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ANCòRA contro il bullismo

5° C. D.   S. FRANCESCO D’ASSISI – ALTAMURA

Risultati dell’indagine sul fenomeno del bullismo

a cura di Nicola Cifarelli

Progetto di Circolo - SEMIAIUTITIAIUTI

Resp. Incampo Grazia - Lorito Teresa

 

Dati e commenti indagine sul bullismo

ANCòRA

contro i bulli di mamma

 

La somministrazione dei questionari anonimi è stata effettuata nel maggio 2007 coinvolgendo trecento alunni di 3^, 4^ e 5^ elementare. Il questionario, composto di quarantadue domande a scelta multipla, ha l’obiettivo di analizzare come i bambini vivono i rapporti con gli altri all’interno della scuola in modo da poter evidenziare particolari atteggiamenti di prepotenza (bullismo) e cercare delle strategie educative per arginare possibili  fenomeni di violenza.

Al fine di contenere le tante variabili di “disturbo” nella risposta si è proceduto alla somministrazione in classe lo stesso giorno ed alla stessa ora per tutti contemporaneamente e con le stesse modalità per gli alunni coinvolti come di seguito illustrato:

- Gli insegnanti hanno spiegano, a grandi linee, lo scopo e il contenuto del questionario.

- Ai bambini è stato raccomandato di non scrivere il loro nome sul questionario, di non parlare fra di loro e di rispondere con la massima sincerità.

- Dapprima è stata letta insieme la definizione di cosa sono le prepotenze, contenuta nel questionario, a cui è seguita una breve discussione con gli alunni.

- Le domande sono state lette ad alta voce dall’insegnante lasciando un tempo sufficiente per completare le risposte.

Nella presentazione dei risultati vengono messi a confronto i risultati ottenuti dalla elaborazione dei dati per classe, in modo da visualizzare le diverse risposte in base alle diverse età dei bambini.

Tale confronto “intrascuola” ci ha dato la possibilità di ricavare degli indici sulla comprensione delle dinamiche attuate in età diverse e sulla ricaduta dei comportamenti nel tempo.

A prima vista i risultati provocano sensazioni di “sconcerto” ed incredulità, tuttavia ogni risposta va letta tenendo conto dell’aspetto socio-culturale e del “peso emotivo” che i bambini danno ad ogni singolo item.

Le prime quattro domande, che hanno lo scopo di indagare il livello di soddisfazione della relazione degli alunni con i compagni e gli insegnanti, evidenziano un marcato senso di difficoltà nell’instaurare e mantenere rapporti di buona qualità, sebbene in 5^ elementare si registrino dei lievi cambiamenti in positivo nella percezione del proprio rapporto con l’altro.

Infatti in classe V il 3% dichiara di trovarsi bene con i propri compagni ed il 18% né bene e né male, a differenza dei bambini di III e IV dove le percentuali sono più basse.

Indicativo anche il dato della 4^ domanda dove una considerevole percentuale dichiara di non essere soddisfatto di come i propri genitori si interessano alla propria vita scolastica, indice di una richiesta di maggior attenzione culturale, sociale ed affettiva da parte della figura “genitoriale”.

Dalla 6^ domanda si evince un significativo dato rispetto al vissuto di emarginazione e solitudine vissuto da circa il 12-13% dei bambini di tutte le classi nei momenti di ricreazione e libertà, sinonimo di difficoltà nell’instaurare relazioni con i coetanei.

Rapportando i dati ottenuti dalle 3^ alle 5^ classi, nella 7^ domanda, si registra un aumento sensibile nella percezione che ci sia qualcuno che si comporta da bullo (il 98%).

Le prepotenze più sensibili risultano essere le Prese in giro, le Offese, le Aggressioni fisiche, le Minacce e l’Esclusione che purtroppo tendono a registrare valori crescenti  rispetto all’età.

Questo fa capire che la modalità di prepotenza “verbale” spesso è anche quella che colpisce di più il livello di autostima dei bambini.

Inoltre, queste prepotenze vengono messe in atto in percentuale maggiore nella propria classe (12% nelle III, 32% nelle IV e 57% nelle V) o nei luoghi più frequentati da altri bambini, sebbene la strada resti il luogo con un alta percentuale (circa 31%).

I bulli generalmente agiscono in gruppo per il 68% in III, 71% in IV e il 64% in V, ma circa il 16% di bambini agisce in maniera indipendente. Sicuramente i maschi detengono lo scettro del “bullo”, ma per il 53% in III, per il 57% in IV e il 25% in V sia maschi che femmine compiono atti di bullismo.

Tuttavia nel momento in cui qualcuno subisce prepotenze c’è in media circa il 50% di bambini che cerca di intervenire per sostenere la vittima, il 21 % in media che dichiara di divertirsi alla visione di prepotenze, o meglio assume atteggiamento omertoso, mettendosi dalla parte del più forte per paura della propria condizione ed accettazione nel gruppo.

Maggiore responsabilità è data agli adulti quali tutori della sicurezza e della giustizia che intervengono con decisione quando assistono alla prepotenza.

Dall’analisi della 14^ risposta si potrebbe ricavare che in media circa il 10% degli alunni si considera un bullo, con una distribuzione del 7% in III, 12% in IV e il 16% in V.

Aumentano anche coloro che affermano di subire ed assistere alle prepotenze con l’aumentare dell’età.

Dalle risposte delle domande 15-16-17-18 si può leggere a volte indifferenza nei confronti del bullo, a volte voglia di riscatto e non accettazione della prepotenza, sostenendo, però,  in un secondo momento la vittima dimostrando un’alta percentuale di senso di solidarietà.

I bambini indicano, tra le strategie di reazione alle prepotenze, interventi “autorevoli” da parte degli adulti, ma prospettano anche soluzioni che mirano all’esclusione sociale del bullo o all’acquisizione di strategie difensive autonome.

Rapportando le risposte della domanda n.20 con quelle della domanda n.8 si nota una differenza tra le prepotenze effettivamente subite da quelle percepite, pari ad uno scarto medio tra il 16 e il 20%. Questa elevata percezione della prepotenza è inflazionata da dinamiche relazionali del gruppo classe, ed a volte da una cattiva interpretazione della “pericolosità” del comportamento agito.

Questa può essere un’utile indicazione per poter avanzare delle proposte educative per gli insegnanti nella gestione delle dinamiche conflittuali all’interno del gruppo classe. Inoltre, sarebbero utili anche degli incontri al fine di arginare sentimenti di autosvalutazione in alcuni alunni in modo da rafforzare la propria autonomia imparando a gestire situazioni di particolare ansia e/o paura verso l’altro o la società.

Per i cosiddetti bulli interventi di gruppo sulla comprensione delle norme, gestione della rabbia ed aggressività potrebbero ridurre il rischio di comportamenti devianti nel futuro.

I risultati ottenuti dalle domande direttamente rivolte ai “bulli” non si discostano molto dalle risposte date dalle “vittime” c’è uno scarto dal 5 al 9% rispetto alla tipologia di prepotenza. Tuttavia il luogo “privilegiato” di tali comportamenti resta la classe durante i momenti liberi ma con una cadenza di circa una volta a settimana.

Quando è stato chiesto ai “bulli” il motivo che li spinge ad agire in maniera prepotente, circa il 70% si è astenuto, il resto si è diviso tra chi nega che il proprio comportamento sia da bullo, e tra chi crede che questo sia il modo migliore per poter essere rispettato e per poter risolvere i problemi, pur riconoscendo di non essere approvati da una discreta percentuale di compagni. Altri ancora utilizzano comportamenti da bullo come atteggiamento di difesa.

Rispetto alla possibilità che nel futuro possano cambiare le cose, i bambini mostrano fiducia che qualcuno possa accorgersi di lui ed aiutarlo (il 25% in III, 21% in IV e 30% in V) con una percentuale crescente in base all’età rispetto al possibilità di potersi difendere da solo.  Dato degno di riflessione è che in V elementare l’11% dei bambini vorrebbe non frequentare più la scuola.

I “bulli” prediligono tra le prepotenze: le prese in giro, le offese, le esclusioni sociali, in percentuale crescente in base all’età. Gli scherzi pesanti, le aggressioni fisiche ed i piccoli furti risultano in percentuali molto basse.

Risulta un’ottima modalità quella di parlare di ciò che accade a scuola con gli insegnanti e con i genitori, sebbene i confidenti migliori restano gli amici e tale percentuale cresce con il crescere dell’età. A scuola, però, il 15% in III, il 19% in IV e il 20% in V, dichiara di non parlare delle prepotenze subite.

I genitori sono coloro che riescono a capire meglio i sentimenti dei bambini (69% in III, 52% in II e 46% in V)

L’analisi dei “sistemi dei valori” nella domanda 39, indica una buona consapevolezza da parte dei bambini degli insegnamenti “morali” sia della scuola che della famiglia.

L’unico dato di riflessione e su cui si potrebbero mirare degli interventi è la Tolleranza verso le opinioni diverse, che racchiude un lavoro di accettazione della diversità, di accoglienza e di rispetto delle culture altrui.

Le ultime domande vertono sulla identificazione dei bambini riguardo le strategie di problem solving da mettere in atto in caso di prepotenze subite. Confrontando le risposte si rafforza il bisogno e la necessità dell’intervento degli adulti (genitori, insegnanti e dirigenti) nella discussione e risoluzione delle problematiche, inoltre i bambini vorrebbero discutere anche con i “bulli” per capire le motivazioni che sottendono tali comportamenti. Per gli “indifesi” la strategia più consona sarebbe l’evitamento delle situazioni o in alcuni casi la denuncia attraverso un volantino affisso in bacheca nella scuola.

La domanda 42, non inserita nel confronto grafico, prevedeva l’analisi della scolarità dei genitori degli alunni ma la percentuale troppo bassa di risposte non ha consentito la strutturazione di un’adeguata riflessione. O meglio quasi il 90% dei bambini forse non è a conoscenza del livello di scolarità dei propri genitori.

Indicazioni di intervento

Alla luce dei dati emersi si propone di attivare dei corsi di formazione per gli insegnati ed i genitori al fine di facilitare il riconoscimento di atti di “bullismo” e di attivare delle strategie di contenimento, comprensione e gestione delle complessità.

Per i bambini le attività dovrebbero riguardare:

  • Informazione riguardo il fenomeno del bullismo  
  • Aumentare la consapevolezza circa i fattori che sono causa di comportamenti inadeguati  
  • Sviluppare la capacità di riconoscere le proprie e le emozioni altrui  
  • Promuovere atteggiamenti positivi verso i comportamenti di amicizia e sostegno fra coetanei  
  • Avviare una forma di comunicazione fra studenti di ordine di classe e scuola diversi
  • Stimolare la collaborazione fra studenti di ordine di scuola diversi riguardo una iniziativa sentita come comune e condivisa.
  • Produrre materiale: opuscoli, libretti, cartelloni, spot, cortometraggi, spettacoli teatrali etc.

Metodologia:

  • Lavoro di gruppo
  • Produzione cortometraggio
  • Attività di Cineforum con l’ausilio di schede tecniche utili alla discussione
  • Giochi e Simulate
  • Analisi di casi
  • Discussioni/dibattiti

Luoghi:

  • Bisognerebbe utilizzare tutti i luoghi della scuola,
  • i cortili,
  • la strada, sino ad arrivare nei quartieri e nelle piazze.

Monitoraggio:

  • Questionari
  • Colloqui individuali
  • Discussioni di gruppo
  • Verifiche periodiche nel gruppo di lavoro e di progetto  

4 Febbraio 08 Nicola Cifarelli, Psicologo in Altamura

 


 

 

 

 

Bullismo: Indicatori e fattori predittivi di un fenomeno in crescita

 

Venerdì 28 Maggio 2010 09:34 | Scritto da Blitz Quotidiano.it |

http://www.centronline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5065:bullismo-indicatori-e-fattori-predittivi-di-un-fenomeno-in-crescita&catid=96:generale&Itemid=157

Negli ultimi anni il termine bullismo è entrato nelle case degli italiani, inserendosi nel linguaggio comune e traducendo ogni comportamento aggressivo imputato ai ragazzi, inglobato in tale fenomenologia.

Non è difficile ascoltare tra la gente opinioni che sottovalutano le implicazioni di questa modalità aggressiva e violenta che s’insinua nella scuola a cominciare da quella primaria. La frase più comune è la seguente: “… E’ stata fatta la scoperta dell’acqua calda; il bullismo è sempre esistito…”.

E’ pur vero che viviamo nell’epoca della disillusione in cui i comportamenti che un tempo erano ritenuti tabù oggi trovano spazio nel quotidiano; mi riferisco alla pedofilia, agli abusi sessuali, e a ogni forma di mancanza di rispetto della dignità della persona. Ed è facile asserire che non c’è niente di nuovo, come se tutto fosse normale. La precedente affermazione denota una non sufficiente conoscenza dell’argomento, una sottovalutazione del fenomeno, e una mancanza di strumenti di lettura. Come vedremo, in questo breve contributo, la manifestazione di disagio relazionale dei minori, inteso come fattore predittivo di rischio psicosociale, e connotato nel nostro specifico caso “bullismo” (anche se il termine è stato inserito in un secondo momento), è diventato oggetto di studio nei paesi scandinavi già dalla fine degli anni sessanta.

Heinemann e Olweus furono i primi ad evidenziare una presenza rilevante di comportamenti di prevaricazione e di forme di prepotenza a scuola, a tal punto da renderne partecipi le istituzioni educative [Heinemann (1969); Olweus (1973); citati in Zanetti M. A. (a cura di), 2007]. Dall’inizio degli anni novanta in Europa, America e Giappone sono state condotte numerose ricerche sull’argomento, supportate anche da strategie d’intervento. In Italia il primo contributo sistematico si deve alla professoressa Ada Fonzi (1997) dal titolo Il bullismo in Italia. Il fenomeno delle prepotenze a scuola.

Dal Piemonte alla Sicilia. In una ricerca del 1996, realizzata dalla professoressa Maria Luisa Genta (et. al.), su una popolazione di 1.379 studenti, di età compresa tra gli otto e i quattordici anni, delle scuole delle città di Cosenza e Firenze, è emerso che sin dai primi anni novanta l’incidenza del fenomeno era già preoccupante; i ragazzi denunciavano forme di prevaricazione nel 41% delle scuole primarie (elementari) e nel 26% delle scuole secondarie di I grado. Ulteriori contributi importanti all’identificazione del fenomeno in Italia, e allo sviluppo di strategie operative specifiche per ogni contesto e situazione, si devono a pochi autori, e, tra questi, in particolare alle professoresse Ersilia Menesini (1999; 2000; 2003) e Maria Assunta Zanetti (2007).

Vale la pena, allora, conoscerne le caratteristiche essenziali per collocarlo in una precisa dimensione, evitandone così falsi allarmismi oppure eccessiva sottovalutazione, come ritengo sia avvenuto in Italia in quest’ultimo trentennio.

Le diverse forme del bullismo

La parola “bullismo” deriva dal termine inglese “bullying” e connota, secondo la letteratura internazionale, il fenomeno delle prepotenze tra pari, in gruppo. In Norvegia e in Danimarca ha lo stesso significato la parola “mobbing” e in Svezia e Finlandia mobbning. I primi studiosi, Heinemann e Olweus, si concentrarono soprattutto sugli aspetti fisici e verbali del fenomeno: <<il bullo è un individuo, per lo più maschio, che spesso opprime e molesta i compagni […] I bersagli di queste azioni possono essere ragazzi o ragazze, l’attacco può essere sia fisico, sia mentale>> (Olweus, cit. pp. 35, 1973, trad. it. 1983). In seguito divennero oggetto di studio anche le forme indirette o psicologiche: << uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato, o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni>> (Olweus, cit. pp.11-12, 1993, trad. it. 1996).

Da tali definizioni ne derivano l’intenzionalità e le diverse forme in cui si manifesta, di chi volontariamente mette in atto comportamenti bullistici (Menesini et al., 1999): indiretto (p.e. il pettegolezzo, la diffusione di calunnie sulle vittime), verbale (p.e. deridere, fare affermazioni razziste, minacciare) e fisico (p.e. pugni, percosse o comportamenti distruttivi a danno anche di oggetti). Questi aspetti rientrano tra quelli più eclatanti, ma vi sono altre forme più nascoste, subdole, e altrettanto pericolose [Sharp e Smith; 1995; Petruccelli, in D’Alessio e De Stasio (a cura di), 2005]. A supporto di quanto espresso, recenti studi hanno evidenziato come questa forma di prevaricazione possa essere “invisibile” e contemporaneamente pervasiva; mi riferisco al cyberbullismo (cyberbullying o bullying hi-tech) definito da Patchin, Hinduja, Smith e Willard nel seguente modo:
[...] per denominare le azioni aggressive ed intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici ( sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat rooms, instant messaging, siti web, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi [...].[ cit. in Pinna, Pisano e Saturno (a cura di), 2008].
Oppure, secondo una definizione altrettanto chiarificatrice:
[...] un tempo le vittime di Franti (il prepotente del libro “Cuore” di Edmondo de Amicis) o di Barry Tamerlane (il bullo del libro “L’Inventore di Sogni” di Ian Mcewan) rientrate a casa, trovavano, quasi sempre, un rifugio sicuro, un luogo che le proteggeva dall’ostilità e della angherie dei compagni di scuola. Oggi, la tecnologia permette ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi, inviati con i video telefonini o pubblicati, su qualche sito, con l’ausilio di internet[...], (cit. di Pisano e Saturno, 2008).
Il bullismo è inoltre caratterizzato da sistematicità, intesa come ripetitività, nell’interazione bullo-vittima, dei comportamenti di prepotenza e angheria; allo stesso tempo la relazione è basata sul disequilibrio (asimmetria di potere) tra il bullo (che domina) e la vittima (che subisce) [ Menesini, 1999; 2000].

