato come bersaglio principale. Tuttavia le cose per Lucas stanno per cambiare: le formiche, stufe di doversi difendere dai suoi attacchi hanno deciso di vendicarsi: una goccia di pozione magica creata dal mago Zoc viene instillata nell'orecchio di 'Lucas il Distruttore' e il bambino improvvisamente viene rimpicciolito fino a raggiungere la dimensione di una formica. Processato dalla saggia Formica Regina, Lucas è condannato a vivere tra le formiche per imparare cosa vuol dire lavorare e difendersi dalle aggressioni. Con l'aiuto delle formiche Hova, Kreela e Fugax, il bambino scoprirà un mondo nuovo.
3.Azur e Asmar
di Michel Ocelot, FRA 2005, 95'
Sinossi
Tra Azur, figlio del padrone e Asmar, figlio di una nutrice di origine araba che si occupa di entrambi, nasce una forte amicizia; i due bambini, incuranti della loro "differenza", condividono l'affetto della nutrice, giocano insieme e spesso litigano. Le loro zuffe indispettiscono il padre di Azur che non sopporta di vedere il figlio porsi allo stesso livello del servo. Le loro strade cominciano a dividersi quando Azur è costretto ad assumere modi di fare e comportamenti più consoni al suo rango. La decisione del padre di scacciare la serva e il suo figliolo, condannandoli alla miseria, li dividerà definitivamente. Ritroviamo Azur ormai cresciuto, che non ha dimenticato l'antica amicizia, e vuole abbandonare la casa paterna per realizzare un sogno infantile: liberare, dall'incantesimo che la tiene prigioniera, la fata dei Jinns, personaggio di una vecchia fiaba che la nutrice raccontava in un tempo passato. La nave su cui s'imbarca fa naufragio e lui si ritrova, povero e solo, sulla spiaggia di un paese sconosciuto. Ben presto si rende conto che i suoi occhi azzurri sono oggetto, in quel luogo, di una vecchia superstizione. Chiunque lo guardi in volto fugge terrorizzato: la sua solitudine diventa insostenibile ed egli decide allora di fingersi cieco. È a questo punto che incontra Rospù, uno strano individuo sgraziato e goffo, interessato solo alla soddisfazione dei suoi bisogni materiali, che porta un paio di enormi occhiali, il quale si offre di fargli da guida se lui lo porta sulle spalle.Il fatto di non possedere la vista gli permette di impossessarsi del primo “oggetto”che gli sarà utile per la ricerca della fata. Un giorno al mercato sente provenire da una casa la voce della nutrice. La donna lo accoglie con caloroso affetto a differenza di Asmar, suo fratello di latte, che non ha dimenticato i torti subiti ed ora è geloso delle attenzioni che la madre riserva ad Azur. Il giovane può di nuovo aprire gli occhi e scopre che anche il rozzo Rospù ha un paio di occhi azzurri che ha sempre nascosto dietro le lenti. Ciò che lega ancora i due ragazzi è il sogno di sposare la bellissima fata dei Jinns. Ma per compiere l'impresa occorre prima consultare due personaggi che condensano in sé l'essenza del sapere: una principessa bambina che incarna la sapiente leggerezza di uno sguardo infantile e un vecchio saggio, carico del peso dell'esperienza; entrambi forniscono le chiavi per affrontare il misterioso viaggio. I due giovani partono quindi, rivali in amore come da bambini lo erano nei giochi, decisi ad affrontare le prove terribili che l'impresa richiede. Un leone famelico, l'attacco dei briganti, la scelta difficile tra le due porte che portano al mondo della luce e a quello dell'ombra. Azur e Asmar giungeranno insieme al traguardo perché la loro generosa amicizia avrà sempre il sopravvento sulla loro rivalità: chi sarà quindi lo sposo della fata? Tutti i protagonisti della storia, convocati per giudicare, attribuiscono pari merito a entrambi….
