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«Noi, ancora senza stipendio per il bando Diritti a scuola» |
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«Noi, ancora senza stipendio per il bando Diritti a scuola»
Hanno preso carta e penna per scrivere alla Regione e organizzato un gruppo sul social network Facebook per far sentire le loro ragioni. Sono i 1.200 co.co.pro. coinvolti nel bando della Regione «Diritti a Scuola», il progetto avviato dalla Regione a fine dicembre per combattere la dispersione scolastica e elevare l’apprendimento degli studenti.
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«Ad oggi, e cioè a quasi duemesi dall’inizio del rapporto di lavoro,malgrado tutte le procedure di avvio siano state espletate, agli Ata e ai Docenti impegnati - scrive Donatella Maggio, portavoce della protesta - non è ancora stato liquidato quanto dovuto per il lavoro svolto».
La lettera inviata al governatore Vendola e all’assessore al ramo, Alba Sasso, parla chiaro: «per mesi abbiamo atteso l’avvio di Diritti a Scuola, dopo un incontro tra una nostra delegazione e l’assessore Sasso lo scorso ottobre in cui chiedevamo l’avvio immediato del progetto, la puntualità nell’erogazione degli stipendi e una forma contrattuale diversa dal co.co.pro., abbiamo visto disattese tutte le nostre richieste. Tutto ciò, nonostante il bando della Regione contenga precise indicazioni rispetto all’erogazione del 95% del finanziamento totale all’avvio del progetto».
I lavoratori, inseriti nella terza edizione del bando, dicono di essere «privi di qualsiasi forma di reddito quanto meno dal giugno 2011» e denunciano il fatto che le loro richieste di chiarimento «non ottengono risposta alcuna. Anche i telefoni della Regione paiono squillare nel vuoto». «Molti di noi sono rassegnati, sanno che bisognerà attendere la fine di marzo forse’anche aprile, com’è già avvenuto nei due anni precedenti. Chinano la testa, anticipano le spese di viaggio e, in alcuni casi, di alloggio - racconta - e si armano quotidianamente di rinnovato entusiasmo. Quando il progetto sarà terminato, siamo certi che la Regione Puglia, com’è già avvenuto gli scorsi anni, potrà vantare i buoni risultati ottenuti e fregiarsi dell’ottimo lavoro effettuato. Pochi sapranno che quei meriti devono essere attribuiti in primis al personale di quelle scuole. È troppo chiedere che i nostri stipendi vengano liquidati?».
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