All’interno dei comportamenti bullistici sono racchiuse una serie di problematiche che inevitabilmente coinvolgono insegnanti e genitori. Basti pensare alle istituzioni scolastiche -luogo privilegiato in cui si manifestano tali comportamenti- che subiscono atti di vandalismo da gruppi di studenti. Nella scuola primaria le prepotenze si manifestano prevalentemente durante gli intervalli (tra una lezione e l’altra, durante la ricreazione e la pausa pranzo) [ Sharp e Smith, 1995; Cerutti e Manca, 2006]. Nella scuola secondaria di I e II grado il fenomeno è anche presente all’esterno della scuola; in particolare alle superiori se ne è rilevata una maggiore incidenza sia nei bagni, sia sui mezzi di trasporto (Menesini, 2003).
Alcuni studi dimostrano come la cosiddetta vittima (spesso designata) difficilmente confida la sofferenza che sta vivendo all’insegnante o al genitore, in considerazione del fatto che in queste circostanze di solito si prova vergogna/imbarazzo, e si teme di subire spedizioni punitive per aver parlato dell’accaduto. Allora la vittima di bullismo nega qualsiasi sopruso, proteggendo e alleandosi inconsapevolmente con l’aggressore. Anche la risposta genitoriale al comportamento del figlio (bullo) può essere tradotta sotto questa prospettiva: proteggere il figlio (negando l’evidenza) per colludere negativamente con lui.

Luoghi comuni ed elementi identificativi
In considerazione di tutte le variabili che entrano in gioco, come facciamo a essere certi di avere di fronte a noi un caso conforme alla fenomenologia del bullismo? E’ opportuno allora sfatare alcuni pregiudizi e luoghi comuni (Espelage e Swearer, 2004), e tra questi in particolare:

 VEDI AL TERMINE DELL'ARTICOLO [tabella tratta da: Zanetti M. A. (a cura di), 2007, l’alfabeto dei bulli, p.13. Erickson editore].

Da quanto è evidenziato, si tende a giustificare il comportamento del bullo connotandolo “una ragazzata”, come se tali manifestazioni rientrassero, appunto nella crescita dei ragazzi, tra cui il mettersi alla prova, e lo sperimentare i confini comportamentali. Sfugge, però un elemento a chiarificazione di quanto il bullo sia un soggetto fortemente a rischio. La maggior parte degli autori ritiene il suo comportamento funzionale al soddisfacimento (al desiderio) profondo di dominare e controllare gli altri. Prova ne sia che il bullo ha piacere nel mettere in atto comportamenti deliberatamente senza ritegno, senza pudore, e pericolosi per gli altri. La violenza verbale o fisica di chi agisce da bullo denota una comunicazione di tipo verticale, e nel momento in cui l’altro (la vittima) non risponde alle sue attese, s’innescano azioni violente. E contemporaneamente in chi vi è la necessità di far emergere periodicamente quest’aggressività -non indirizzata e sublimata con attività costruttive (p.e. lo sport, il teatro, la sana competizione, ecc…) – fa in modo di scatenare negli altri comportamenti che facilitino il soddisfacimento di questo stato interiore. Per questo motivo è difficile uscirne, e in tal senso si denota la pericolosità del sistema messo in atto, in cui una parte alimenta l’altra, rimanendo entrambi imprigionati nei loro ruoli (Fonzi, 2006).

 

Considerare il problema del bullismo all’interno della dicotomia relazionale bullo-vittima, non è rappresentativo della complessità della fenomenologia. Se, com’è stato evidenziato, il comportamento bullistico, nella maggior parte dei casi si manifesta a scuola -e nei momenti in cui viene meno il controllo da parte degli insegnanti e dei collaboratori scolastici- inevitabilmente ha luogo alla presenza dei compagni di classe che non possono essere semplicemente considerati osservatori esterni (o vittime inconsapevoli), ma corresponsabili di quanto accaduto. Questo esempio permette di aggiungere un nuovo elemento di osservazione e d’identificazione del fenomeno: qualsiasi atto (positivo o negativo) che si manifesta all’interno di un ambiente di apprendimento, che in questo caso è la classe, è frutto della classe tutta e non dei soli attori protagonisti dell’accaduto (bullo e vittima). La classe è un sistema vitale che si autoalimenta di ogni singolo movimento del gruppo e ciò, in generale, è sistematicamente negato o poco considerato nella valutazione della dinamica del comportamento bullistico, perché si sottovaluta il potere emozionale scaturito dal gruppo dei pari, più potente di qualsiasi intervento educativo che l’Adulto possa proporre (genitore o insegnante). Questo pensiero trova riscontro nei fenomeni di contagio sociale, vale a dire quanto i comportamenti imitativi condizionano i pari a tal punto da far innestare il comportamento violento nella cultura emergente della classe. E se in un gruppo s’insinua la cultura della violenza, risolutrice dei conflitti, divenendo così una strategia per imporre il proprio pensiero sugli altri, troverà espressione anche fuori dalla classe, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili, di cui le cronache giornalistiche con enfasi ci informano. Non è da sottovalutare che in fin dei conti il bullo piace tra i giovani: genera una sensazione discordante, un artefatto emotivo, in un continuum tra l’essere affascinati e al contempo timorosi.
Nelle scuole in cui è evidente quanto affermato, è necessario lavorare sul senso di responsabilità, analizzandone i meccanismi di disimpegno morale, utili alla decifrazione dei principi autoregolativi del gruppo dei pari, in cui le condotte ritenute in un primo momento da condannare diventano attuabili e stabili nel contesto classe (Bandura, 1997; Gini e Carli, 2003).

 

Strategie operative

 

In base a quanto affermato, il fenomeno del bullismo va contrastato su più livelli, secondo un approccio multidimensionale, che tenga conto del “peso” della famiglia, di quello della scuola, e della comunità intera. L’insegnante e lo psicologo (l’esperto esterno è necessario) hanno il compito di ripristinare l’equilibrio tra le parti, per dare significato all’esperienza vissuta ed evitare che agiscano interpretazioni personalistiche del fenomeno.

Coinvolgere sin dalle primissime battute la famiglia. Spesso sono proprio loro a sottovalutare i comportamenti violenti e ribelli dei loro figli; oppure sono sistematici nella negazione dell’evidenza dei fatti. Non va mai dimenticato che i figli sono il prodotto di un percorso transgenerazionale (nonni + genitori= figli), i quali, sovente, mettono in atto la rappresentazione simbolica dei conflitti non risolti delle loro famiglie di origine. In tutti questi casi occorre fare un’attività di parent training, finalizzata all’appropriazione da parte dei genitori di una serie di regole comportamentali da attuare a casa e da suggerire al figlio.

Coinvolgere l’intera classe in cui si è manifestato il problema, favorendo aiuto e supporto tra i pari. Dalla discussione in gruppo, dalle loro argomentazioni si possono avere utili suggerimenti, funzionali a una più chiara e attenta lettura del fenomeno specifico. Dalla consapevolezza dei ragazzi è possibile costruire una mappatura di regole condivise per gestire tra i pari il fenomeno e offrire un certo contenimento a chi riceve abuso, considerato che il disagio non è soltanto di chi esprime comportamenti di bullismo, è anche della classe

 

tutta e contemporaneamente del soggetto dello scherno o peggio della punizione. Il gruppo ponendosi in modo oppositivo nei riguardi del bullo contrasta l’emergere di forme di emulazione e di approvazione negli altri e contemporaneamente ne contiene ulteriori manifestazioni di chi di tale condotta ne ha fatto uno stile relazionale. A conferma di quanto espresso le ricerche sul costrutto del disimpegno morale evidenziano come il gruppo dei pari, nell’identificazione dei vari ruoli all’interno della classe, possa favorire o contrastare il nascere di questi fenomeni (ibid.).

Aiutare il ragazzo bullo a partecipare ad attività laboratoriali e teatrali in cui possa esprimere i propri contenuti costruttivi e positivi. Le attività che rientrano nella sfera ludico-ricreativa sono occasione per convogliare e trasformare l’energia distruttiva, di cui i bulli sono portatori, in espressione di sé attraverso il gioco: inteso come formazione alla vita e alle regole di convivenza sociale (e non di perdita di tempo, come qualcuno ancora sostiene!)

 

Blitz Quotidiano

 

 

1.    Luoghi comuni sul bullismo. Il bullismo è un comportamento normativo dell’infanzia.

In realtà …Il bullismo non fa parte di un percorso di crescita; l’uso dell’aggressività nella prima infanzia è un aspetto normativo, ma non deve essere prevalente: i bambini dovrebbero imparare a socializzare rispettando gli altri, trattandoli con gentilezza, acquisendo consapevolezza del fatto che ferire gli altri, in modo fisico o psicologico, non è mai appripriato.  

 

2.       Luoghi comuni sul bullismo. Il bullismo è un gioco, una ragazzata.

In realtà… Molti adulti tendono a sottovalutare il problema, ma il bullismo ha conseguenze a lungo termine, sia per le vittime che per i bulli, e lascia ferite profonde che durano talvolta fino all’età adulta.

 

3.       Luoghi comuni sul bullismo. La crescita porta a superare la fase del bullismo.

In realtà… Gli studi hanno mostrato che il bullismo decresce con l’aumentare dell’età; tuttavia, le ricerche hanno anche dimostrato che con la crescita i comportamenti di sopraffazione assumono forme sempre più gravi (basti pensare al mobbing), arrivando persino all’adozione di veri e propri comportamenti antisociali in età adulta.

 

4.       Luoghi comuni sul bullismo. I bulli sono in genere maschi

In realtà… Gli studi hanno registrato un maggior coinvolgimento dei maschi nel ruolo di bullo a tutte le età; tuttavia, anche le femmine sono spesso attrici di prepotenze, che riguardano in prevalenza l’area relazionale, e per questo motivo sono meno evidenti agli osservatori esterni.

 

5.       Luoghi comuni sul bullismo. A volte le vittime se lo meritano

In realtà… Pensare che le vittime si meritino prepotenze perché assumono comportamenti

provocatori e perché sono troppo diversi dai compagni è un’idea molto sbagliata: nessuno si

merita attacchi e umiliazioni dagli altri.  

 

6.       Luoghi comuni sul bullismo. L’intromissione degli insegnanti porta a esacerbare il problema

In realtà… Se un comportamento prepotente non subisce conseguenze, i bulli tenderanno a

reiterare tali atteggiamenti.  

 


 

LETTERA AL REGISTA CORRADO VENEZIANO

 Altamura, 10 marzo 20

 

 

Caro Corrado,

ti ricordi di noi? Siamo i “famosi attori” della Scuola S.Francesco d’Assisi, che per girare tre minuti di cortometraggio sono stati sei ore a scuola!

Quel giorno eravamo molto emozionati e impauriti, pensavamo che dovessimo fare cose difficili e strane, invece, è stato molto facile, anche se faticoso. Mariangela e Nicola avrebbero voluto esserci anche loro, perché sanno che ci siamo divertiti moltissimo, ma quel giorno avevano la febbre e adesso sono molto curiosi di sapere cosa abbiamo fatto. Nicola dice che non riesce a non pensarci neanche quando studia!

Quel giorno è stato davvero molto speciale. Francesco Petronella non lo dimenticherà mai perché era così emozionato che si è fatto venire il mal di pancia, ma ce l’ha fatta a resistere quasi fino alla fine. Sara, invece, era un po’ arrabbiata perché a lei non piacciono i pantaloni e quel giorno aveva indossato i jeans, che è stata costretta a indossare per tre giorni di seguito, come ci aveva detto Paola.

A Michele  venne il mal di testa a sentire così tante volte la maestra che diceva “Leggi! Leggi! Leggi!” Mentre a noi veniva da ridere quando faceva finta di essere distratta con Giuditta e quando gridava, perché lei  non lo fa mai. Il giorno dopo, infatti le abbiamo fatto promettere di non diventare mai come la maestra del cortometraggio!

Attendiamo con ansia la conclusione del cortometraggio: speriamo che siamo andati bene! Non farci fare brutta figura in tutta Italia!

A che punto è il tuo lavoro? Abbiamo visto la tua intervista a Canale Due e hai detto che uscirà per la fine dell’anno! Non puoi farlo uscire prima?

Su che “Accipicchia!” stai lavorando? “Ci hanno rubato la matematica!” o “Ci hanno rubato l’alimentazione?

Non dimenticarti che ci hai dato la parola, hai promesso di farci recitare di nuovo, se pensi che siamo stati bravi, forse potremmo esserti d’aiuto.

Lo sai che anche noi stiamo lavorando? Stiamo preparando un giornalino sul bullismo e sul cortometraggio, ma abbiamo ancora tanto da fare! Non Sappiamo quando sarà pronto.

Adesso parliamo di cose molto più serie, vogliamo raccontarti cosa è successo l’altro giorno nel cortile della nostra scuola. Nel pomeriggio di un giovedì aspettando che suonasse la campanella giocavamo a figurine, qualcuno ha fatto il “pacatass”, che significa che tutte le figurine cadono a terra e mentre le raccoglievamo sono arrivati due ragazzi più grandi che volevano tutte le figurine e hanno tirato fuori dei coltellini!Per fortuna sono arrivati alcuni genitori con i bambini più piccoli, così sono andati via. Quando siamo arrivati in classe abbiamo raccontato tutto alla maestra. Lei ci ha detto di non venire a scuola troppo in anticipo, in modo da poter entrare subito in classe, poi ha parlato col signor Michele, il collaboratore che sta all’ingresso e gli ha chiesto di vigilare quando siamo in cortile ad aspettare il suono della campanella.

Secondo te, il cortometraggio potrebbe far diventare più buoni o più cattivi i bulli? Secondo Michele se diventano più cattivi per la San Francesco saranno guai!

Noi speriamo, invece, che faccia riflettere grandi e piccoli e così il mondo sarà migliore.

E’ troppo lunga la nostra lettera? Veramente ti sei salvato, perché ne avevamo scritte ventitrè e la maestra ha pensato di metterle tutte insieme scegliendo le cose più carine da ciascuna lettera, così ti ha risparmiato una bella fatica!

Speriamo di incontrarti presto perché sei una persona troppo simpatica e interessante.

Baci e abbracci da tutti noi, anche dalla maestra

 I ragazzi della quarta

 

 

 


LETTERA DEL REGISTA CORRADO VENEZIANO  AI RAGAZZI DELLA QUARTA F

Roma, 10 aprile 2010

Agli Alunni del V Circolo Didattico di Altamura, che hanno partecipato alla realizzazione del cortometraggio “Ancora. Contro il bullismo”

Cari Bambini,

mi dispiace non conoscere i vostri nomi precisi, e la mia lettera – per tentare di essere bella e diretta come la vostra – avrebbe dovuto cominciare proprio con l’elenco dei nomi che portate: cara Alessandra, caro Daniele, caro Michele, caro Nicola, cara Teresa, e così via.

Io spero ci siano presto occasioni per vederci e avere (ognuno dell’altro) molte più informazioni e notizie: conoscerci meglio. Conoscere e conoscerci: giacché devo assicurarvi che una delle cose più importanti e necessarie – per evitare errori, ingiustizie, violenze; e per vivere bene, crescere, fare cose belle - è proprio quella di conoscerci: conoscere il nome della persona che incontriamo e frequentiamo, ma anche il colore dei suoi occhi, le qualità del carattere, le forme del sorriso, i desideri, e anche i piccoli difetti che – pur nella nostra diversità – sempre ci accompagnano.

Ancora: conoscere la propria casa (con i propri mobili, pareti, posti segreti), la scuola (i compagni di classe, gli insegnanti, il direttore, i bidelli; i banchi, i corridoi, le finestre), la famiglia (i genitori, i parenti, i procugini), il paese (le strade, le chiese, i luoghi dove si gioca, ci si incontra e ci si diverte), e poi la natura che ci circonda, le parole che usiamo, il nostro corpo, i giochi, le invenzioni, le mille fantasie e arti che i nostri genitori e nonni ci hanno conservato e trasmesso. Insomma, quanto più conosciamo, tanto meno siamo impauriti, ansiosi, vuoti. Tanto più conosciamo e tanto più riusciamo a capire, cambiare, progettare, inventare, trasformare.

 

Non dovete pensare che la conoscenza, prima o poi, finisca: che sia come un diario scolastico con una pagina (e una data) iniziale e una pagina finale. No: la cosa più sorprendente – della conoscenza – è quanto essa sia praticamente illimitata. E succede questo: che più capiamo le cose, e più queste – come un’enciclopedia di infinite avventure – ci mostrano altri dettagli, colori, significati.

Adesso state leggendo alcuni libri di lettere, di storia e di scienze; tra qualche anno, alla scuola media, ripeterete gli stessi argomenti, ma con un altro, maggiore approfondimento; e anche al liceo e poi all’università ripeterete ancora una volta le medesime storie e informazioni ma, ancora una volta, con una accuratezza, una puntualità, una ricchezza che oggi (ancora all’inizio della conoscenza di queste cose) non potete prevedere.

È un po’ come se passassimo da una lettura a occhi nudi a una lettura con una lente di ingrandimento, e poi la lente di ingrandimento diventa sempre più potente; e allora scopriamo che la faccia di un vostro amico (per esempio la mia, di Corrado) ha un piccolo neo sul naso, e che tra le basette comincia ad apparire qualche capello bianco; che la pelle (ahimè) è un po’ butterata, che gli occhi (spero) sono vivaci e comunicativi, e hanno una pupilla molto-molto scura, che il mento è un po’ sproporzionato, che ci sono delle allegre rughe che stanno occupando parte delle guance e degli zigomi. E così via.

È un po’ – parlando più in generale - come se un qualsiasi oggetto o soggetto vi fosse offerto attraverso uno schizzo (bellissimo, sorprendente) disegnato da una matita: e poi questo schizzo (che ora cominciate a riconoscere e comprendere) diventi in parte colorato; e poi aggiungiamo tante sfumature. I colori ora si moltiplicano e diventano più morbidi, e poi il dipinto diventa un quadro e comincia ad avere una sua forte profondità e all’improvviso diventa una animazione. Subito dopo, l’iniziale schizzo (oramai molto più ricco e complicato) si trasforma in un film. Ecco, un film: quello che, nel nostro-vostro piccolo, abbiamo realizzato lo scorso mese ad Altamura.