4. I ragazzi della via Pal
Regia: Frank Borzage
Interpreti: George Breakston (Nemecsek), Frankie Darro (Feri Ats), Jackie Searl (Gereb), Jimmie Butler (Boka), Donald Haines (Csonakos), Lois Wilson (la madre di Nemecsek), Christian Rub (il guardiano), Ralph Morgan (il padre di Nemecsek), Egon Brecher (Racz)
Anno: 1934
Origine: Usa
Durata: 78’
Trama: Due bande di ragazzi si contrappongono. Da una parte i “Paul Street Boys”, dall’altra i “Red Shirts”, che cercano di invadere il territorio dei primi, una superficie adibita a deposito di roba vecchia. Boka, capo della prima banda, rifiuta al piccolo Nemecsek la possibilità di diventare “ufficiale” della gang, ma il ragazzo, che vuole dimostrare tutto il suo valore, si offre volontario nell’operazione organizzata per impossessarsi della bandiera dei “Red Shirts”. Durante la vana azione, però, Nemecsek prima cade accidentalmente in un lago, poi è costretto a nascondersi in una pozza per evitare di essere scoperto. Nonostante la febbre, Nemecsek s’impegna nella lotta anche perché Gereb, un membro della sua banda, sta prendendo accordi con Feri Ats, il capo della parte avversa. Questi, però, non desidera vincere la battaglia in virtù di un tradimento e rifiuta l’aiuto. Il giorno della resa dei conti, Nemecsek, seppur gravemente malato, raggiunge il campo di battaglia per difendere la bandiera dei ragazzi di “Paul Street” caduta in mano nemica. Una volta conseguito il suo obiettivo, muore, ponendo fine, di fatto, alla battaglia. Il giorno seguente alcuni bulldozer spianano il territorio dei “Paul Street Boys” per costruirvi un palazzo: la battaglia e il sacrificio di Nemecsek sono stati perfettamente inutili.
I RAGAZZI DELLA VIA PAL (film tv)
|
PROGETTO DI RICERCA/INDAGINE “COSTRUIAMO UNA CULTURA DI CONVIVENZA CIVILE” - CONVIVERE IN CLASSE, A SCUOLA, NELLA SOCIETÀ“
Lo scenario in cui si è calata la ricerca/ indagine dal titolo “Costruiamo una cultura di Convivenza Civile – Convivere in classe, a scuola , nella società “avviata in collaborazione con la Facoltà di Psicologia2 dell’Università La Sapienza di Roma, è stato quello indicato nelle Linee di indirizzo sulla “cittadinanza democratica e la legalità “ nonché nella Direttiva sulla partecipazione studentesca.
Entrambe le note, rispettivamente del 16 ottobre e del 10 novembre del 2006, raccolgono il senso valoriale dell’impegno e della partecipazione coniugati nella mission di una scuola “comunità educante” in cui si sperimenta la prossimità e i limiti, l’integrazione sociale e l’identità personale, in un processo di autogoverno realizzato in un clima di compartecipazione. Questi aspetti educativi, in un processo finalizzato alla crescita e alla maturazione delle nuove generazioni, non possono prescindere da una visione della realtà e dalle emergenti necessità che in essa si determinano, provenienti da ogni strato della nostra società. In tale contesto la partecipazione studentesca costituisce valore di cittadinanza consapevole e la scuola diventa luogo privilegiato per l’esercizio della democrazia.
Si evidenzia così la necessità di realizzare le azioni che consentano di coniugare i valori e gli orientamenti espressi al fine di contribuire alla costruzione di un pensiero comune orientato al valore di una reale Educazione alla Convivenza civile quale comune radice che nasce dal confronto dell’esperienza umana e personale di ciascuno.
In tal senso l’obiettivo che il progetto si propone è quello di sollecitare nei giovani una riflessione e una sensibilizzazione su aspetti che attengono al senso di condivisione e di partecipazione civica attraverso cui esprimere sé stessi, nella scuola come nella società.
Per una scuola dunque più protagonista nell’esercizio delle funzioni che le sono attribuite perché più capace di elaborare le influenze esterne e in grado di accogliere ed osservare i giovani, comprendere il clima emotivo in cui vivono le loro relazioni, le difficoltà e le aspettative che governano la loro quotidianità.
SCHEDA: DESCRIZIONE DEL PROGETTO DI RICERCA/INDAGINE “Costruiamo una cultura di Convivenza civile” - Convivere in classe, a scuola, nella società”
Obiettivo Realizzare a livello nazionale una mappa dei processi di convivenza scolastica e dotare ogni singola scuola partecipante alla ricerca di informazioni utili per progettare, ri-progettare forme e stili di convivenza nei singoli contesti scolastici.
Destinatari La ricerca è rivolta agli studenti di 5° elementare, di 3° media inferiore e dell’ultimo anno delle scuole medie superiori (biennio + ultimo anno). Gli studenti coinvolti sono chiamati ad essere soggetti attivi della ricerca contribuendo non solo alla raccolta dei dati ma anche alla loro discussione e alla loro presentazione sia in sede locale che nazionale ( in occasione del Convegno conclusivo che potrà realizzarsi prima del termine del presente anno scolastico)
Modalità: stabilito un campione rappresentativo (700 scuole) si è proceduto alla somministrazione di un questionario attraverso cui rilevare le sensibilità e le abitudini dei giovani
- Il campione: nell’impossibilità di raggiungere l’intera popolazione scolastica di riferimento si è proceduto alla individuazione di un campione rappresentativo dell’universo, stratificato per area geografica (regione) e per tipo di contesto di vita (grande città, città di medie dimensioni, piccolo centro).
- Lo strumento per la raccolta dei dati : un questionario è stato costruito rispettando le dimensioni del costrutto di convivenza. Comprendeva domande chiuse (che facilitano il trattamento statistico dei dati e il confronto statistico tra realtà diverse) ma anche alcune domande aperte, indispensabile per consentire una partecipazione alla ricerca meno strutturata (oltre 10 mila i questionari ricevuti).
- Le tappe della rilevazione:
- 7 novembre: inizio collaudo questionario e formato Data Base;
- 9 novembre: pubblicazione informativa generica sulla Intranet;
- 19 novembre: invio e-mail alle scuole;
- 19 novembre-17 dicembre: apertura rilevazione on-line (la rilevazione informatizzata prevedeva l’invio dei questionari via posta elettronica e la predisposizione di un piattaforma web al fine di consentire la raccolta dei dati e la loro analisi).
Aspetti dell’indagine - partecipazione e identità / senso di appartenenza alla scuola/ percezione della scuola come comunità; - come gli studenti percepiscono e traducono la cittadinanza/partecipazione e condivisione/ i valori civici;verificare se i ragazzi si sentono sufficientemente informati, sostenuti e motivati relativamente ai percorsi che possono farli sentire partecipi di una comunità (spazio civico/ spazio partecipazione/ spazio comunità
step successivi - La verifica dei dati e la loro analisi sarà compito della Facoltà di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma che realizzerà entro la fine del prossimo mese di marzo un documento di sintesi. - successivamente si provvederà ad individuare la formula più efficace per consentire la restituzione dei dati alle scuole partecipanti; - prima del termine dell’Anno Scolastico in corso potrà realizzare un convegno in cui gli stessi studenti siano protagonisti, invitando le scuole che hanno attivamente preso parte alla rilevazione.
|
|
06 febbraio 2008 - Mariangela Berretti Presidente di Aquilone blu Onlus Il termine bullismo è la traduzione italiana dalla lingua inglese "bullying", In Italia lo usiamo per spiegare il comportamento di una singola persona o di un gruppo di persone le quali mettono in atto comportamenti di umiliazione nei confronti di altri.
Tali comportamenti di dominio possono anche non esplicitarsi per forza con atti fisicamente violenti. Spesso cio' che viene messo in atto dall'aggressore è una vera e propia violenza psicologica che sfocia in comportamenti persecutori a danno della vittima o delle vittime designate.
Riassumendo possiamo dire che esistono tre tipi di comportamento con una stessa identica radice. In prima battuta riscontriamo la prepotenza che si perpetua verso un soggetto più debole incapace di mettere in atto strategie di difesa, in secondo luogo questa stessa prepotenza ripetendosi nel tempo prende la forma di persecuzione, infine possiamo dire che in ogni atto di bullismo messo in essere c'e' sempre l'intezione di fare del male fisico o psicologico che sia.