Voi giustamente (ed è la cosa più faticosa per un attore) vi siete annoiati a star fermi e ripetere più volte la stessa azione per vederla invece poi così tanto semplificata e sintetizzata nel montaggio definitivo. Purtroppo (o fortunatamente) non può che essere in questo modo. Così come il quadro di cui prima parlavamo (o il mio viso) è fatto di tante piccole macchie, colori, sfumature, dettagli, anche il film che abbiamo girato è composto da sfondi, oggetti, luci, colori. Tutto è fondamentale e insostituibile: le cose che vediamo e che ascoltiamo, e anche le ombre, le luci, i rumori che sempre sono presenti in un particolare ambiente: tutto questo diventa fondamentale nel rendere vera e credibile la scena.

Ve la immaginate una classe senza il caratteristico bisbiglio dei bambini che la occupano? senza i movimenti degli alunni sul fondo (che magari non riusciamo a riconoscere ma che restituiscono il senso della classe)? Ve lo immaginate un bambino che si muove e i suoi compagni che non lo guardano affatto, oppure che lo guardano troppo, eccessivamente. Che cosa significherà una cosa, oppure l’altra o un’altra ancora? Lo studio di ogni dettaglio è sempre utile (anche l’accento della parola del nostro cortometraggio: àncora oppure ancòra?) e in un filmato – che è un po’ la somma di tanti codici, scritture, alfabeti – tutto è ancora più importante, unico, decisivo.

In questo primo film che abbiamo realizzato (e che tra un po’ ultimeremo) abbiamo scelto alcuni protagonisti: due attori “grandi” e “famosi” (e molto bravi: Antonio Stornaiolo e Tiziana Schiavarelli) e una coppia di bambini tra loro coetanei e con la faccia un po’ svagata e sognatrice; e abbiamo scelto per questi ruoli i bambini attori Carlo Laterza e Giuditta Sardone. Poi avevamo bisogno del gruppo dei “bulli” e abbiamo avuto la fortuna di trovare tre ragazzi (Tommaso Ferrulli, Antonio Lorusso, Antonello Squicciarini e) con la faccia furba e un po’ spavalda, ma anche intelligenti, puntuali e disciplinatissimi (tre finti bulli, in sostanza).

Tutti loro sono stati bravissimi (hanno imparato a memoria alcuni pezzi da recitare; e sono tra l’altro rimasti al freddo, in piedi nella piazza, fino a mezzanotte), e sono sicuro che anche voi altri, alunni della maestra Anna (e non) che ora state leggendo queste mie parole, siate ugualmente seri e bravi. Tra un po’, quasi certamente, gireremo un altro cortometraggio (o forse una fiction per la Rai) e i protagonisti saranno senz’altro di più: qualcuno, con le sue fattezze fisiche, sarà più adatto alla storia che gireremo, e qualcun altro lo sarà meno.

Non c’è di che dispiacersi. Un po’ alla volta, chi lo vorrà, avrà la possibilità di ritagliarsi uno spazio ancora più ampio nei film che realizzeremo. E però anche queste selezioni sono necessarie, frutto di conoscenza e di solidarietà: capire che io – pur con il mio ruolo di “comparsa” – sto in realtà aiutando gli attori (che stanno interpretando) e il regista che sta dirigendo il film. Indispensabile è il protagonista (l’attore più visibile all’interno della storia), ma necessarissimi sono tutti gli altri: personaggi di secondo piano, figuranti, passanti, etc.

E ancora: unitamente agli attori (primari o secondari), sono importanti gli scrittori, i tecnici, gli scenografi, i truccatori, gli elettricisti, i ragionieri, e molto altro: una piccola famiglia di lavoratori che insieme condivide e partecipa alla produzione del film.

 

Tra un po’ ci vedremo, e insieme commenteremo la qualità del lavoro che ho svolto. E anche in questo caso io, che ho scritto questa storia e che dopo l’ho diretta, ho avuto il sostegno e l’aiuto del vostro direttore, Tommaso Cardano, delle vostre insegnanti Anna Delorenzo e Tonia Bofalo, di altri attori “anziani” (Marcello Vitale, Felice Griesi, Luca Simone, che mi ha fatto anche da aiuto-regista), e poi della responsabile amministrativa Annunziata Cirrottola, e di tutti gli altri responsabili e artefici della scuola: di tutte le altre insegnanti, del personale ausiliario, dei funzionari della ragioneria, etc

Un’ultima categoria di persone necessarie alla riuscita di un film (e di questo in particolare), è quello dei famigliari degli attori coinvolti. E senza la loro affettuosa disponibilità, i cinque ragazzini che ho dapprima nominato avrebbero mostrato una qualità e un coinvolgimento decisamente inferiore.

Non dico questo per essere gentile. Lo scrivo perché in ogni cosa un po’ più impegnativa (e un film, ancorché corto, lo è molto) è necessaria la condivisione e la partecipazione, l’impegno collettivo e l’altruismo, la precisione e la disponibilità. Bisogna studiare per preparare il film (fare sopralluoghi, decidere quali siano le location, fare il casting, recuperare i vestiti, gli oggetti, etc); è necessario raggiungere una sana armonia tra la troupe, il regista e gli attori, ed è realizzare quella cosa che si chiama “post-produzione”: che è legata al montaggio, alla scelta della colonna sonora, ai “rumori di fondo”, alla realizzazione della sigla (coi titoli di testa, di coda, gli eventuali sottotitoli), e agli effetti speciali: il ralenty di un’immagine, il suo apparire un po’ più antichizzata, dolce, fredda, etc. Svariate conoscenze, come vedete: saperi e competenze, molti studi e tanto impegno. 

Troppo faticoso? vi sta venendo voglia di non partecipare ai prossimi film? Non credo. Vi ho conosciuti poco, ma dai vostri occhi (sarà perché siete fortunati: siete in un’ottima scuola e avete una serena situazione familiare) traspare un senso di dolcezza e affetto, di amore (che date e ricevete) e cultura. E allora, proprio perché – ne sono certo – siete bambini di grande qualità, aggiungo un’ultima cosa prima di congedarmi da voi: relativa al contenuto del nostro film e legata, allo stesso tempo, alla sincerità e onestà che sempre deve accompagnare il nostro lavoro, qualunque esso sia.

 

E termino proprio con la frase scritta con cui si conclude il nostro cortometraggio sul bullismo: “Il bullismo non nasce da avvenimenti eclatanti. Il bullismo è frutto, invece, di prepotenze, indifferenze, solitudini quotidiane. Ed è con un – quotidiano – esercizio di dolcezza e sensibilità che – insieme – possaimo combatterlo: per (e con) una educazione alla cultura, alla emancipazione e alla libertà”.

Questo ci ricorda – ancora una volta – come tutto ciò che facciamo (anche le cose che ci sembrano più marginali, piccole, non-importanti) costruiscono ogni giorno, pazientemente, qualcosa: e quei “qualcosa” piano piano vanno in una direzione anziché in un’altra. E possono diventare gioia, serenità, felicità; oppure dolore, assoggettamento, violenza. Ogni giorno ci alziamo (e studiamo, mangiamo, camminiamo, etc) e ogni giorno ci alleniamo e ci impegniamo a condividere un particolare modello di vita: mattone dopo mattone, e – un po’ per giocare sulle parole – mattino dopo mattino. Non esiste un’azione “eclatante” che, nel bene e nel male, ci salvi o ci faccia perdere; eppure ogni nostro comportamento può (deve) fare la differenza: e noi dobbiamo puntare alla dolcezza, alla solidarietà e alla conoscenza: negli infiniti atti della nostra giornata, nelle nostre parole, nelle nostre speranze.

Ci vediamo prestissimo (al prossimo film): cioè quasi proprio adesso.

Con gratitudine, Corrado


 

10 - LA SCUOLA E IL BULLISMO - MARIO MELINO DELL'USR PUGLIA Modifica PDF Stampa E-mail

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Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia

Prot. n. 9/P/Ris. Bari, 22 gennaio 2007 - Ai sigg. dirigenti delle istituzioni scolastiche

 

 

Com’è noto alle SS.LL., il problema del “bullismo” all’interno del sistema scolastico ha determinato, negli ultimi tempi, un vero e proprio allarme sociale, anche a causa dell’enfasi con cui i singoli episodi sono stati riportati dagli organi di informazione. E’ necessario, peraltro, che la comunità scolastica, di concerto con le famiglie e le altre agenzie educative presenti sul territorio, predisponga idonei strumenti e metodologie appropriate per affrontare tale problema, nella piena consapevolezza che la sua mancata soluzione può gravemente pregiudicare quel clima di convivenza civile che deve auspicabilmente caratterizzare la vita all’interno di ciascuna istituzione scolastica. Tanto premesso, si propongono all’attenzione delle SS.LL. alcune considerazioni sul tema in questione svolte dal dr. Mario Melino, dirigente responsabile dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Foggia ed esperto di problematiche pedagogiche, affinché, nell’ambito della propria autonomia e nel pieno rispetto della libertà dei docenti, possano eventualmente trarne utili spunti di riflessione. Si confida nella consueta sensibilità delle SS.LL. e si ringrazia.

IL DIRETTORE GENERALE Lucrezia Stellacci

 

Mario MELINO

Il bullismo

Analisi del fenomeno e intervento pedagogico

Vince più intelligentemente colui che cede nella cortesia, anziché colui che ottiene la vittoria. La regola suprema del vivere civile consiste nel fatto che, anche quando si è del tutto irreprensibili,bisogna perdonare volentieri gli errori degli altri; e, pertanto, non mostrare minore affetto a quel compagno che ha comportamenti alquanto rozzi.

Erasmo da Rotterdam, De civilitate morum puerilium (1530)

«La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale» (art. 1, c. 4).

«La comunità scolastica promuove la solidarietà tra i suoi componenti…» (art. 2, c. 2).

«Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d’istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi.

(…) Gli studenti condividono la responsabilità di rendere accogliente l’ambiente scolastico e averne cura come importante fattore di qualità della vita della scuola» (art. 3, cc. 2, 6). DPR 24 giugno 1998, n. 249, Statuto delle studentesse e degli studenti.

1 - Introduzione

La scuola dei paesi industriali e avanzati, negli ultimi tempi, è sempre più interessata dall’urgenza educativa costituita dai disturbi della condotta, dai comportamenti aggressivi e devianti e dai fenomeni di bullismo. Si tratta di difficoltà evolutive che inibiscono le possibilità di apprendimento dei soggetti interessati e ne compromettono la formazione umana e la corretta integrazione sociale.

Gli alunni segnati da disturbi della condotta, se non recuperati, ne portano con loro tutte le conseguenze fino a deteriorare il proprio percorso di vita individuale, familiare e l’integrazione lavorativa.

Le problematiche della condotta possono ulteriormente aggravarsi se si accompagnano anche a disturbi dell’ansia, dell’umore, ai problemi di apprendimento e all’inclinazione alla dipendenza, al punto da sfociare in età adulta in reati contro la persona, abuso di sostanze stupefacenti e altre variabili devianti.

Appare rilevante premettere che violenze, soprusi e mortificazioni nella scuola non sono mai mancati; lo testimoniano ampiamente pagine di letteratura e numerosi ricordi sedimentati nella propria storia scolastica. 

 

 

Tuttavia, gli aspetti più inquietanti sono dati dalla maggiore diffusività del fenomeno e dall’implicazione tecnologica e mediatica. La dimensione “visiva”, la ricostruzione scenica della violenza nella ripresa fatta col cellulare e messa in rete, nel circuito degli amici o offerta alla massa dei curiosi… comporta un coefficiente aggiuntivo di violenza culturale e sociale procurata alla vittima e scopre negli attori una preoccupante sindrome di protagonismo deviante del tutto priva di inibizioni morali. Nelle logiche dei protagonisti delle violenze filmate e divulgate, la scuola diventa il set di un reality dove volutamente si confondono realtà e immaginazione.

Gli educatori non possono più prescindere dal fatto che i nostri bambini e adolescenti sono creature multimediali e, troppo spesso, usano gli “oggetti prodigiosi” della tecnica nella loro pura potenzialità che – priva della sovrastruttura culturale – da comunicativa può diventare offensiva.

2 - Una definizione operativa

Troppo spesso la parola bullismo – dotata di grande valenza semantica – si sovrappone e confonde con “comportamento aggressivo”, “atto antisociale”, “devianza”, “vandalismo”, “violenza” e perfino realtà che ricadono nei confini della criminalità.

Il bullismo non è una semplice variante o un’aggravante dell’aggressività: è qualcosa di più. Può essere considerato «un atto di aggressione consapevole e volontario, perpetrato in maniera persistente e organizzata da uno o più individui nei confronti di uno o più individui» (D. Fedeli, 2004). Come l’aggressività, il bullismo è diretto a procurare danno a persone o cose, ma mentre la prima può essere occasionale, il secondo è sempre intenzionale e sistematico.

Tra le caratteristiche prevalenti del fenomeno occorre considerare le seguenti:

1. – esiste una differenza di potere tra il bullo e la vittima. Il bullo, prima di agire, valuta la forza (fisica o psicologica) della vittima e il suo grado di isolamento sociale per garantirsi dal rischio della ritorsione;

2. – l’azione del bullo è organizzata e sistematica; si accompagna, così, a precedenti che assicurano l’efficacia del comportamento lesivo e a strategie che, dopo l’azione, debbano inibire l’istinto della vittima a denunciare l’episodio;

3. – è un comportamento ripetitivo e persistente nel tempo che si focalizza sulla/e stessa/e vittima/e;

4. – il bullo può agire con l’appoggio di complici che – oltre a sorreggerlo nei suoi atti – possono svolgere la funzione di copertura delle responsabilità di fronte a terzi;

5. – la vittima non è in grado di difendersi e teme perfino di riferire l’accaduto e chiedere aiuto perché è ancora più spaventata dalle ritorsioni; non diversamente, anche eventuali spettatori delle imprese bullistiche cadono negli stessi timori di rappresaglia. La presenza di spettatori – è opportuno ricordare – più che frenare la manifestazione dei comportamenti aggressivi, potrebbe essere addirittura uno stimolo ulteriore;

6. – la vittima del bullo viene de-umanizzata, ossia, perde progressivamente l’autostima, matura una psicologia di sottomissione e, paradossalmente, questa soggezione alleggerisce il senso di colpa nel bullo, nei complici e negli stessi spettatori.

La descrizione sottolinea la gravità e la pericolosità del fenomeno che, tuttavia, è privo di indicazioni statistiche attendibili, stante proprio la difficoltà di disporre di una definizione più precisa ed universalmente condivisa di bullismo. Dati eterogenei oscillano tra il 10% e il 50%, mentre nell’area dei “disturbi della condotta” la quantificazione epidemiologica è tra il 6% e il 10% nella fascia di età fino a 16 anni.

La scuola, in ogni caso, è consapevole di quanto siano preoccupanti le manifestazioni dei comportamenti aggressivi che spesso non degradano solo il clima relazionale della classe, ma ne pregiudicano irrimediabilmente l’apprendimento e – quando si diffondono con virulenza imitativa – possono perfino pregiudicare l’efficacia formativa di un’intera istituzione scolastica. I comportamenti problematici a scuola, altresì, rappresentano gli indicatori iniziali di ben più gravi comportamenti devianti che potrebbero esprimersi fuori dalla scuola e nel gruppo di socializzazione. Occorre, pertanto, prevenirne l’insorgenza e predisporre misure formative di contenimento quando essi si siano già manifestati.

Questa sfida educativa richiede atteggiamenti razionali, non emotivi. In primo luogo occorre esorcizzare un doppio, vanificante rischio: da un lato l’ingenuo atteggiamento di considerare la propria realtà scolastica del tutto esente da tale fenomeno, in quanto le ricerche hanno dimostrato come il bullismo sia presente in multiformi manifestazioni in tutti gli ambienti scolastici e in ogni grado di scuola; dall’altro, la tendenza a patologizzare qualsiasi comportamento disturbante manifestato dai ragazzi, compresi gli atteggiamenti meramente oppositivi e provocatori.

E’ possibile, pertanto, fornire una classificazione del comportamento disturbante e aggressivo al fine di farne uno strumento di osservazione delle condotte degli alunni:

primo livello: l’allievo irritabile. Il soggetto non tollera i divieti e le regole dell’ambiente, non segue le consegne date dagli adulti, può presentare problemi di attenzione, di iperattività, di verbalizzazione aggressiva… Nella generalità dei casi, gli allievi con questa fenomenologia non esprimono una volontà di opposizione agli adulti, quanto una limitata capacità di autoregolazione e adattamento ad un ambiente che – come nel caso della scuola – presenta richieste elevate e complesse. Un’accorta lettura e osservazione da parte dei docenti, comporta un rafforzamento della relazione dialogica e un’intenzionale graduazione dell’apprendimento delle regole scolastiche e dei comportamenti interattivi;

secondo livello: l’allievo indisciplinato. Non si tratta più di disagio contestuale e di una reazione ambientale che scaturisce dalla difficoltà ad adattarsi alle prescrizioni adulte. Siamo già di fronte ad un atteggiamento oppositivo e di esplicito rifiuto delle regole della scuola. A tali comportamenti negativi si accompagnano anche tratti provocatori con esplicita aggressività verbale diretta sia verso i compagni, sia verso i docenti.