Le soluzioni su cui lavorare sono su due fronti:
La prima : Bisogna rieducare i nostri figli ed alunni ad una cultura delle emozioni e dei sentimenti
La seconda : Bisogna creare a casa e a scuola momenti e situazioni in cui i ragazzi siano chiamati ad agire attivamente e creare con loro veri e propri percorsi creativi nei quali siano chiamati finalmente in prima persona a dire la loro ad esprimere le loro idee e soluzioni senza piu' pretendere che accettino da noi adulti la nostra esperienza ed insegnamenti.
I nostri ragazzi sono una fonte inesauribile di creatività, di idee, hanno al contrario di noi una visuale delle cose spesso che include punti di vista innovativi. Loro più di noi conoscono il mondo adolescenziale e giovanile perché è il loro mondo è il loro quotidiano. Diamo loro la possibilità di esprimerlo e cerchiamo insieme a loro strategie per combattere il dolore dell'anima che molti loro coetanei hanno.
Proviamo questa strada, mai abbandonadoli ma creando momenti di condivisione vera dei sentimenti, ascoltandoli ed aiutandoli sempre ad imparare a gestire il cumulo di emozioni che alla loro età arrivano prepotenti ed intensi. Smettiamola di dire loro come devono sentirsi e come devono agire, percorriamo invece insieme a loro questa strada alle volte troppo pesante da gestire in maniera razionale per chi come loro sta varcando la soglia della vita.
www.aquiloneblu.org
|
|
Bullismo, fenomeno crescente. Non rinunciare ad educare
 |
|
16/02/2008 - Latina - Le forme di bullismo vanno combattute in ogni situazione educativa. Occorre che assumano un atteggiamento chiaro e diretto non soltanto gli insegnanti ma soprattutto i genitori. No, non voglio fare, pur essendo per formazione uno psico-pedagogista con qualche libro edito, il teorico sul bullismo in classe, sul bullismo precoce, sul bullismo al femminile che, pure, monta a ritmi vertiginosi ormai in tutte le scuole di stato. Non voglio farlo. Sarebbe fin troppo facile coinvolgere alcuni genitori nella questione, come responsabili nella determinazione dei comportamenti irresponsabili dei loro figli. Noi conosciamo le dinamiche dello sviluppo emotivo e gli stadi dello sviluppo razionale di una personalità, conosciamo dal punto di vista sociologico e sociometrico i contesti familiari nella loro valenza di cura educativa ma anche nella loro carenza. Conosciamo e apprezziamo le qualità di molti genitori ma anche le deficienze educative di molti altri. Sarebbe troppo facile e sbrigativo concludere che i genitori non sanno più dire e imporre “i no che aiutano a crescere” ai loro figli... No molto necessari. Che gli stessi, quando non se ne servono solo per il concorso al bilancio familiare che sa dare una pensione di anzianità, si comportano abbastanza male, nel loro egoismo, perfino con i propri genitori ormai anziani e spesso bisognosi di attenzioni. Una ricerca di questi giorni, condotta con il contributo di 1000 badanti che si sono prestate all’intervista, dimostra inconfutabilmente dall’interno delle nostre case e conferma che i nostri ragazzi sono i più maleducati, se non del mondo, certamente d’Europa; che i genitori non li sanno educare e che si comportano anche male, appunto, con i propri genitori. Li caratterizza un’oscillazione comportamentale continua tra lassismo e iperprotettività, un abito tra l’egoistico e l’arrogante. Genitori sbagliati, insomma. Certo il mestiere di genitore è impegnativo ed è anche improbabile che qualcuno te lo possa facilmente insegnare. Lo devi imparare da solo, un po’ al giorno con molta fatica, per tentativi ed errori, col problem solving educativo per cui cerchi di risolvere la precarietà delle situazioni al meglio delle tue possibilità culturali e affettivo-relazionali. Questa mattina sono entrato, ancora una volta, in una classe V della primaria del circolo didattico che dirigo. Una classe particolare dove regna una sorta di indisciplina diffusa. Dopo quattro anni una delle ins.ti migliori e più professionalizzate del Circolo, senza far torto alle altre, ha abbandonato alla fine della quarta questi alunni al loro destino chiedendo il trasferimento. E’ stato uno shock per i loro genitori che avevano tanto brigato in prima per poter entrare in quella classe ritenuta di figli di vip, con quella maestra di alta qualità. Troppo sbagliato e anche troppo comodo per esorcizzare i propri limiti senza quella garanzia di corrispondenza educativa con la scuola che si rende sempre necessaria. Non so ancora se quel messaggio importante di distacco sia riuscito a comunicare qualcosa a qualcuno. Non mi sembra. Nove casi di bullismo in sette giorni, tra le quinte e le quarte ex-elementari, tra i maschi e tra le femmine. Mai successo prima. Che cosa sta accadendo, allora, che non avessimo previsto già dieci anni fa quando abbiamo impostato il primo Piano dell’Offerta Formativa sulla significatività del motto “Per Regola e Progetto”? Avevamo inteso collocare, già allora, le dinamiche della crescita personale in una coerente progettualità ma anche in un contesto di forte legalità, quella legalità che oggi sembra sfuggirci. Che cosa sta accadendo alle famiglie?
Sergio Andreatta, dirigente scolastico, autore del saggio ”Bambini una volta”.
|
|
|
|
VENTI LIBRI SUL FENOMENO BULLISMO (aggiornata all'anno 2006)
Elena Buccoliero Tutto normale. Bulli, vittime, spettatori. La Meridiana 2006 Elena Buccoliero, sociologa, lavora a Promeco, un servizio del Comune e Az usl di Ferrara - prevenzione del disagio giovanile.
È “Tutto normale” ciò che si svolge nelle scuole visitate in questi racconti, dove una ragazza con handicap viene tormentata dalle compagne e trova supporto solo in una compagna straniera, perché cosciente di cosa significhi sentirsi diversi; o dove una ragazza può essere molestata sessualmente da alcuni compagni, durante la lezione e in presenza dell’insegnante, senza che questo susciti una reazione evidente nella scuola; o dove un ragazzino di 12 anni, in una scuola delle migliori per estrazione culturale e sociale delle famiglie, arriva a tentare il suicidio perchè costantemente preso in giro dai compagni... Sono questi alcuni dei temi affrontati in “Tutto normale”, una raccolta di 8 storie di scuola che ci portano dentro ai pensieri e alle emozioni di ragazzi come tutti, coinvolti in dinamiche distorte in cui per sentirsi forti e accettati c’è bisogno di schiacciare i più deboli.
Vergati S. Bully kids. Socializzazione disadattante e bullismo fra i preadolescenti. Catania e Roma Bonanno Editore, 2003
Il bullismo scolastico coinvolge in misura crescente preadolescenti ed adolescenti appartenenti ad ambienti socio-culturali diversi, anziché essere come in passato un fenomeno limitato a ragazzi dei ceti sociali svantaggiati. Ambizione di questa ricerca è offrire un’analisi del bullismo che vada al di là dei modelli psicologici per tentare - di questo che sembrerebbe un fenomeno relegato alla sfera microsociale - un’interpretazione che tenga conto anche di aspetti meso e macrosociali. L’analisi multidimensionale dei dati, operata su un campione di 606 ragazzi, consente di scoprire i fattori sociali di rischio sottesi ai comportamenti di minorizzazione che avvengono nelle scuole, sia a livello familiare (socializzazione disadattante e stili educativi trascuranti), sia a livello organizzativo-istituzionale (anomia relazionale e anomia normativa nella scuola), e di individuare sei diversi gruppi tipologicamente differenziati di ragazzi, oltreché di rilevare la frequente e stupefacente sovrapposizione di ruoli attivi e passivi nelle azioni di bullismo.
Olweus D. Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono Giunti, Firenze 1995, pp. 125 Sulla base di una serie di studi da lui compiuti, l'autore propone delle interpretazioni del fenomeno del bullismo a scuola, forma di oppressione nella quale la giovane vittima sperimenta una profonda situazione di sofferenza ad opera di un coetaneo. Dopo una prima parte dedicata all'informazione sul fenomeno, il testo offre dei suggerimenti per possibili interventi da attuare a livello di scuola, di classe e di individuo. Nell'ultima parte di questa edizione italiana Ada Fonzi fa il punto sulla ricerca relativa al fenomeno in Italia.