Queste situazioni sono molto frequenti nelle nostre scuole e sono ben note ai docenti che – il più delle volte – si sentono “disarmati”, ormai, spogliati del vecchio voto in “condotta” («Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto», ricorda il DPR 249/1998, Statuto delle studentesse e degli studenti), degli esami di riparazione (all’epoca, usati come continua minaccia implicita) e, spesso, del tutto ignorati dalla famiglia. Essi, tuttavia, si sforzano di agire sulla motivazione, sul coinvolgimento laboratoriale, su una strutturazione più rigida delle contingenze ambientali (ovvero, gestendo con saggezza sanzioni e gratificazioni);

terzo livello: l’allievo minaccioso. E’ il momento in cui compare una chiara e frequente aggressività eterodiretta. Le manifestazioni di collera e le minacce verso gli altri diventano quotidiane e, dato ancora più rilevante e preoccupante, si indirizzano sempre più spesso verso i compagni considerati più deboli. L’osservazione di tali comportamenti implica che i docenti debbano già predisporre strategie antibullismo in collaborazione con i colleghi e con il pieno coinvolgimento della famiglia;

quarto livello: l’allievo bullo. Sono evidenti tutte le caratteristiche che, con frequenza variabile, si esternano come minacce ai compagni e, talvolta, ai docenti, danneggiamenti volontari di arredi e attrezzature scolastiche, comportamenti lesivi degli altri (calci, spinte, offese, mortificazioni…). In presenza di tali allievi non occorre solo la predisposizione di opportune tecniche d’intervento, ma soprattutto l’adozione da parte delle scuole di una politica antibullismo concordata con le famiglie formalmente coinvolte al fine di rendere note, trasparenti e praticabili le censure, le sanzioni e i risarcimenti sociali verso la comunità scolastica lesa e offesa dai comportamenti aggressivi;

quinto livello: l’allievo violento. Siamo oltre il bullismo. Per quanto rari, questi episodi di violenza di particolare gravità non possono essere affrontati solo dalla scuola, ma occorre il coinvolgimento delle istituzioni sociali impegnate nell’area della devianza giovanile. Alcuni autori individuano un repertorio comportamentale di violenze che, di fatto, è già nel territorio della criminalità: aggressioni fisiche che procurano danni permanenti alle vittime; violenze a sfondo sessuale; utilizzo di armi, anche improprie (bottiglie rotte, bastoni…), minacce gravi…  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 - Le tipologie di bullismo

I pochi rilievi fin qui svolti lasciano trasparire una realtà complessa riconducibile ad una eterogeneità di comportamenti. I principali potrebbero essere distinti in cinque categorie:

1. – Bullismo fisico. E’ il più frequente, oggettivo e intuitivamente classificabile. E’ la tipologia più osservata e studiata e, pertanto, considerando le diverse inclinazioni dei sessi, ha fatto impropriamente concludere che sia un fenomeno essenzialmente maschile.

2. – Bullismo verbale. La vittima viene schernita, insultata, umiliata, mortificata con la diffusione di maldicenze sul suo conto… E’ una modalità molto diffusa e non va considerata meno grave di quella fisica perché colpisce l’autostima dei soggetti, ne pregiudica il benessere emotivo, la serenità e la gratificazione dell’esperienza scolastica.

3. – Bullismo non verbale diretto. Si può offendere e mortificare anche attraverso gesti volgari, triviali, grossolani e osceni. Fatti nei confronti della stessa persona, in modo ripetitivo e continuo, costituiscono ugualmente una forma sotterranea di bullismo. Anche in questo caso le conseguenze colpiscono l’autostima della vittima che matura stati d’ansia e tende ad evitare i compagni e le occasioni sociali per timore di essere deriso. Questi fenomeni sono spesso sottovalutati dai docenti, considerati semplicemente atti d’immaturità, di semplice maleducazione o goliardia.

4. – Bullismo indiretto e manipolativo. E’ una forma ipocrita, sfuggente e sleale di aggressione. Consiste nella manipolazione dei rapporti di amicizia della vittima per crearle il vuoto sociale intorno. Le conseguenze possono essere destabilizzanti per il soggetto caduto in queste trame: crollo verticale dell’autostima, depressione e perfino involuzione della competenza sociale.

Questa forma manipolativa di bullismo sarebbe più frequente tra le ragazze.

5. – Bullismo di gruppo. Ha dinamiche più complesse. Le azioni aggressive coordinate o condotte in gruppo si mostrano molto più efficaci, paradossalmente, possono garantire maggiore immunità perché i soggetti si sorreggono vicendevolmente con le loro argomentazioni, testimonianze e alibi. L’accertamento dei fatti è più difficile e il docente potrebbe avere maggiori remore a prendere provvedimenti contro sette/otto alunni: il capo d’istituto potrebbe allarmarsi e almeno 14/16 genitori sarebbero pronti ad inveire contro probabili punizioni per fatti, spesso, difficili da circoscrivere.

Nel gruppo, il bullo si sente più forte, ammirato da quei compagni che vedono in lui un modello positivo capace di sfidare l’autorità dei docenti. Nello stesso gruppo, inoltre, diminuiscono le inibizioni sociali e molti che da soli non sarebbero capaci di violenze, trovano stimoli per compierle. Agire insieme comporta anche che le responsabilità siano percepite più “lievi”, come se si dividessero in particelle più piccole per ognuno.

4 - Pedagogia antibullismo

Il silenzio delle vittime

L’eterogeneità, le modalità di esercizio e, nel contempo, l’invisibilità di alcune forme di bullismo fanno sì che le possibilità di denuncia sia da parte delle vittime, sia degli spettatori, non superino il 25%.

Comprendere le ragioni che impediscono di portare allo scoperto questi fenomeni è una delle condizioni preliminari per tessere un progetto pedagogico antibullismo.

Le principali cause delle reticenze che aggravano il fenomeno possono essere le seguenti:

1. – la paura di possibili ritorsioni da parte del bullo o dei suoi complici;

2. – il senso dell’orgoglio, specie nei ragazzi più grandi che temono di apparire deboli, incapaci di risolvere da soli il problema o di essere considerati fuori dal gruppo e detrattori dei compagni;

3. – la pressione del gruppo. I gruppi adolescenziali, spesso, sviluppano elementi di coesione e solidarietà proprio in opposizione alle regole degli adulti. Ricorrere all’insegnante, pertanto, è tradire tutto il gruppo, è uscire irrimediabilmente fuori;

4. – la convinzione della vittima che non si può fare nulla per cambiare le cose. Questa posizione è il risultato dell’abbattimento della sua autostima, della perdita del senso dell’autoefficacia e di sfiducia nelle relazioni educative a scuola;

5. – il silenzio della vittima può dipendere anche dal fatto che sono proprio gli adulti che inviano messaggi impliciti ed espliciti di non intervento. Accade quando i docenti sottovalutano i comportamenti antisociali di classe considerandoli solo “ragazzate”, goliardie, semplice maleducazione… e su cui si soffermano, al limite, a fare dell’ironia, del sarcasmo… senza creare un clima di ascolto e di riservatezza per proteggere i più deboli.

L’intervento educativo

L’azione pedagogica nei confronti del bullismo si presenta particolarmente difficile per la natura stessa del fenomeno. In primo luogo si chiede alla famiglia di stringere con la scuola un vero patto di alleanza antibullismo con l’impegno e l’avvertenza di affinare il proprio repertorio osservativo per cogliere i primi segnali di disagio e difficoltà che emergono nelle vittime e saper rispondere anche alle implicite richieste d’aiuto. Numerosi gli indicatori che potrebbero indurre ad ipotizzare la sussistenza del fenomeno

INDICATORI OSSERVABILI da INSEGNANTI  e FAMILIARI

l’allievo viene continuamente schernito dai compagni; anche se in massa sostengono che si tratti di “gioco”, la vittima mostra segni di sofferenza e disagio;

l’allievo rimane solo, soprattutto in situazioni sociali (ricreazione, mensa…) o resta accanto all’adulto;

l’allievo viene escluso durante i giochi di squadra, o viene scelto per ultimo o su insistenza del docente;

non interviene mai in discussioni in classe e, se incoraggiato a farlo, si mostra impacciato e timoroso;

presenta un netto peggioramento del rendimento scolastico senza ragioni visibili;

si mostra depresso, infelice, spaventato.

Il ragazzo mostra segni di ansia al momento di andare a scuola;trova scuse per non andarci o compie percorsi strani per arrivarci;  

 

 

torna a casa con oggetti rovinati o ferite;

sembra perdere il denaro e/o ne chiede in continuazione senza motivi plausibili;

dice di aver molti amici, ma non partecipa mai a situazioni sociali;

presenta scoppi di rabbia verso i familiari o altre alterazioni emozionali senza giustificato motivo;

non si concentra sui compiti;

evita le risposte su ciò che fa a scuola o risponde con fastidio e aggressività; non ama raccontare la sua giornata scolastica;

• Compie atti inconsueti (piccoli furti…).

L’azione educativa deve avere carattere globale e multidimensionale, ossia, deve essere diretta a tutte le parti coinvolte: il bullo, la vittima e gli spettatori. Nella prospettiva educativa, tutti e tre questi soggetti sono, di fatto, vittime del bullismo. Appare così opportuno che la classe nel suo complesso debba essere posta al centro del problema e che la scuola e i genitori non si sentano estranei a questo progetto. Il bullismo, infatti, una volta emerso e denunciato, discredita l’intera istituzione scolastica che viene percepita e descritta come ambiente socialmente insicuro e pedagogicamente inaffidabile.

L’intervento della scuola deve essere efficace e tempestivo perché la vittima del bullismo cerca l’aiuto adulto, di solito, come ultima possibilità, dopo il fallimento di tutti i tentativi autonomi di risolvere il proprio problema.

In una prospettiva comunitaria, gli interventi sul bullismo confidano soprattutto sulla corrente attività quotidiana dei docenti: rinforzo delle abilità prosociali, sviluppo di strategie cooperative di apprendimento e di lavoro, coesione di gruppo e trasparenza delle regole e dei codici di comportamento. Agli interventi rivolti all’allievo bullo per contenerne l’inclinazione aggressiva e promuoverne le abilità sociali, si aggiunge l’azione sul gruppo-classe per favorire l’integrazione solidaristica e garantire un sostegno alla vittima.

L’impegno della scuola, tuttavia, va integrato dalla coerenza educativa della famiglia. Occorre, pertanto, che la scuola predisponga interventi rivolti ai genitori con l’obiettivo di comunicare modalità più efficaci di osservazione e ascolto dei propri figli e stili educativi ispirati alla coerenza degli atteggiamenti.

Un’attenzione ulteriore dovrebbe essere rivolta alla Media Education e ad un approccio critico al mondo della tecnologia quotidiana che dai telefonini, alla Tv, a Internet, ai videogiochi… riempie spazi consistenti della vita dei giovani. E’ compito di genitori e docenti ispirare buone pratiche e, soprattutto, dare esempi di un uso responsabile delle tecnologie comunicative.

5 - Politica antibullismo

Da questa alleanza educativa occorre far discendere i tratti di una vera e propria politica scolastica antibullismo:

1. – favorire la creazione di “centri di ascolto” che devono essere considerati aggiuntivi e non sostitutivi dei doveri dei docenti di osservare e valutare le condotte e dell’impegno a creare un clima di dialogo e di fiducia;

2. – favorire la consapevolezza del problema, sviluppando sia una sua conoscenza approfondita e scientificamente fondata, sia maturando una condivisione di linguaggi e convinzioni per intendersi senza equivoci sui suoi tratti e sulle manifestazioni (definizione condivisa di bullismo);

3. – analizzare il problema: rilevare la frequenza dei comportamenti, le connessioni con l’età e il sesso dei soggetti coinvolti, precisarne la tipologia, i momenti della giornata in cui diventano più frequenti le manifestazioni e i luoghi prediletti di esercizio (aula, bagni, corridoi, spogliatoi…).

Strumenti utili di rilevazione possono essere i questionari che, oltre a fornire una buona ricchezza di notizie, garantiscono l’anonimato o i colloqui, condotti, è bene precisare, da personale con competenze consulenziali;

4. – individuare, precisare e rendere note le modalità con le quali gli alunni possono denunciare il fenomeno: il referente d’istituto; i momenti in cui è possibile denunciare il fatto, la modalità per farlo, la garanzia della riservatezza e della tutela… La scuola deve anche attrezzarsi di criteri di riscontro per discernere le denunce vere dalle false;

5. – la formazione dei docenti e dei genitori programmata con numerosi momenti in comune. Alla politica scolastica antibullismo si può dare visibilità ricorrendo a più specifiche iniziative organizzative all’interno dell’unità scolastica:

1. – costituire commissioni miste di genitori, docenti e, ove possibile, di studenti per: monitorare il problema e l’efficacia di quanto posto in essere, rendendo noto continuamente risultati e problematiche; elaborare un protocollo o codice di comportamento condiviso ove, oltre all’individuazione di tutti i comportamenti censurabili, siano indicati i provvedimenti e le sanzioni che la comunità scolastica deve applicare (questo documento non deve configgere, bensì rafforzare, secondo le necessità, i regolamenti delle singole scuole che hanno un ruolo più formale1);

2. – elaborare i contratti educativi. I sistemi disciplinari incoerenti, con regole poco chiare, sanzioni inadeguate o facilmente aggirabili aggravano i comportamenti problematici. Occorre coerenza di comportamenti perché gli allievi sappiano cosa la comunità scolastica si aspetta da loro e quale sia il meccanismo premiante o punitivo che regola la convivenza civile della classe. Il contratto formativo è chiamato ad assolvere questo compito.

3. – adottare un approccio senza colpevoli. Nella scuola, intesa come luogo pedagogico, è più importante risolvere il problema del bullismo che irrogare la sanzione e punire in modo esemplare i colpevoli («I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica», DPR, 249/98). Spesso, proprio la paura della sanzione può rendere più feroce l’atto aggressivo del bullo che, in tal modo, tende a dissuadere la vittima dal ricorrere all’aiuto dell’adulto. Questa strategia, quando applicabile, consentirebbe di “sospendere” la sanzione in cambio di visibili atteggiamenti emendativi e positivi

Questa modalità, altresì,potrebbe favorire forme di autoanalisi nel bullo (pentimento, colpa…), più che scatenarne la rabbia e i propositi di rivalsa sulla vittima, inoltre, gli toglierebbe l’appoggio del gruppo che, diversamente, potrebbe solidarizzare con “l’eroe sconfitto”. Se la strategia non dovesse funzionare, per le sanzioni c’è sempre tempo.

 

 

6 - Conclusioni: il ritorno dell’alfabetizzazione civile.

L'etica della convivenza.

·  La civilitas ha rappresentato un grande elemento identitario della coscienza europea. Affonda le radici nella tradizione classica e si configura nella sua valenza sociale grazie alla sensibilità umanistico rinascimentale: dalla santa disciplina del vivere richiamata da Leon Battista Alberti, alla sua formalizzazione nella società di corte con il Cortegiano di Baldassarre Castiglione (1528), alla consapevolezza pedagogica di un progetto integrale di formazione umana con Erasmo da Rotterdam nel De civilitate morum puerilium (1530)… Monsignor Della Casa con il Galateo (1551-55) riveste l’etica della convivenza con l’estetica dell’agire e del saper essere in mezzo agli altri, mentre nelle Lettere al figlio (1739-63) di Lord Chesterfield si colgono i toni trepidanti di un padre preoccupato della crescita, dell’integrazione e del successo sociale di un figlio, in verità, poco incline alle regole. Si tratta di un filone culturale con infiniti rivoli, via via confluiti nel più grande capitolo dell’educazione della persona e pensato per lo sviluppo dell’intelligenza sociale e delle virtù civili che qualificano la convivenza umana.

·  Oggi sembra prevalere la percezione che le buone e le belle maniere siano scomparse del tutto, perennemente eclissate sia in famiglia che a scuola, travolte dalla volgarità, dall’incuria, dalla sciatteria, dal vandalismo, dalla maleducazione e, in un crescendo allarmante, dalla malvagità, dalla violenza, dalla delinquenza…

·  La scuola e la famiglia sono i luoghi privilegiati dove apprendere gli universali della socializzazione (il principio di realtà sociale, il governo delle emozioni e il decentramento cognitivo e affettivo), ossia, le regole della convivenza umana.

Non sembri pertanto del tutto improprio, né arcaica e trapassata nostalgia, un richiamo alla buone maniere a scuola. Adeguatamente rinforzate dall’esempio e dallo stile comunicativo e relazionale dei docenti, non solo costituiscono la prima e indispensabile espressione dell’intelligenza sociale, ma rappresentano il punto iniziale del vivere democratico.

Bibliografia essenziale

F. CASSANO, Homo civicus. La ragionevole follia dei beni comuni, Bari, Dedalo, 2004.

V. D’URSO, Le buone maniere, Bologna, il Mulino, 1997.

ERASMO Da ROTTERDAM, De civilitate morum puerilium (1530), Sulle buone maniere dei bambini (a cura di F. Cambi), Roma, Armando, 2000.

D. FEDELI, Il bullismo… ma non solo, in «Psicologia e Scuola», a. 25, nn. 121/125, dicembre 2004 – luglio2005.

Lord CHESTERFIELD, L’educazione del gentiluomo. Lettere al figlio, Milano, Mondadori, 1991.

P. MEAZZINI, L’insegnante di qualità, Firenze, Giunti, 2000.

E. MENESINI, Bullismo, che fare?, Firenze, Giunti, 2000.

D. OLWEUS, Bullismo a scuola, Firenze, Giunti, 1993.

 

 

TEMA IN CLASSE

Capita sempre più spesso di sentire parlare di “bullismo” per biasimare certi atteggiamenti che i ragazzi più rissosi rivelano nei confronti dei loro compagni di classe. Prova a spiegare le caratteristiche del fenomeno, individuandone le soluzioni.

"Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni" (Olweus 1996). Partendo da questa definizione di un autorevole studioso, capiamo che molti sono gli atti che rientrano in questa categoria. Anzitutto quelli che non implicano un danno fisico, come: mettere in giro falsità su una persona, offenderla, ignorarla, insultarla, prenderla in giro, minacciarla. Poi, dalle parole, si passa spesso anche ai “fatti”, con danni o distruzioni delle cose di una persona, furti, spinte, pugni, o peggio. Questo è il bullismo. Forse riflettendoci, scopriamo che non si tratta di niente di nuovo. Episodi di questo genere, infatti, accadevano anche in altri tempi, come testimoniano i romanzi “Cuore” di Edmondo De Amicis o “David Copperfield” di Charles Dickens, ma la cosa più sconvolgente è che oggi avvengono anche tra le mura scolastiche, mentre una volta quasi tutto succedeva fuori dalla scuola. Una recente inchiesta ha infatti mostrato che il 27% degli episodi di bullismo avviene in aula, il 14% nei corridoi e il 16% nel cortile. La scuola, cioè quello che dovrebbe essere l'ambiente educativo per eccellenza, nasconde una cultura di violenza poco presa in considerazione dagli adulti. Infatti, all'interno della scuola, nel momento in cui gli episodi di prepotenza sono denunciati, viene segnalata un'inspiegabile indifferenza o trascuratezza. Tanto è vero che, in genere, chi è presente all’episodio non interviene per porre fine alle prepotenze. Anche chi subisce la maggior parte delle volte non denuncia e sopporta in silenzio, senza dire niente. Infatti, moltissime vittime non possono o non vogliono far conoscere le violenze subite, forse perché si vergognano, ed elaborano da sole strategie per sottrarsi al ripetersi di tali esperienze e alle loro eventuali conseguenze. Del resto, risulta che anche quando gli episodi vengono denunciati non sempre si verifica la fine delle prepotenze. Per indifferenza o trascuratezza i protagonisti non vengono adeguatamente puniti e si sentono quindi legittimati ad operare come avevano già in fatto in precedenza. Gli insegnanti tendono a non dar peso alla faccenda, diventando così complici della prepotenza. Occorre quindi che anzitutto gli adulti si rendano conto di quest’amara realtà, che non è affatto marginale. Sembra infatti che quasi il 50% dei ragazzi dichiari di essere stato vittima, almeno una volta, di episodi di bullismo. Le statistiche rivelano anche che gli ultimi anni delle suole elementari, quelli della scuola media e i primi delle superiori sono quelli più soggetti ad episodi del genere. Le prepotenze di tipo verbale sono più numerose di quelle di tipo fisico, ma non per questo sono da sottovalutare, poiché spesso esse causano traumi psicologici gravissimi. Si pensi per esempio al bullismo femminile. Quando le ragazze “dominanti” in un gruppo decidono di escluderne qualcuna non la sfiorano fisicamente e non le parlano. La vittima capisce che parlano di lei, ma loro fanno finta di niente, poi si inventano barzellette e canzoni su di lei. Forse questo tipo di bullismo è peggiore di quello maschile, perché certe pressioni psicologiche possono solo essere subite, mentre le azioni fisiche del bullismo maschile possono essere denunciate con maggiore facilità. In genere sono gli insegnanti più giovani a richiedere un intervento deciso di questo tipo, forse anche perché i ragazzi si permettono maggiori licenze di fronte a loro, mentre quelli più anziani tendono a minimizzare, e fanno molto male a comportarsi così. Anche all'interno della famiglia si preferisce non dare peso a quanto accaduto, oppure si consiglia di reagire alla stessa maniera. Questo è deleterio. Infatti, il primo modo per combattere il bullismo è quello di riconoscerne subito la gravità, prima che un problema facilmente risolvibile diventi drammatico. Certe volte, infatti, per i ragazzi le sfide più grandi da affrontare giornalmente non sono i compiti o le interrogazioni, ma l’inserimento, o meno, nel gruppo dei coetanei e il nodo delle relazioni interpersonali. Non dimentichiamolo mai!

 


Che fare?

  1. Presupposto: considerare il bullismo non un  problema di singoli studenti ma il risultato di un’interazione sociale in cui adulti, educatori e “spettatori” svolgono un ruolo  essenziale nel mantenere o modificare la “relazione”.
  2. Modificare il comportamento del bullo è una necessità dell’insegnante piuttosto che una reale soluzione al problema. Intervenire sulla vittima, è efficace a fini individuali ma non riesce a ridurre il fenomeno. Punto centrale è: la continuità degli interventi
  3. La prevenzione ed il contrasto del bullismo nella scuola non si possono esaurire con  l’intervento di un esterno ma devono  contemplare l’attivazione di interventi  educativi portati avanti da TUTTE LE COMPONENTI SCOLASTICHE
  4. Nella scuola
    • Convegni e presentazioni indagini
    • Giornate di dibattito coinvolgendo alunni, genitori, insegnanti
    • Incontri tra genitori ed insegnanti
    • Riorganizzare gli spazi di gioco e di ricreazione con maggiore sorveglianza
    • Creare la GIORNATA ANTI-BULLISMO
    • Elaborare un protocollo di intervento per tutto il personale
    • Coinvolgere le agenzie esterne Promozione di una cultura scolastica basata sui valori della:

·         Democrazia

·         Legalità

·         Solidarietà

·         Facendo partecipare attivamente gli alunni alla vita della scuola e della comunità per creare una responsabilità democratica

·         Integrare attività anti-bullismo nel normale programma curricolare

  1. La partecipazione prevede l’acquisizione di abilità:

·         Assumere punti di vista diversi dal proprio

·         Avere delle curiosità

·         Avere il coraggio di chiedere

·         Saper parlare con persone che si ritengono più colte o potenti

·         Saper identificare i propri bisogni e quelli degli altri

·         Condividere e prendere decisioni per arrivare a soluzioni

  1. Attività da poter proporre in classe

·         Laboratori che aiutino ad aquisire strategie:

·         comunicazione assertiva

·         educazione razionale-emotiva (gruppi di discussione)

·         Lavoro di gruppo (raccolta informazioni, articoli etc)

·         Costruire questionari ed elaborare le risposte (matematica)

·         Produzione cortometraggio

·         Attività di Cineforum con l’ausilio di schede tecniche utili alla discussione

·         Giochi e Simulate

SENSIBILIZZAZIONE SUL TEMA DEL BULLISMO RIVOLTO AI BAMBINI DI SCUOLA ELEMENTARE

PREMESSA

                   Il 5° Circolo Didattico “San Francesco d’Assisi” di Altamura, da anni svolge un’azione di sensibilizzazione e di ricerca, con i bambini, sul tema del “Bullismo” attraverso progetti di vario genere coinvolgendo alunni, insegnanti e genitori.

                   I progetti hanno coinvolto soprattutto le classi III _ IV _ V in attività di gruppo mirate alla conoscenza ed alla prevenzione del fenomeno “bullismo”.

                   Inoltre nel 2008 è stata pubblicata l’indagine conoscitiva che mostra le tendenze dei bambini ed offre riflessioni sulle attività da programmare per il futuro.

                   Per quest’anno si è pensato di realizzare un “cortometraggio” che partendo dalla realtà, coinvolga i bambini nella riflessione e produzione di un messaggio rivolto ai loro stessi coetanei, utilizzando un mezzo più vicino alle loro abitudini.

Per ciò che concerne la dimensione metodologico-didattica, l’obiettivo è quello di un confronto con il personale dirigente e docente scolastico, per una cultura della prevenzione del fenomeno del disagio minorile, per una promozione della cultura della relazionalità e della democrazia: comprendere e riconoscere le cause, prevenirne i fattori d’insorgenza, stilare una modalità articolata e di freno e contenimento del fenomeno. E, infatti, se il lavoro intende presentarsi come un’occasione (anche) ludica e creativa, gli stessi “docenti e ragazzi attori” diventeranno contemporaneamente analizzatori e misuratori, nonché valutatori e riformulatori degli input ricevuti.

Obiettivi:

  • Trasferire conoscenze tecniche proprie della grammatica del linguaggio audiovisivo e in particolare del linguaggio cinematografico;
  • Stimolare a riconoscere e ad esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni, favorendo la riflessione individuale e di gruppo, sui propri comportamenti nelle diverse sfere relazionali (con il gruppo dei pari e con gli adulti);
  • Offrire occasioni di conoscenza e promozione della teoria e della pratica non violenta, attraverso il confronto e l’analisi di comportamenti e situazioni e attraverso l’esempio di testimoni;
  • Favorire il confronto costruttivo del proprio punto di vista con quello degli altri;
  • Favorire il riconoscimento della dimensione reale e della dimensione fantastica/onirica, individuandone le connessioni;
  • Valorizzare le intelligenze multiple del bambino, stimolando la capacità autonoma di connessioni cognitive, tecniche ed emozionali rispetto ai diversi ambiti disciplinari.

Modalità di svolgimento

Per quanto riguarda la parte più strettamente filmica, la sinossi, i dialoghi e la sceneggiatura, saranno duplicati e distribuiti a tutte le componenti coinvolte: sia come conferma di una tensione “collegiale” che questo progetto, politicamente, persegue; e sia per sollecitare negli interpreti e nei soggetti coinvolti una necessaria e convinta personalizzazione intellettuale, ideativa e artistica: doversi misurare con i molteplici problemi che un film presenta vedrà comunque l’inevitabile convergenza di intelligenze e forme di pensiero, a partire da quelle logico-linguistiche e quelle logico-matematiche, per arrivare a comprendere quelle corporee, cinestesico-spaziali, musicali, interpersonali.

Condivisione e divulgazione didattica

                   A conclusione del lavoro generale – presentazione del progetto al Dirigente e ai Docenti, verifica della sceneggiatura e individuazione degli attori “non professionisti”, somministrazione del primo questionario (precedente alle riprese del film), produzione del cortometraggio, somministrazione del secondo questionario, verifica comune del lavoro svolto, espressione di considerazioni personali allargate – è prevista la realizzazione di un prodotto editoriale (libro e dvd). Presentazione ufficiale pubblica, in data da definirsi.

Più in particolare, la parte documentale, analitica, filmica e “cartacea” - con la cura del Dirigente Scolastico, dei due Docenti di Pedagogia, del Regista e ideatore del progetto – diventerà un volume pubblicato da una casa editrice pugliese, capace di assicurare una distribuzione nazionale del prodotto.

 

ancòra!

                                 ancora un progetto di Corrado Veneziano

  • con il Patrocinio delle Cattedre di Pedagogia generale e di Metodologia della ricerca scientifica, della Facoltà di Filosofia della Sapienza Università di Roma
  • la consulenza scientifica del  prof. Nicola Siciliani de Cumis, ordinario di Pedagogia Generale
  • la sperimentazione pedagogico-didattica del prof. Giuseppe Boncori, ordinario di Metodologia della Ricerca pedagogica
  • la interpretazione degli attori TTT e GGG dei piccoli X e Y - della Scuola elementare San Francesco d’assisi -, nella parte di Mimmo e di Angelina
  • di tre dodicenni (A. B. C) – della Scuola elementare San Francesco d’Assisi -, nella parte dei tre balordi “bulli”
  • la ideazione e composizione musicale di Gaetano Leone
  • l’organizzazione generale di Lello Saragò
  • la scrittura e la regia di Corrado Veneziano
  • Responsabili didattiche Annamaria Gelsomina Delorenzo - Antonia Bofalo Insegnanti
  • Coordinamento Educativo Tommaso Cardano
  • Coordinamento Amministrativo Annunziata Cirrottola Dsga
  • Regista Corrado Veneziano

 

 

Bullo di mamma

Lettera di un Direttore Scolastico agli alunni

 

 

 

Qualche anno fa abbiamo pensato di riconoscere il fenomeno del bullismo nella nostra scuola.

Qualche insegnante pensò che il vostro direttore fosse impazzito: nella nostra scuola non ci sono bulli! Ve lo siete inventato! Volete per forza far apparire male la nostra scuola?

Qualche genitore mi disse: finalmente c’è qualcuno che comincia a vedere l’invisibile. I nostri figli ci raccontano cose strane e tristi.

Cari ragazzi, come in tutte le cose della vita, c’è sempre chi guarda in cielo e chi guarda in terra, ma dimentichiamo di guardare in faccia la realtà!

Il Provveditore scelse la nostra scuola per avviare un’esplorazione del fenomeno, perché il Ministro della Pubblica Istruzione aveva stabilito norme nazionali per capire e intervenire sul bullismo nelle scuole: ogni giorno si leggevano cose brutte sui giornali.

Abbiamo chiesto ad un bravo e giovane psicologo di Altamura di analizzare il fenomeno tra i nostri ragazzi e suggerirci rimedi educativi. Esattamente tre anni fa abbiamo intervistato 300 alunni di classe terza, quarta e quinta con un questionario di 42 domande.

I risultati li abbiamo avuti a febbraio del 2008. Sono rimasto sconcertato ed incredulo nel leggere quanto bullismo c’era nelle nostre classi.

Innanzitutto, mi dispiace dirvelo, ma una grande percentuale di ragazzi dicevano di sentirsi trascurati dai propri genitori, volevano più attenzione culturale, sociale ed affettiva. Parecchi dicevano di avere difficoltà a relazionarsi con i propri compagni di classe e vivevano momenti tristi, di emarginazione e solitudine.

State calmi e non allarmatevi troppo: i vostri amici lamentavano poco la violenza fisica, ma dichiaravano di sentirsi offesi per le prese in giro, le offese, le minacce, l’esclusione dal gruppo. Specialmente la prepotenza delle parolacce offendeva i vostri compagni nelle proprie classi.

Pensate che si lamentavano le ragazze del comportamento offensivo delle loro compagne: parlavano come “maschiacci” ed escludevano dal gruppo le più deboli o quelle con qualche difetto fisico o di carattere.

La cosa che preoccupò parecchio il vostro direttore fu quella di sapere che molti alunni “pensavano solo a farsi i fatti loro”, senza aiutare le vittime o chiedere aiuto ai maestri. Anzi, qualcuno per paura di essere vittima, si alleava con i prepotenti. Molti ragazzi, vittime di questo bullismo, non fisicamente violento, richiedevano di essere aiutati ad escludere i bulli dal gruppo classe. Pure loro, i bulli che avevano risposto al questionario, non sapevano la ragione del loro comportamento prepotente.

Un’ultima cosa triste vi voglio ricordare: il 10% dei ragazzi dichiarava di non voler più frequentare la scuola e il 90% non conosceva gli studi fatti dai loro genitori.

Molto triste tutto questo!

Mentre studiavo questi risultati per concordare con il Consiglio di Circolo i rimedi, venni informato che cinque ragazzi di una classe quinta, avevano costituito una piccola banda, che offendeva con parolacce molto volgari tutte le insegnanti che andavano ad insegnare da loro. Facevano gesti volgari ed offensivi specialmente alle maestre più giovani e belle. Non credevo a quello che mi raccontavano alcune maestre e qualche bidello (che addirittura si vide minacciare con un temperino da uno di questi ragazzi, che aveva l’orecchino e si vantava di essere figlio di un capobanda di delinquenti del quartiere).

Avevano ragione: sono andato anch’io in quella classe un giorno che la loro maestra era assente per malattia dovuta alle arrabbiature. C’erano quattro ragazzi e un capobanda che cominciarono a dire parolacce anche a me! “Tanto tu non ci puoi fare niente ha detto mia madre! E se ci provi mio padre te la fa pagare”.

Non sto esagerando e vi confesso di essermi sentito deluso dell’educazione “malvagia” che alcune madri e alcuni padri davano ai loro figli.

Organizzai molti incontri con gli insegnanti e il Consiglio della scuola per “togliere” quei ragazzi dalla loro classe isolandoli in altre classi. Credevano che non lo avrei mai fatto “per paura dei loro genitori delinquenti”. La sera in cui abbiamo incontrato i loro genitori ho chiesto a qualche poliziotto in borghese di stare con me perché davvero un loro padre pregiudicato ci aveva minacciato. Quello riconobbe i poliziotti e si comportò talmente bene, da prometterci pure un contributo per pagare lo psicologo che pensammo di chiamare in aiuto alle insegnanti.

Alla fine dell’anno (giugno 2009) qualche ragazzo ha pianto nel rivedere la propria maestra che aveva offeso più volte, l’ha abbracciata e stringendola forte le ha chiesto perdono.

Cominciai a pensare con qualche maestra e con alcuni genitori di fare un film su questi episodi, per interessare i ragazzi ed aiutarli ad essere meno bulli.

Vedete cari ragazzi, in questa storia, ho capito una cosa strana e straordinaria: i bulli sono più deboli delle loro vittime, perché sono più infelici, più insicuri dell’affetto dei loro genitori e hanno bisogno di attirare l’attenzione degli altri, quasi a voler dire “Io ci sono, sono importante più di quanto voi credete e vi faccio vedere di cosa sono capace!”

Ho letto molte notizie sul bullismo, ho studiato qualche libro e mi sono convinto che i ragazzi sbagliano principalmente perché non si sentono “veramente amati” dai genitori o dall’insegnante di classe. Certo è importante anche scegliersi degli amici educati e “maturi”, anziché stupidi e violenti.

Sono convinto che se i padri parlano più frequentemente con i loro figli, li impegnano in attività fatte insieme, parlando loro della bellezza della vita, dei sentimenti nobili della famiglia, dell’amicizia, dell’amore, del lavoro che soddisfa, della verità, dell’onestà… anche le madri possono aiutare i ragazzi e le ragazze passando più tempo con loro, accudendoli maggiormente, curando il loro mangiare, dormire, vestirsi e andare a scuola: in questo modo si hanno molte più occasioni per educarli a crescere bene.

Una cosa importante che ogni vostra madre può fare, ragazzi, è quella di incoraggiare i vostri successi  e non spaventarvi con false paure, possono aiutarvi a controllare la vostra collera, la vostra aggressività, possono parlare a voi ragazze per farvi diventare signorine nel linguaggio e negli atteggiamenti anziché alimentare la prepotenza copiando i ragazzi. Questi sono naturalmente più disponibili all’attività fisica, quanto le ragazze più capaci di collaborazione, affetto, dolcezza e protezione.

Purtroppo mi capita di vedere molte genitrici comportarsi in maniera incompleta: accudiscono il corpo, il vestire, assecondano i capricci di voi figli più per paura delle reazioni che per educazione.