Marini F. Mameli C. Bullismo e adolescenza Carocci, Roma, 2004, pp. 160 Questo volume intende dare una linea di continuità allo studio del fenomeno del bullismo a partire dalla scuola elementare, fenomeno che presenta caratteristiche differenti in base al periodo del suo manifestarsi,(infanzia o adolescenza). Il fine è di fornire al lettore degli indicatori che aiutino, da un lato, a distinguerlo da altre forme di devianza (come quelle delle baby gangs) e, dall'altro, permettano di riconoscere le forme di prevaricazione adulte (come ad esempio il mobbing).
Castorina S. Fantasie di bullismo.I racconti di bulli e vittime al test proiettivo dell'abuso infantile Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 138 La prima parte del testo, dedicata ad una rassegna di studi sul bullismo, riguarda la prevalenza delle tipologie di bullismo, i fattori associati e le personalità di bulli e vittime. In essa si analizzano disabilità e disturbi correlati al bullismo, valutazione a lungo termine, influenza del gruppo, terapie e programmi di intervento. La seconda parte è dedicata ai racconti di bambini (122 in un gruppo sperimentale e 91 in un gruppo di controllo di 6 - 14 anni). I racconti erano stimolati da tavole in cui venivano rappresentati dei momenti critici di vita personale, relazionale, familiare, scolastica, e di gruppo. Lo scopo del lavoro è quello di associare l'esame descrittivo delle storie inventate da vittime e bulli all'analisi statistica dei contenuti delle relazione alle tavole e dei dati raccolti con questionari e interviste dirette.
Menesini E. (A cura di) Bullismo: le azioni efficaci della scuola.Percorsi italiani alla prevenzione e all'intervento Erickson, Trento 2003, pp. 198 Questo libro è rivolto agli insegnanti e si propone di aiutarli a intervenire in maniera efficace per contrastare il fenomeno del bullismo nella scuola, a riconoscere i segnali di disagio dei loro studenti ed evitare che si trasformino in comportamenti violenti e socialmente pericolosi. Gli autori descrivono vari percorsi di lavoro e propongono diversi approcci, volti a potenziare le risorse dei ragazzi attraverso un processo di progressiva responsabilizzazione nei ruoli di aiuto o di supporto tra pari.
Lazzarin M. G. Zambianchi E. (A cura di) Pratiche didattiche per prevenire il bullismo a scuola Franco Angeli, Milano, 2004, pp. 221 Il volume presenta la ricerca - intervento contro le prepotenze condotta dall'IRRE del Veneto in istituti di ogni ordine e grado della regione e alcune significative esperienze didattiche attuate per prevenire e ridurre il fenomeno del bullismo. L'obiettivo è quello di diffondere sul territorio nazionale le pratiche didattiche sperimentate nel progetto, offrendo riflessioni sulla progettazione affinché le scuole possano adottarle autonomamente. Il testo, indirizzato agli insegnanti e agli operatori socio-educativi, si basa sull'individuazione di pratiche di lavoro che responsabilizzino gli alunni svuluppando in loro capacità di ascolto e aiuto reciproci.
Darbo M. (A cura di) Il contrasto e la prevenzione del bullismo nella scuola media superiore: linee guida e strumenti operativi Promeco, Ferrara 2002, pp. 71 Questo quaderno vuole essere il resoconto del lavoro fin'ora svolto da Promeco, che si occupa di bullismo dal 1995, quando ha organizzato i primi corsi di sensibilizzazione sul fenomeno. La prima parte consiste nella definizione del fenomeno; la seconda nei principi di fondo, obiettivi e metodologie per un lavoro di prevenzione e intervento sul bullismo; la terza nelle indicazioni operative riguardanti le aree di progetto, ricerca e intervento; la quarta in esempi di intervento. Segue una bibliografia generale.
Costantini A. Tra regole e carezze. Comunicare con gli adolescenti di oggi Carocci, Roma 2002, pp. 162 Il testo parte da un presupposto fondamentale: ogni adulto che si rapporta con degli adolescenti non può esimersi dal considerarsi un educatore. Il testo si articola in 4 parti, rispettivamente intitolate: 1) La società e l'educazione dei giovani del 2000; 2) Intervenire sull'aggressività. Il bullismo nella scuola: cosa fare; 3) Prevenire l'aggressività: promuovere il dialogo in famiglia; 4) Contenere l'aggressività: il dovere di dire no. Alessandro Costantini è pedagogista e psicologo psicoterapeuta presso il SerT dell'azienda USL di Ferrara. Bullismo - Pensieri e strategie. Atti del convegno 8/11/2001 Provincia di Bergamo Settore politiche sociali, Bergamo, 2001, pp. 223 Atti del convegno tenutosi a Bergamo l'8/11/2003, organizzato dalla Provincia di Bergamo e dalla Regione Lombardia. I contributi raccolti nel testo riguardano il fenomeno del bullismo e le sue manifestazioni, il bullismo a scuola, nello sport e nei luoghi di aggregazione e la prevenzione di questi fenomeni. In appendice, la presentazione della mostra "Bulli e bulle. Né vittime né prepotenti".
Giannetti M.G. Balsamo M. Nazzaro M. Tecniche e strategie cognitive, emotive e comportamentali in età evolutiva. Approccio psicoterapico e farmacologico Franco Angeli, Milano 2001, pp. 236 Il volume offre una panoramica delle strategie e delle tecniche psicoterapiche e farmacologiche, talvolta combinate tra loro, per l'approccio delle problematiche psicologiche e psicosessuologiche dell'età evolutiva (problematiche ossessive, paure e fobie, disturbi d'ansia, depressione, disturbo borderline, bullismo, psicopatologia del comportamento alimentare e del controllo sfinterico, tic, balbuzie, deficit dell'attenzione e iperattività, psicopatologia dell'identità sessuale).
Oppo G. (A cura di) Il bullismo tra i banchi di scuola Scuola Sarda Editrice, Cagliari 2001, pp. 105 La ricerca qui presentata, realizzata dalla Cooperativa Lariso, consente di verificare quanto il fenomeno del bullismo sia diffuso nel territorio sardo e permette agli educatori e agli operatori di raccogliere elementi concreti e abbastanza oggettivi per avviare una seppur graduale codificazione degli stili d'intervento nelle scuole.
Prina F. Forme della devianza giovanile. Percorsi di illegalità e normalità della violenza Due ricerche a Torino Sonda, Torino 2000, pp. 171 Il libro è diviso in due parti: la prima, intitolata "La devianza criminalizzata. I minori stranieri tra illegalità e risposte del sistema penale", prende in esame, in particolare, le tendenze del reato minorile nell'area torinese. La seconda, dal titolo "La devianza nascosta. Violenza e bullismo nelle scuole" analizza le ricerche ed analisi recenti sul tema, per poi prendere in esame in particolare le indagini svolte nell'area torinese, nelle scuole medie inferiori ed elementari.
Baraldi C. Mancini T. Menesini E. Prina F. Ragazzi a scuola: regole, conflitti, prevaricazioni Atti del Convegno svolto il 10/10/2000 Provveditorato agli Studi Provincia di Modena, Modena 2001, pp. 97 Il volume presenta gli atti del convegno svolto nell'ottobre 2000, su iniziativa del Provveditorato agli Studi, Provincia di Modena e Comune di Modena. Il problema dei rapporti tra gli studenti incentrati sulle prevaricazioni, verbali e/o fisiche, è da alcuni anni al centro dell'attenzione in molti paesi europei. Il convegno ha svolto un approfondimento teorico e operativo sul tema, attraverso quattro relazioni: - Giovani e violenza: forme, significati, reazioni sociali, di F. Prina. - Il disagio della scuola e il disagio dei minori: il fenomeno delle prevaricazioni, di C. Baraldi. - Il bullismo a scuola: quali percorsi di intervento? di E. Menesini. - Un progetto di prevenzione/intervento del/sul disagio scolastico/relazionale nella scuola secondaria superiore, di T. Mancini. Una quinta comunicazione illustra il progetto europeo Novas Res: No Violenza a scuola. Rete Europea di Scambi.