Molte vostre mamme devono ancora imparare che solo la presenza di regole insegna a rispettare il prossimo e a riconoscere i propri limiti. Queste stesse madri devono convincersi a mettere limiti ai propri figli “consumatori di cellulari, iPod, videogiochi, telecomandi, facebook”: i ragazzi diventano come quelli che fanno il surf sulle onde del mare, saltando da una relazione all’altra a caccia di emozioni forti, eccitanti per pochi momenti, comodi, caldi e “alimentati” come animaletti d’allevamento, piuttosto che faticare nella riflessione, nella lettura, nel rapporto vero con le persone reali.

Avete notato che quando andate in viaggio d’istruzione alcuni di voi stanno sempre a giocare col telefono, con i videogiochi portatili, anziché conoscere gli ambienti del viaggio, parlare con i compagni delle cose e dei sentimenti belli della vita?

Questi gesti quotidiani ci fanno pensare a molte famiglie “sfasate” in cui si passano al massimo 40-60 minuti al giorno insieme per sentire quello che si ha nel cuore e nella mente. In molte famiglie i genitori diventano vittime privilegiate di figli bulli, si arrendono ai loro capricci, concedono tutto quello che viene richiesto perché hanno paura di perdere il loro affetto. Si sentono in colpa del non saper educare i ragazzi: bisogna accompagnarli, rischiare di incontrarsi e scontrarsi, insegnare loro a pensare liberamente, anche con il rischio che possano farlo diversamente dai genitori. Solo discutendo si impara a tollerare e farsi perdonare gli errori. I ragazzi li fanno e hanno bisogno di capirlo ed essere perdonati tanto quanto i loro genitori.

La madre e il padre devono correggere e non condannare, incoraggiare e non “spezzare l’ardire”, devono dare l’esempio della persona che cerca la verità con fatica, piuttosto che imporre il proprio pregiudizio.

Se voi ragazzi avete i genitori che vi amano, vi accolgono e vi rispettano come persone (e non solo come corpi da nutrire, vestire e coccolare) sarete al sicuro: non sarete bulli e non sarete vittime.

C’è un signore che ha scritto un libro sulle famiglie disordinate con i figli e i genitori che non si amano, non si educano, non si parlano: ha chiamato SFAMIGLIE questi gruppi di persone.

Ogni adulto (genitore, parente, prete, maestro, conoscente) ha il dovere di aiutarvi a crescere per farvi diventare grandi: non si diventa forti se ci dicono sempre “sì” e ci fanno fare quello che il capriccio ci stimola; quante volte noi adulti ricordiamo e ringraziamo i nostri genitori per averci detto anche “no” in qualche richiesta che avrebbe comportato un pericolo per noi.

Vedete, cari ragazzi e care ragazze, penso che la scuola e gli insegnanti possono aiutarvi meno di quanto possono fare le vostre famiglie: devono avere più coraggio a correggervi, a farvi conoscere la differenza tra il bene e il male, tra la giustizia e la prepotenza, tra la bellezza e la volgarità, tra l’amore e il sesso senza affetto.

Ci sono libri che i vostri genitori dovrebbero studiare per aiutarvi. Un libro duro, amaro e veritiero potrà dare una scossa al cuore e al cervello della mamma e del papà.

Prima di chiudere vi consiglio tre di questi libri che potreste leggere insieme, anche come abitudine serale, una o due volte alla settimana al posto della televisione. Vi consiglio di leggere il Vangelo, la Costituzione Italiana e il romanzo I ragazzi della Via Paal.

Leggete e mi farete sapere tra 3 anni. Certamente sarete più capaci di capire le regole della vita e avrete aiutato i vostri genitori a capire le fonti della sapienza. Se vi aiutano, voi li aiutate.

Chi inizia per primo?

Chi ama di più!

Vi voglio bene e mi auguro di incontrarvi nel le strade del nostro paese, per parlare della verità, della bellezza, dell’amore, quando vorrete ed io potrò ancora “riconoscervi”.

23 maggio 2010 La giornata del figlio

Tommaso Cardano

 

 

 

 

 

 

 


 

Il 5° Circolo Didattico “ San Francesco d’Assisi”, Altamura la Morgana Communication srl presentano

 

 

 

 ancòra!

                                 ancora un progetto di Corrado Veneziano

  • con il Patrocinio delle Cattedre di Pedagogia generale e di Metodologia della ricerca scientifica, della Facoltà di Filosofia della Sapienza Università di Roma
  • la consulenza scientifica del  prof. Nicola Siciliani de Cumis, ordinario di Pedagogia Generale
  • la sperimentazione pedagogico-didattica del prof. Giuseppe Boncori, ordinario di Metodologia della Ricerca pedagogica
  • la interpretazione degli attori TTT e GGG dei piccoli X e Y - della Scuola elementare San Francesco d’assisi -, nella parte di Mimmo e di Angelina
  • di tre dodicenni (A. B. C) – della Scuola elementare San Francesco d’Assisi -, nella parte dei tre balordi “bulli”
  • la ideazione e composizione musicale di Gaetano Leone
  • l’organizzazione generale di Lello Saragò
  • la scrittura e la regia di Corrado Veneziano
  • Responsabili didattiche Annamaria Gelsomina Delorenzo - Antonia Bofalo Insegnanti
  • Coordinamento Educativo Tommaso Cardano
  • Coordinamento Amministrativo Annunziata Cirrottola Dsga
  • Regista Corrado Veneziano

 


I ragazzi della via paal e il bullismo

a mio padre

Quando avevamo dai sette agli undici anni, le nostre giornate di giochi erano piene di sfide: sfidavamo i pericoli, alcuni adulti che si trovavano per caso ad ostacolare la nostra volontà, i bambini prepotenti, i divieti dei genitori.

Salivamo sulle mura del castello e camminavamo con sicurezza all’altezza di dieci o venti metri da terra. Giocavamo a saltare da muri alti tre e anche quattro metri. Passavamo intere mattinate o pomeriggi sugli alberi. Organizzavamo gare di ciclocross e le cadute, anche più di una, erano all’ordine del giorno. Raramente capitava anche di “fare a sassate”: qualche volta per davvero, contro gruppi di bambini ostili e qualche volta, anche se può sembrare assurdo, tra noi, amici contro amici. Per gioco (c’era l’obbligo dei “sassi piccoli”, naturalmente). In ogni caso, tutti gli autunni, quando cadevano le false castagne (così le chiamavamo) dagli ippocastani, ci dividevamo per squadre e ci contendevano la vittoria a castagnate. Chi era colpito era fuori dal gioco. E negli assalti all’arma bianca qualche volta la castagnata la prendevamo violenta: la castagna era stata lanciata da vicino e ci colpiva al centro della fronte! Non è un episodio accaduto una sola volta. Accadeva spesso.

Entravamo nella scuola elementare dalla finestra nel pomeriggio. Rubavamo la domenica sera i gelati in un bar del quartiere, chiuso per riposo settimanale, servendoci di una piccola apertura che dava sul giardino della casa di uno di noi. Coglievamo le ciliegie sugli alberi dei contadini che, qualche volta, ci scoprivano e ci inseguivano. E non si trattava di gente pacifica. Uno di essi, dopo venti anni, ha ucciso il fratello sparandogli con il fucile, per questioni di proprietà.

La grande voliera fu per alcuni anni piena di uccellini, anche sessanta nello stesso momento. Per rispetto ed amore reciproco attribuivamo a ciascuno di noi un merito: chi era bravo a“scoprire i nidi” chi a “salire sugli alberi” chi “a prendersi cura” dei piccoli volatili. Salivamo sugli alberi fino all’altezza di dieci metri e qualche folle arrivava a venti, balzando con sicurezza su rami che ai più sembravano “fini” (così li definivamo) e pronti a cedere.

Quando i più grandi avevano nove o dieci anni, prendevamo in  prestito libri in biblioteca, ci sedevamo all’interno di una delle aiuole della villa e li leggevamo. Un libro in particolare leggemmo più volte: I ragazzi della via paal.  Boka, il capo dei ragazzi della via paal, l’unico che aveva il grado di generale, ci sembrava un bambino meraviglioso: coraggioso, intelligente, buono e “duro” al tempo stesso, che oltre a saper pensare per sé, sapeva pensare anche per il gruppo. Leggevamo un capitolo de'“I ragazzi della via paal” e poi giocavamo ispirandoci alla storia o prendendo spunto da essa. Credo che fu il primo libro che studiammo a fondo.

C’era sempre qualcuno di noi che svolgeva il ruolo di sentinella. I più piccoli, naturalmente, come è giusto. Ed erano davvero contenti quando, durante il turno, scrutavano da lontano il guardiano della villa che si avvicinava verso di noi, davano l’allarme e consentivano a tutti di scappare. Ovviamente, per i nostri piccoli il bambino ideale era Nemecsek, l’unico soldato semplice de'“I ragazzi della via pal”.

“Il guardiano della villa” era sempre in agguato o almeno noi così ci rappresentavamo la situazione. Egli si era dato il compito (invero era uno dei suoi compiti istituzionali) di impedire il passaggio e la sosta nelle aiuole. Lo scontro tra noi e il guardiano esisteva veramente; era l’unico adulto al quale non portavamo rispetto. Preferivamo giocare nelle aiuole, anziché sull’asfalto della piazzetta. E poi la corse delle mille siepi, gli alberi rifugio sui quali stavano le nostre capanne,  il calore e il profumo  dell’erba sulla quale ci sdraiavamo a leggere i libri della biblioteca… tutto implicava che noi giocassimo nelle aiuole. Lo scontro, dunque, non fu immaginario ma reale, tanto che giungemmo a preparare una trappola di chiodi e vetri, coperti da fogliame, per il motorino del nostro nemico (un onesto operaio del comune). Quel giorno, ingenuamente, finito il turno del povero cristo, ci avvicinammo, per vedere se si era accorto della trappola. Ed egli apparve da dietro un albero con un palo della staccionata in mano e ci venne incontro correndo. Fuggimmo; ma nella fuga mio fratello fu colpito in piena schiena dal bastone lanciato dal guardiano. Naturalmente mio fratello tenne nascosti a mia madre e mio padre il dolore e l’episodio. Sapevamo che la lotta contro il guardiano era una lotta di ragioni (le nostre) contro ragioni (le sue). E non avevamo alcuna stima di quei bambini che, tradendo un patto implicito ma fondativo, immischiavano i genitori nelle faccende dei bambini. Chi peccava avrebbe avuto poca stima ed amicizia ed avrebbe dovuto attendere, penare, piangere e dimostrare coraggio come Gereb ne'“I ragazzi della via paal” per essere riammesso e perdonato.

Le partite di pallone, in estate, duravano anche cinque o sei ore, dalle 14,30 alle 20,30. Ma anche qui la strada imponeva oneri e vincoli. Se i ragazzi più grandi che frequentavano il chioschetto della villa decidevano di giocare sulla piazzetta, sceglievano uno o due di noi (in genere i più grandi, tra i quali c’ero io) e pretendevano non soltanto che stessero in porta – i prescelti erano, nel fondo, veri e propri sequestrati, anche per parecchie ore – ma anche che parassero bene. Per fortuna, accanto ad alcuni ragazzi grandi (per noi coloro che avevano più di dodici anni non erano più bambini) che non ci rispettavano  ve ne erano altri, ed erano la maggioranza, che ci confortavano, ci difendevano dai primi e ci facevano i complimenti. In ogni caso i sequestrati erano quasi sempre contenti di fare obbligatoriamente il portiere nella partita dei ragazzi grandi.

Ci ripetevamo sempre la massima appresa da mio padre: non dovevamo essere prepotenti con nessuno; ma se avessimo incontrato un prepotente dovevamo sapere che chi mena prima mena sempre due volte. Il cameratismo, poi, era assoluto (non abbiate paura del termine cameratismo: è un termine bellissimo, che utilizzava spesso anche Che Guevara). Perciò tutte le volte che un bambino, che magari conoscevamo ma che comunque non era dei nostri, si comportava con prepotenza con uno o altro dei nostri piccoli, c’erano due o tre di noi che si sentivano in dovere di intervenire.  Se quei due o tre guerrieri non erano presenti sul posto, qualcuno correva immediatamente a chiamarli. E ricordo in più occasioni corse di un centinaio di metri, ma anche di qualche centinaio se il guerriero si trovava fuori delle villa, per giungere sul luogo della sfida. Confesso che ero molto orgoglioso del mio ruolo di guerriero, ruolo che invero fu intaccato da una umiliazione ricevuta da uno zingaro, quattro anni più grande di me, senza che io opponessi alcuna resistenza. Non sono pochi, e anzi sono parecchi, i conoscenti che oggi saluto e persino gli amici incontrati per la prima volta facendo “a botte” contro di loro.

Ognuno di noi, credo, si ferì gravemente almeno una volta ed ebbe bisogno di punti di sutura. Io caddi da un muretto sopra un filo spinato (nove punti sulla natica destra); da un rimorchio di un camion: appartenevo alla squadra che doveva riuscire a salire sul rimorchio; colui che mi spinse giù apparteneva, invece, alla squadra che stava sul rimorchio e che doveva impedire il nostro obiettivo (tre punti in testa); da un cancello che stavo scavalcando mentre altri mi tirava giù per i piedi (altri due punti in testa); e da una credenza sulla quale mi ero arrampicato (altri due punti).  Mio padre mi dice sempre che purtroppo sono “caduto da piccolo”; ma sono andato sempre fiero di quelle conseguenze caratteriali che egli scherzosamente imputa alle mie cadute.

Nonostante i nostri giochi fossero pieni di pericoli e di scontri con adulti e con altri bambini, i genitori non si preoccupavano per noi. I più sfortunati del nostro gruppo avevano il comando di farsi vedere ad una certa ora. Per esempio alle 17,00 per la merenda. O quello di non allontanarsi dalla villa. Ma tutte le volte che era necessario uscivano con gli altri dalla villa nel primo pomeriggio, tornavano soltanto all'ora di cena (per esempio quando salivamo sul monte Salviano) e affrontavano con coraggio il rientro a casa, che per alcuni voleva dire botte, anche da orbi. Rientravano nella certezza di prendere una scarica di legnate. Ma non era un problema.

Consapevolmente o meno, i nostri genitori ci stavano educando allo spirito di Boka. Il bullismo si combatte soltanto facendo conoscere, ammirare ed desiderare ai bambini lo spirito di Boka, che poi non è altro dallo spirito di Ernesto Che Guevara ("La forza di un uomo sta nel reagire se un altro uomo viene colpito nell’orgoglio”; “ognuno di noi da solo non vale nulla”; "preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio" ).

Genitori! Dite ai vostri figli di rispondere agli atti di prepotenza; di attaccare all’improvviso il ragazzo più grande e prepotente e di colpirlo con tutta la forza che possiedono. Dite che devono imparare a farsi rispettare. Dite loro che non soltanto devono studiare ma devono anche essere i primi nel cameratismo. E se per caso venite a sapere che nella classe frequentata da vostro figlio alcuni bulli hanno picchiato o umiliato un bambino debole, per esempio un down, esclamate a vostro figlio: “E tu sei rimasto a guardare? Ma allora sei un verme! Mio figlio è un verme! Guarda cosa mi doveva capitare!”. Soltanto così adempirete il vostro sommo dovere di educare.  Leggete ai vostri figli “I ragazzi della via paal” e, se non lo avete letto, leggete voi stessi questo meraviglioso libro per ragazzi. Quando saranno grandi, i vostri figli saranno molto probabilmente ciò che sono stati da piccoli.

da INTERNET

 


 

Il 5° Circolo Didattico “ San Francesco d’Assisi”, Altamura la Morgana Communication srl presentano

 ancòra!

 

                                 ancora un progetto di Corrado Veneziano

  • con il Patrocinio delle Cattedre di Pedagogia generale e di Metodologia della ricerca scientifica, della Facoltà di Filosofia della Sapienza Università di Roma
  • la consulenza scientifica del  prof. Nicola Siciliani de Cumis, ordinario di Pedagogia Generale
  • la sperimentazione pedagogico-didattica del prof. Giuseppe Boncori, ordinario di Metodologia della Ricerca pedagogica
  • la interpretazione degli attori TTT e GGG dei piccoli X e Y - della Scuola elementare San Francesco d’assisi -, nella parte di Mimmo e di Angelina
  • di tre dodicenni (A. B. C) – della Scuola elementare San Francesco d’Assisi -, nella parte dei tre balordi “bulli”
  • la ideazione e composizione musicale di Gaetano Leone
  • l’organizzazione generale di Lello Saragò
  • la scrittura e la regia di Corrado Veneziano
  • Responsabili didattiche Annamaria Delorenzo - Antonia Bofalo Insegnanti
  • Coordinamento Educativo Tommaso Cardano
  • Coordinamento Amministrativo Annunziata Cirrottola Dsga
  • Regista Corrado Veneziano

“Ancora”. Il cortometraggio

a. Sinossi

Un ragazzino di nove/dieci anni di fronte a una scelta concreta e simbolica; casuale, parziale e allo stesso tempo dirimente e decisiva. Sullo sfondo, una scuola, una famiglia e un sistema di relazioni bisognosi di correzioni e rimesse in discussione.

b. Presentazione .

Ancora (giocato sulla doppia, scritturale accezione del termine) è l’avverbio anaforico che il protagonista del film ripete più volte nel suo lungo monologo interiore; e “ancora” è l’unica monofrase (ancora?!) che il padre rivolge – cantilenante, minaccioso - alla madre, quando questa prova a chiedergli il motivo della sua permanente assenza dalla famiglia.

“Àncora” è però (anche) l’oggetto che il padre ha promesso – in un momento di dolcezza - di regalare al suo ragazzo: un “ancora” come reiterazione, irrisolutezza, interiezione verbale, e un’àncora che testimonia il bisogno insopprimibile di un radicamento e di un punto – affettivo, etico, cognitivo – di appoggio e negoziazione con il mondo.

Su questo doppio binario si muove il cortometraggio, che rafforza la sua tensione integrativa grazie a una ulteriore duplicità Esso vuole presentarsi come pura fiction (momento autonomo di godimento filmico e artistico) e, parallelamente, si propone come compiuto modello didattico: di conoscenza, sperimentazione e validazione del problema del disagio adolescenziale scolastico.

“Ancora”. La “supervisione” pedagogica, la validazione sperimentale e la sua conclusione in forma “libro”

Questi sono i perimetri nel quale è inscritto il cortometraggio. Una attenzione sensibile e competente sarà poi ulteriormente rivolta – tanto nella fase di scrittura, quanto in quella di realizzazione – dalla Cattedra di Pedagogia Generale diretta dal prof. Nicola Siciliani de Cumis. Quest’ultimo, unitamente agli studenti frequentanti le lezioni della Cattedra, sarà coinvolto nelle fasi complessive di coordinamento (soprattutto nelle sue implicazioni pedagogiche) del progetto.

Una equivalente valorizzazione del lavoro sarà assicurata infine dal sistema di validazione e sperimentazione curato dalla Cattedra di Metodologia della ricerca pedagogica, diretta dal prof. Giuseppe Boncori. Il tutto, grazie a un incontro mirato – alla presenza dello stesso prof. Boncori e del suo staff - con il personale dirigente e docente della scuola, e alla redazione di un apposito, doppio questionario: uno “antecedente” alla realizzazione del progetto, e l’altro “successivo”, che coinvolga in modo diversificato le componenti formative della scuola: con questionari somministrati ai “docenti recitanti” e altre, differenti domande e richieste di valutazione rivolte agli insegnanti non coinvolti nella fase produttiva del cortometraggio.

Il questionario e il progetto sperimentale si poggiano su studi rigorosi portati avanti in campo italiano e – soprattutto – internazionale; sono sostenuti da una bibliografia di ampio respiro scientifico e sono – progettualmente – riconducibili allo studio (a favore) della “capacità critica” dei soggetti in età di formazione, a partire dagli studenti della scuola dell’obbligo.

A conclusione del lavoro generale – presentazione del progetto al Dirigente e ai Docenti, verifica della sceneggiatura e individuazione degli attori “non professionisti”, somministrazione del primo questionario (precedente alle riprese del film), produzione del cortometraggio, somministrazione del secondo questionario, verifica comune del lavoro svolto, espressione di considerazioni personali allargate – è prevista la realizzazione di un prodotto editoriale (libro e dvd).

Più in particolare, la parte documentale, analitica, filmica e “cartacea” - con la cura del Dirigente Scolastico, dei due Docenti di Pedagogia, del Regista e ideatore del progetto – diventerà un volume pubblicato da una casa editrice pugliese, capace di assicurare una distribuzione nazionale del prodotto.


 

 

 

 

 ANCòRA Soggetto e scalettatura

Mimmo ha dieci anni, e per quel sabato sera deve scegliere fra tre diversi appuntamenti: lo aspettano i genitori, per un gelato nella piazza; deve incontrarsi con Angelina (una sua dolcissima compagna di classe), per ricevere un libro e degli appunti; e, soprattutto, è atteso da tre amici - un po’ più grandi di lui - che hanno appena costituito un loro omogeneo e affiatato “gruppo”.

Il film comincia con le parole di Mimmo che in vfc, con semplicità - e ponendosi molteplici domande -, racconta la sua storia personale. E così, mentre si allaccia le scarpe e si infila l’orologio al polso (e si cambia i pantaloni, la camicia, ancora le scarpe…), ascoltiamo molte belle, positive parole che riguardano la sua scuola, i suoi genitori, i suoi amici. La breve e semplice narrazione è accompagnata dalle congruenti immagini: e infatti inquadriamo (per ora però solo i primissimi piani) i suoi tre prossimi, “importanti” amici; poi riprendiamo la sua bella classe e i suoi compagni; infine vengono presentati la sua impegnata e affettuosa madre, e il suo attivo e socievole padre.

Quest’ultimo un giorno gli ha promesso che avrebbe chiesto una barchetta per portarlo a pescare, e lui ogni tanto ci pensa (anche in quel momento: valutando però che  occorre escogitare un sistema per stare al largo in modo pienamente sicuro).

Mimmo –alle prese con questi pensieri e riflessioni - sta però purtroppo maldestramente perdendo tempo. La ricerca di un buon abbigliamento, l’esitazione per il percorso da compiere (prima dai genitori o dagli amici? un sms all’amichetta per rinviare l’incontro? sùbito dagli amici e poi una scusa per tutti gli altri?) lo sta portando a un oggettivo ritardo. E mentre il suo racconto diventa più veloce, cominciamo a intravedere dettagli - della sua vita – un po’ opachi e negativi.

Il padre – nella sua officina, con la saracinesca abbassata, beve del vino alla bottiglia -; la madre (che stira per un albergo e un ristorante) è sepolta da montagne di lenzuola e di tovaglie; gli amici di classe sembrano a lui, a Mimmo, distanti e talora ostili. Anche il “gruppo” dei tre amici ora è inquadrato in campo più ampio, mostrando un contesto più povero e degradato.

Il monologo in vfc continua. Mimmo è ormai a ridosso della porta di casa e continua a non decidere quale sarà la sua, ormai imminente, meta. Noi rivediamo le quattro differenti situazioni e abbiamo un quadro ancor più ampio e veritiero: il padre sicuramente beve e litiga con la madre; questa è sempre più sola e infelice. Vediamo anche l’amica Angelina (in attesa, piena di libri e di fogli di diario) e soprattutto inquadriamo con chiarezza i suoi tre amici mentre - in silhouette, attorno a un fuoco squallido -  aspettano il nuovo “adepto”.

Le parole di Mimmo – in un disordine anche visivo: mentre chiude la porta, scende le scale, prende la bici e ha l’ultimo tentennamento – diventano più dure.

Prende la bici (dopo averla liberata da un artigianale antifurto, costituito da una pietra colorata), e ci dice del - e guardiamo il - padre ubriaco che scaccia con violenza la moglie; vediamo quest’ultima in lacrime tra i fumi del vapore del suo ferro da stiro. E poi seguiamo le azioni del “branco”, sempre più violente e volgari. I tre “amici” controllano l’orologio; hanno uno sguardo cattivo e si insultano tra di loro. E la voce fuori campo di Mimmo, pur esaltandone il senso di amicizia, ne  evidenzia la forza e  la determinazione.

Mimmo devia il manubrio della bici; è quasi in “surplace” mentre decide quale sarà la sua prima tappa (che noi – noi spettatori – capiremo solo tra un po’).

Da questo momento in poi, si interrompe anche la vfc, e i dialoghi e i rumori risulteranno autentici e “in diretta”.

 I suoi tre amici hanno – comunque - deciso di non aspettarlo più. Anzi, inviperiti, lo andranno a cercare per punirlo del ritardo e della trascuratezza. Li seguiamo mentre – sulla moto, privi di casco – si dirigono vero la villa comunale alla ricerca dell’inaffidabile ragazzo. Forse lo puniranno.

Anche i genitori di Mimmo sono preoccupati del ritardo e decidono di andarlo a cercare.

Angelina è sempre lì ad aspettarlo - nel posto convenuto: la villa comunale - con i suoi libri e con il suo diario. In una delle pagine, c’è una lettera con un piccolo cuoricino. Forse la ragazzina vorrà confidare a Mimmo un sentimento che le sta nascendo nei suoi confronti.

I tre balordi si sono catapultati in città. Chiedono notizie di Mimmo ai loro coetanei, ma poi vedono Angelina in atteggiamento di attesa. La riconoscono; intuiscono possa sapere qualcosa di Mimmo: e la ghermiscono e poi la insultano. La bambina è spaventata. Cerca di defilarsi ma i tre la braccano.

Mimmo è invece appena arrivato nel bivacco squallido dei tre balordi. È disorientato e anche stupito (forse deluso). E così, un po’ incredulo (dell’assenza degli amici, del degrado del luogo in cui sarebbe avvenuta la sua “investitura”), dopo aver guardato per terra (bottiglie rotte, rifiuti, pozzanghere, forse aghi), si rimette in bici e corre verso il centro del paese.

 Anche i genitori si stanno spostando dal luogo del loro iniziale appuntamento.

Uno dei balordi ha sequestrato il foglio dei cuoricini di Angelina, e la irride. La bambina reagisce, ma riceve una spinta e un sonoro ceffone. Cade. 

È per terra, in lacrime, proprio mentre Mimmo è arrivato lì nei pressi potendo guardare l’accaduto. È esterrefatto e non comprende il comportamento degli “amici”. Uno di questi prende i libri della bambina e li scompagina.

Mimmo corre vero Angelina; i tre balordi l’hanno finalmente adocchiato  e sono pronti a punirlo, ma proprio in quel momento arrivano i genitori a dare un provvidenziale, insperato aiuto al loro ragazzo. Il padre riesce a sottrarre Mimmo dall’aggressione dei balordi e li apostrofa veemente.

La mamma si china su Angelina e la soccorre premurosa.

Il padre alza la voce; si fa incontro verso i tre, e questi ultimi si rimettono sulla moto per scappare (non prima di aver coperto di ingiurie e di minacce tutti i presenti). La manovra è però pasticciata, e incespicano sul lastricato della piazzetta: il motorino finisce addosso a uno dei tre; gli altri due vigliaccamente scappano via. Nella fuga tentano di rubare la bicicletta di Mimo, per fortuna ancorata a una pesante pietra colorata.

Il ragazzino malcapitato (con la moto sulla gamba), dopo aver provato invano a chiedere soccorso agli amici è costretto a implorare aiuto ai presenti; il più pronto è il padre di Mimmo: che gli si avvicina, spegne la moto (le cui ruote continuavano a girare) e “salva” il balordo.

Goffo, tozzo, il ragazzo ringrazia (suo malgrado, con voce smozzicata) il padre di Mimmo.

Mimmo invece è accanto a Angelina, incuriosito dalle pagine stropicciate (che la bambina nasconde per sé). “Non so se te le voglio dare più!”, dice agitata la bambina, e Mimmo non sa se questo dipenda dal contenuto dei fogli o dal loro stato – tutto scomposto – o (più presumibilmente) dal fatto che Angelina ha capito il motivo del ritardo.

La madre prende le pagine e dichiara di poterle – con il suo prodigioso ferro da stiro – sistemarle. Poi sarà Angelina a decidere se passarle o no al ragazzo.

Il padre nel frattempo ha preso due gelati per i due ragazzini e ora – con pudore, discrezione, ansia – avvicina la sua mano a quella della moglie.

Mimmo pensa alla sua bicicletta (è ancora lì, tutta sua), e alla necessità – comunque - di un’àncora su cui potere ogni tanto riposare e riprendere, dopo, altre avventure. Guarda i suoi genitori e – per la prima volta - sorride felice. Angelina gli passa il libro che portava con sé.

Sceneggiatura

Personaggi

Mimmo, un bambino di 9/10 anni

Angelina, sua coetanea

Padre di Mimmo, 40 anni

Madre di Mimmo, 35 anni

Tre amici balordi, 12 anni

Ruoli minori

Dirigente scolastico, Insegnanti, Personale non docente

Amici di “bettola” del padre di Mimmo

Avventori della sua autofficina

Uomini, donne, bambini che passeggiano per la città

Location

Casa di Mimmo

Cortile della casa di Mimmo

Zona periferica (alle spalle della scuola); luogo di raduno dei tre amici balordi

Scuola di Mimmo (aule, corridoi, segreterie)

 Piazza Resistenza - Villa comunale - Piazza Duomo

Copyright CORRADO VENEZIANO

ANCòRA contro il bullismo PDF Stampa E-mail

 Ore 9,30 Lunedì 1.2.10 - 1° Ciak

 Ore 11,30 Giovedì 4.2.10 - Ultimo Ciak

…e ora parlano i bambini

Si sono concluse ieri le riprese del cortometraggio sul bullismo

3° articolo di Annamaria Colonna del Portale ALTAMURALIFE con foto di scena ed interviste

Vedi intero articolo     http://www.altamuralife.it/magazine/notizie/e-ora-parlano-i-bambini-1/

  • BAMBINI
  • CORRADO VENEZIANO
  • CORTOMETRAGGIO
  • SAN FRANCESCO D'ASSISI
  • TOMMASO CARDANO
  • Al via le riprese per un cortometraggio sul bullismo

    Provini bullismo 

    Sponsor

    COBAR - Edil Project Simone

    Il regista Corrado Veneziano collabora con il 5° Circolo Didattico “San Francesco d’Assisi” - Altamura

    Soggetto del cortometraggio e approfondimenti

     

    Patrocinio

    MIUR- USR PUGLIA-Comune ALTAMURA-Regione PUGLIA

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    ancora - presentazione nella sala andersen..jpg

     Se mi aiuti ti aiuto, a cura di Nicola Cifarelli 

    Ancòra o Ancora?

    Cortometraggio sul bullismo,stamattina i provini

    … e lunedì si comincia con le riprese

     
    ANNA MARIA COLONNA
    Sabato 30 Gennaio 2010
     annamaria_colonna.jpg

    Sono cinque ed hanno tra i dodici ed i sedici anni. Arrossiscono alle prime parole. Timidi ed un po' emozionati, partecipano ai provini per il cortometraggio "Ancòra" (o Àncora), regia e testo di Corrado Veneziano. Sorridono, forse solo un po' d'imbarazzo, ma il regista spiega loro che, durante l'interpretazione della parte, dovranno essere seri e dimenticare la presenza delle telecamere.
    Nella biblioteca del 5° Circolo Didattico San Francesco d'Assisi, dove stamattina si sono svolti i provini, un'atmosfera familiare. Dopo aver rotto il ghiaccio, i cinque ragazzini affrontano diverse "peripezie", rispondendo alle richieste del regista. Impersoneranno il ruolo di bulli. Uno di loro, Tommaso Ferrulli, 16 anni, guiderà anche un motorino.
    «Chi di voi sa guidare il motorino?», chiede Veneziano. Tutti alzano la mano.
    Insieme a Tommaso, parteciperanno al cortometraggio Antonio Lorusso (12 anni), Antonello Squicciarini (13 anni), Elvis Bianchi (13 anni), Alessandro Malvoglio (13 anni a breve).
    Nella stessa mattinata, Corrado Veneziano ha visitato alcuni dei luoghi in cui verranno girate diverse scene. Si comincerà lunedì con le riprese. Misteriosi, ancora, i nomi dei due protagonisti, un bambino ed una bambina. Unica certezza, sono alunni della scuola "San Francesco", ideatrice del progetto. Attesa per la decisione del regista.

    Altamura (Bari) -Al l via le riprese del cortometraggio di Corrado Veneziano sul bullismo
    Il regista Corrado Veneziano collabora con il 5° Circolo Didattico “San Francesco d’Assisi”
    Il linguaggio multimediale diventa fonte di educazione, mezzo di formazione e veicolo di conoscenza. La consapevolezza ricerca un'informazione che non tace. Che spiega mostrando. Che riproduce con chiarezza. Altamura, nei prossimi giorni, si trasformerà in un set cinematografico popolato essenzialmente da bambini.

    Gli alunni del 5° Circolo Didattico "San Francesco d'Assisi", infatti, s'improvviseranno attori di un cortometraggio incentrato sul tema del bullismo. In realtà, non si tratta d'improvvisazione. Tutto comincia qualche anno fa, quando l'istituto viene individuato dal Provveditorato agli Studi di Bari come scuola-polo per la lotta al bullismo.

    «La scelta del Provveditorato nasce dal bisogno di interpretare il malessere dei bambini», spiega il dirigente scolastico Tommaso Cardano, «spesso i bulli, prima di essere causa di dolore per gli altri, risultano già vittime di situazioni non semplici che subiscono sulla propria pelle.
    Un bullo fa del male non per piacere, ma perché ha dentro di sé una sofferenza e manifesta questa sua condizione aggredendo gli altri».

    Un fenomeno che ha tante sfaccettature, quello del bullismo. Che va affrontato, prima di tutto, comprendendone le cause.

    Nel maggio 2007, lo psicologo Nicola Cifarelli ha curato, nella stessa struttura scolastica, un'indagine sul bullismo somministrando a trecento alunni di 3^, 4^ e 5^ elementare un questionario a tema. Obiettivo della ricerca, analizzare come i bambini vivono il rapporto con gli altri all'interno della scuola, in modo da evidenziare particolari atteggiamenti di prepotenza (bullismo) e al fine di cercare strategie educative per arginare possibili fenomeni di violenza.

    Se mi aiuti ti aiuto, a cura di Nicola Cifarelli
    «Dal questionario è emersa una cosa fondamentale», spiega Cardano, «il bullismo prevalente non è quello fatto di violenza. Diffuso è il bullismo inteso come isolamento, derisione, svuotamento di rapporti. E, in questo senso, le bambine appaiono più bulle dei maschietti. È responsabilità di scuola, insegnanti, famiglia, Forze dell'Ordine, Chiesa, Istituzioni creare una rete in cui far paracadutare dolcemente i bambini, perché un bambino lasciato solo può diventare un bullo in qualsiasi momento».

    Nel 2008, i risultati dell'indagine sono stati pubblicati. (Dati e commenti indagine sul bullismo)
    Nel 2010 si concretizzeranno in un cortometraggio scritto e diretto dal regista Corrado Veneziano, già autore della serie

    Accipicchia, ci hanno rubato la lingua! Con DVD"Accipicchia: ci hanno rubato la lingua!" (fiction Rai 3).

    Il prossimo lunedì 1 febbraio si comincerà con le riprese, che andranno avanti per circa una settimana.  
    Il cortometraggio sarà interamente girato ad Altamura.
    Piazza Duomo, Piazza Resistenza e Piazza Zanardelli faranno da sfondo ad alcune delle sequenze principali.


    «Punteremo soprattutto sulla scuola», afferma Veneziano, «ne coglieremo la quotidianità. Cercheremo di capire quanto sia responsabile la scuola rispetto a diversi casi di bullismo».