Marini F. Mameli C. Il bullismo nelle scuole Carocci, Roma 1999, pp. 188 Il testo ha per soggetto il fenomeno del bullismo nel contesto scolastico europeo e mondiale. In particolare vengono analizzati i seguenti temi: socializzazione e rapporti interpersonali; il comportamento aggressivo; cause e profili del bullismo; persecutori e vittime; combattere il bullismo in classe; strategie preventive e progetti di intervento.
Fonzi A. Il gioco crudele Studi e ricerche sui correlati psicologici del bullismo Giunti, Firenze 1999, pp. 151 Il testo raccoglie i contributi di alcuni autori sul fenomeno del bullismo, in particolare sugli aspetti psicologici che ne stanno alla radice. Gli interventi analizzano i seguenti nuclei tematici: il bullismo a scuola; la grammatica delle emozioni in prepotenti e vittime; il disimpegno morale e la legittimazione del comportamento prepotente; il bullismo come malessere evolutivo; narrazioni ed interpretazioni delle prepotenze; quando i "diversi" incontrano i "diversi" - uno studio sulle rappresentazioni mentali; il contesto familiare dei bulli e delle vittime; l'amicizia nel bullismo: fattore di rischio o di protezione?
Beane A. L. Bully free classroom. Over 100 tips and strategies for teachers K-8 Free spirit, Minneapolis 1999, pp. 168 Molte scuole, ma soprattutto gli insegnanti, devono affrontare il comportamento dei "bulli" che intimidiscono, feriscono e molestano gli altri studenti. Questo manuale insegna agli educatori, attraverso 100 strategie di prevenzione e di interventi, come migliorare questo multisfaccettato problema all'interno della classe, coinvolgendo le vittime, i testimoni e i genitori. L'autore è professore al "Department of Special Education" all'Università Murray nel Kentucky.
Fonzi A. Il bullismo in Italia Il fenomeno delle prepotenze a scuola dal Piemonte alla Sicilia. Ricerche e prospettive di intervento Giunti, Firenze 1997, pp. 230 Il termine "bullismo" è da tempo entrato di diritto nella letteratura psicologica internazionale a indicare il fenomeno delle prepotenze che vengono perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei o quasi, soprattutto in ambito scolastico. Questo volume, che accoglie gli studi e le esperienze condotte da un nutrito gruppo di ricercatori provenienti da regioni diverse d'Italia, offre uno spaccato drammatico dell'entità del fenomeno nel nostro Paese, ma propone anche riflessioni e tentativi per possibili soluzioni.
Klein M. Redl F. Wineman D. Il crimine del bambino Bollati Boringhieri, Torino 1996, pp. 135 Troviamo qui riuniti alcuni saggi sul bambino delinquente. Ci si interroga sulle violenze dei bambini sui bambini, sul bullismo a scuola, sulla violenza gratuita fra i giovanissimi, sui crimini di grande efferatezza compiuti da minori, e si riprendono i seguenti famosi interventi sul tema: - Redl F. "Chi è delinquente?" - Redl F. Wineman D. "La sfida dei bambini che odiano" - Klein M. "Tendenze criminali nei bambini normali" - Redl F. "Le virtù dei bambini delinquenti" - Redl F. "Svantaggiati, e che altro?"
Sharp S. Smith P.K. Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e tecniche educative Erickson, Trento 1995, pp. 183 Il volume illustra una serie di strategie operative per affrontare il bullismo nella scuola. Esso fornisce informazioni sulla natura delle angherie tra compagni; descrive alcune tecniche di analisi del fenomeno; spiega come programmare un adeguato screening; presenta una politica globale per contenere e smorzare il bullismo; esamina infine nel dettaglio un'ampia gamma di interventi orientati a particolari ambiti della vita scolastica. Sonia Sharp è psicologa dell'educazione; Peter K. Smith è professore di psicologia al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Sheffield.
|
|
|