    Tra gli attori che parteciperanno alla realizzazione del cortometraggio, il napoletano Antonio Stornaiolo, noto come Tata, e Tiziana Schiavarelli, attrice che ha, tra l'altro, vestito i panni di uno dei personaggi del film "Focaccia Blues".
    A questi si aggiungeranno diversi bambini della scuola "San Francesco", tra i quali i due alunni protagonisti – un maschietto ed una femminuccia – , alcune comparse, tre "amici balordi" di 12 anni, quattro attori altamurani (Lisa Falagario, Marcello Vitale, Luca Simone, Felice Griesi).

    «Il cortometraggio, quasi sicuramente, sarà visibile anche in Rai», spiega Veneziano, «io collaboro con la Rai per la divisione ragazzi, ho già prospettato questo tipo di ipotesi al responsabile della stessa divisione. Il dvd verrà, inoltre, inviato a tutte le scuole elementari della Regione. In più, il Ministero dell'Istruzione, attraverso il ministro Gelmini, che sponsorizza l'iniziativa, ha già chiesto un ampio numero di copie. Queste, probabilmente, saranno destinate ai Provveditorati di altre Regioni italiane».

    A finanziare la realizzazione del cortometraggio, i fondi del Ministero dell'Istruzione: «Anche la Regione Puglia ha contribuito ad incentivare l'iniziativa con un piccolo fondo», dichiara Cardano, «ci sarà un contributo ed il sostegno del Comune di Altamura e, tra gli sponsor, la CO.BAR. e EDIL PROJECT. La direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale dott.ssa Lucrezia Stellacci mi ha aiutato ad ottenere il contributo del Ministero».

    Una serie di incontri educativi con le Forze dell'Ordine, in particolare con l'Arma dei Carabinieri, ha preceduto il progetto del cortometraggio. Cardano ricorda anche la collaborazione delle parrocchie, in particolare del S. Rosario di Pompei e di Santa Maria della Consolazione.

    Il Dirigente scolastico conclude: «Creare un cortometraggio significa attirare l'attenzione della collettività cittadina, e non solo, sul tema. Questi giorni, a scuola, ci sarà confusione. Dell'organizzazione si occuperanno le insegnanti Anna Delorenzo e Antonia Bofalo. Diverse riprese avverranno proprio qui. Abbiamo ricevuto delle fotografie con cui stiamo allestendo, in molti angoli della scuola, dei finti centri storici. Probabilmente, nel video, compariranno i cammei di alcune delle autorità. Forse anche il ministro Mariastella Gelmini darà il suo contributo presentando il cortometraggio. Io spero che l'uscente governatore della Puglia Nichi Vendola ci dia un cammeo della sua esperienza. Se il progetto andrà bene, la dott.ssa Stellacci ha annunciato che ci potrebbero essere ulteriori opportunità di girare films didattici nella nostra zona».
    ANNA MARIA COLONNA
    Venerdì 29 Gennaio 2010

    Accipicchia, ci hanno rubato la lingua! Con DVDQuesto libro nasce direttamente dall'omonima trasmissione televisiva: "Accipicchia, ci hanno rubato la lingua!", una fiction sull'insegnamento della lingua, italiana e non, in onda dal 2008 su Rai 3. La storia è ambientata in un piccolo paese dei primi del 1900 che si estende ai piedi di un grande castello. Ogni mattina, nella classe del maestro Giacomo c'è un grande mistero da risolvere: scompare sempre un pezzo di grammatica! Nell'ordine scompaiono prima il punto, poi il punto esclamativo, il punto interrogativo, la virgola, i verbi e tanti altri importantissimi elementi, necessari per comunicare. Così, puntata dopo puntata e, ora in parallelo, capitolo dopo capitolo, il maestro e la sua classe partono alla volta del castello per recuperare lo "scomparso" di turno. Il volume è corredato da stickers, pagine da ritagliare, pagine di giochi e un glossario grammaticale di facile consultazione. Illustrano il volume i fotogrammi tratti direttamente dalla serie Tv e le belle illustrazioni di Simone Massoni. Nel DVD allegato: le 10 puntate della serie Tv che durano ciascuna 15 minuti.

    Simile a Daniel Pennac per sagacia e capacità di catturare l’attenzione con la fantasia, Corrado Veneziano, in “Accipicchia ci hanno rubato la lingua” stupisce per come riesce a trasformare in surreale il reale. Docente di Linguistica, negli ultimi dieci anni, all'Accademia nazionale d'arte drammatica Silvio D'Amico, ha tenuto lezioni di fonetica e prosodia della lingua italiana in università italiane e straniere. Autore del primo manuale di pronuncia multimediale italiano (pubblicato da Laterza nel 1997) e del manuale di dizione più venduto in Italia (Manuale di dizione, voce e respirazione, editore Besa) ha recentemente orientato i suoi interessi in campo televisivo e tecnologico. Chi meglio di lui, saprà che il rapporto con i segni di interpunzione, fin da piccoli, non è sempre immediato. “Questi segni, più strani dei numeri, racchiudono davvero un mondo fantastico pieno di magia.

    http://www.altamuralife.it/magazine/notizie/al-via-le-riprese-per-un-cortometraggio-sul-bullismo/

     

    Il linguaggio multimediale diventa fonte di educazione, mezzo di formazione e veicolo di conoscenza. La consapevolezza ricerca un'informazione che non tace. Che spiega mostrando. Che riproduce con chiarezza. Altamura, nei prossimi giorni, si trasformerà in un set cinematografico popolato essenzialmente da bambini. Gli alunni del 5° Circolo Didattico "San Francesco d'Assisi", infatti, s'improvviseranno attori di un cortometraggio incentrato sul tema del bullismo. In realtà, non si tratta d'improvvisazione. Tutto comincia qualche anno fa, quando l'istituto viene individuato dal Provveditorato agli Studi di Bari come scuola-polo per la lotta al bullismo. «La scelta del Provveditorato nasce dal bisogno di interpretare il malessere dei bambini», spiega il dirigente scolastico Tommaso Cardano, «spesso i bulli, prima di essere causa di dolore per gli altri, risultano già vittime di situazioni non semplici che subiscono sulla propria pelle. Un bullo fa del male non per piacere, ma perché ha dentro di sé una sofferenza e manifesta questa sua condizione aggredendo gli altri». Un fenomeno che ha tante sfaccettature, quello del bullismo. Che va affrontato, prima di tutto, comprendendone le cause.
    Se mi aiuti ti aiuto, a cura di Nicola Cifarelli Nel maggio 2007, lo psicologo Nicola Cifarelli ha curato, nella stessa struttura scolastica, un'indagine sul bullismo somministrando a trecento alunni di 3^, 4^ e 5^ elementare un questionario a tema. Obiettivo della ricerca, analizzare come i bambini vivono il rapporto con gli altri all'interno della scuola, in modo da evidenziare particolari atteggiamenti di prepotenza (bullismo) e al fine di cercare strategie educative per arginare possibili fenomeni di violenza. «Dal questionario è emersa una cosa fondamentale», spiega Cardano, «il bullismo prevalente non è quello fatto di violenza. Diffuso è il bullismo inteso come isolamento, derisione, svuotamento di rapporti. E, in questo senso, le bambine appaiono più bulle dei maschietti. È responsabilità di scuola, insegnanti, famiglia, Forze dell'Ordine, Chiesa, Istituzioni creare una rete in cui far paracadutare dolcemente i bambini, perché un bambino lasciato solo può diventare un bullo in qualsiasi momento». Nel 2008, i risultati dell'indagine sono stati pubblicati. Nel 2010 si concretizzeranno in un cortometraggio scritto e diretto dal regista Corrado Veneziano, già autore della serie "Accipicchia: ci hanno rubato la lingua!" (fiction Rai 3). Il prossimo lunedì 1 febbraio si comincerà con le riprese, che andranno avanti per circa una settimana.
    Il cortometraggio sarà interamente girato ad Altamura. Piazza Duomo, Piazza Resistenza e Piazza Zanardelli faranno da sfondo ad alcune delle sequenze principali. «Punteremo soprattutto sulla scuola», afferma Veneziano, «ne coglieremo la quotidianità. Cercheremo di capire quanto sia responsabile la scuola rispetto a diversi casi di bullismo». Tra gli attori che parteciperanno alla realizzazione del cortometraggio, il napoletano Antonio Stornaiolo, noto come Tata, e Tiziana Schiavarelli, attrice che ha, tra l'altro, vestito i panni di uno dei personaggi del film "Focaccia Blues". A questi si aggiungeranno diversi bambini della scuola "San Francesco", tra i quali i due alunni protagonisti – un maschietto ed una femminuccia – , alcune comparse, tre "amici balordi" di 12 anni, quattro attori altamurani (Lisa Falagario, Marcello Vitale, Luca Simone, Felice Griesi).
    «Il cortometraggio, quasi sicuramente, sarà visibile anche in Rai», spiega Veneziano, «io collaboro con la Rai per la divisione ragazzi, ho già prospettato questo tipo di ipotesi al responsabile della stessa divisione. Il dvd verrà, inoltre, inviato a tutte le scuole elementari della Regione. In più, il Ministero dell'Istruzione, attraverso il ministro Gelmini, che sponsorizza l'iniziativa, ha già chiesto un ampio numero di copie. Queste, probabilmente, saranno destinate ai Provveditorati di altre Regioni italiane».
    A finanziare la realizzazione del cortometraggio, i fondi del Ministero dell'Istruzione: «Anche la Regione Puglia ha contribuito ad incentivare l'iniziativa con un piccolo fondo», dichiara Cardano, «ci sarà un contributo ed il sostegno del Comune di Altamura e, tra gli sponsor, la COBAR e EDIL PROJECT. La direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale dott.ssa Lucrezia Stellacci mi ha aiutato ad ottenere il contributo del Ministero».
    Una serie di incontri educativi con le Forze dell'Ordine, in particolare con l'Arma dei Carabinieri, ha preceduto il progetto del cortometraggio. Cardano ricorda anche la collaborazione delle parrocchie, in particolare del S. Rosario di Pompei e di Santa Maria della Consolazione.
    Il Dirigente scolastico conclude: «Creare un cortometraggio significa attirare l'attenzione della collettività cittadina, e non solo, sul tema. Questi giorni, a scuola, ci sarà confusione. Dell'organizzazione si occuperanno le insegnanti Anna Delorenzo e Antonia Bofalo. Diverse riprese avverranno proprio qui. Abbiamo ricevuto delle fotografie con cui stiamo allestendo, in molti angoli della scuola, dei finti centri storici. Probabilmente, nel video, compariranno i cammei di alcune delle autorità. Forse anche il ministro Mariastella Gelmini darà il suo contributo presentando il cortometraggio. Io spero che l'uscente governatore della Puglia Nichi Vendola ci dia un cammeo della sua esperienza. Se il progetto andrà bene, la dott.ssa Stellacci ha annunciato che ci potrebbero essere ulteriori opportunità di girare films didattici nella nostra zona».
    In allegato, il soggetto del cortometraggio e alcuni approfondimenti. Per ulteriori notizie, consultare il sito web della scuola "San Francesco". 
    A breve, le fotografie dell'incontro tra Corrado Veneziano, la scuola "San Francesco" e alcuni dei partecipanti, avvenuto lo scorso 28 gennaio.
    A breve, le fotografie dell'incontro tra Corrado Veneziano, la scuola "San Francesco" e alcuni dei partecipanti, avvenuto lo scorso 28 gennaio.

    …e ora parlano i bambini

    Si sono concluse ieri le riprese del cortometraggio sul bullismo


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    ANNA MARIA COLONNA
    Venerdì 5 Febbraio 2010 ore 12.49
     

    È come quando si parte per la prima volta. C'è emozione. Entusiasmo. Un po'di paura. Poi il fascino dell'itinerario prende il sopravvento. La bellezza della meta prevale. Alcuni bambini del 5˚ Circolo Didattico "San Francesco d'Assisi", durante gli scorsi giorni, hanno affrontato un viaggio. Davanti ai loro occhi, una città nuova, vista con sguardi diversi, più attenti, capaci di stupirsi e di stupire. Strade e piazze sono diventate luoghi di un'esperienza indimenticabile.

    La spontaneità dei più piccoli ha sfidato persino le telecamere. Accanto agli attori Antonio Stornaiolo (Tata) e Tiziana Schiavarelli c'erano loro. Fino a notte inoltrata, con una temperatura che sfiorava lo zero, c'erano loro. A ripetere diverse volte una scena, affinché venisse bene, c'erano loro. I bambini, involontariamente, hanno dato una grande lezione ai "grandi". Hanno insegnato agli adulti che la serietà abita anche nel gioco. Che è coraggioso affrontare temi quali il bullismo non solo con le parole, ma anche con le azioni. Nel loro impegno è stata valorizzata l'intera città.

    Di quello che fanno i più piccoli, spesso, si parla poco. Eppure è importante ascoltarli. Nella semplicità dei loro comportamenti, ci sono le risposte a tante domande.

    Carlo Laterza, nove anni, dice: «Con questo progetto sul bullismo vogliamo far capire che la violenza non serve. Con le parole si risolve tutto». Giuditta Sardone, dieci anni, aggiunge sorridendo: «Già sapevamo che è una cosa bella fare gli attori, questa esperienza ci ha fatto capire che è ancora più bella…». Sono i due protagonisti del cortometraggio "Ancòra" (testo e regia di Corrado Veneziano), girato questa settimana ad Altamura. Quattro giorni di intense riprese, cominciate lunedì e conclusesi ieri mattina, 4 febbraio. Un'attenzione particolare anche ai "tre bulli", che compaiono in moto nella scena dedicata alla "punizione" del ritardo del piccolo protagonista all'appuntamento.

    La scuola "San Francesco d'Assisi" ha, così, trasformato Altamura in un affascinante set cinematografico. Durante le scorse sere, alle 23.00 circa, "si girava" ancora. Nonostante il freddo. Nonostante la stanchezza.

    Il cortometraggio sarà composto, nella sua parte iniziale, da alcune interviste. A rispondere alle domande del regista, tra gli altri, l'imprenditore Vito Barozzi, proprietario della Società Cobar, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, la direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale dott.ssa Lucrezia Stellacci, don Nunzio Falcicchio, don Peppino Creanza (parroco della chiesa "SS. Rosario di Pompei"), il sindaco Mario Stacca, il comandante della compagnia Carabinieri di Altamura capitano Giangabriele Affinito, alcuni genitori, un giudice e lo stesso Tommaso Cardano, dirigente scolastico della scuola "San Francesco d'Assisi".

    La dott.ssa Stellacci, che ha reso possibile la realizzazione del cortometraggio grazie alla sua intermediazione con il Ministero della Pubblica Istruzione (finanziatore del progetto), scrive in un saluto alle Istituzioni: «I giovani, risorsa prioritaria per l'emancipazione progressiva della nostra terra, hanno, infatti, diritto ad un percorso educativo che sia reale processo di valorizzazione della persona umana. Alla scuola che trasforma alfabeti e saperi in emancipazione, è affidato l'arduo compito di aiutare i giovani a progettare la loro vita con consapevolezza e responsabilità». Un'esperienza come quella del cortometraggio sul bullismo è fonte di crescita, di responsabilizzazione, di dialogo e di formazione.

    Ai nostri microfoni, il regista Corrado Veneziano, l'aiuto-regista Luca Simone, il dirigente scolastico Tommaso Cardano, le due comparse Pietro e Michele, i due piccoli protagonisti Giuditta (nel ruolo di Angelina) e Carlo (nel ruolo di Mimmo), le insegnanti Anna Delorenzo e Antonia Bofalo (che si sono occupate dell'organizzazione), l'insegnante Grazia Incampo (che ha seguito tutta la parte della ricerca "Se mi aiuti ti aiuti", precedente al cortometraggio).
    A breve il video delle interviste.

     

    Finanziatori e Sponsor

    1. CONSIGLIO DI CIRCOLO QUINTOCD
    2. MIUR
    3. DG. U.S.R. PUGLIA
    4. REGIONE PUGLIA - Diritto allo studio
    5. COMUNE DI ALTAMURA
    6. CO.BAR. - ALTAMURA
    7. EDIL PROJECT F.LLI SIMONE - ALTAMURA
    8. RAI TV 3
    9. FORZE DELL'ORDINE
    10. CHIESA DI ALTAMURA
    11. FAMIGLIE DEGLI ALUNNI

    ANCòRA contro il bullismo       

    Al via le riprese per un cortometraggio sul bullismo

    Ancora

    Il regista Corrado Veneziano collabora con il 5° Circolo Didattico “San Francesco d’Assisi”

    Soggetto del cortometraggio e approfondimenti

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    Corrado Veneziano e la "Scuola San Francesco" battezzano il Corto "ANCòRA" 

    Altamura (Bari) -Al l via le riprese del cortometraggio di Corrado Veneziano sul bullismo
    Il regista Corrado Veneziano collabora con il 5° Circolo Didattico “San Francesco d’Assisi”
    Il linguaggio multimediale diventa fonte di educazione, mezzo di formazione e veicolo di conoscenza. La consapevolezza ricerca un'informazione che non tace. Che spiega mostrando. Che riproduce con chiarezza. Altamura, nei prossimi giorni, si trasformerà in un set cinematografico popolato essenzialmente da bambini.

    Gli alunni del 5° Circolo Didattico "San Francesco d'Assisi", infatti, s'improvviseranno attori di un cortometraggio incentrato sul tema del bullismo. In realtà, non si tratta d'improvvisazione. Tutto comincia qualche anno fa, quando l'istituto viene individuato dal Provveditorato agli Studi di Bari come scuola-polo per la lotta al bullismo.

    «La scelta del Provveditorato nasce dal bisogno di interpretare il malessere dei bambini», spiega il dirigente scolastico Tommaso Cardano, «spesso i bulli, prima di essere causa di dolore per gli altri, risultano già vittime di situazioni non semplici che subiscono sulla propria pelle.
    Un bullo fa del male non per piacere, ma perché ha dentro di sé una sofferenza e manifesta questa sua condizione aggredendo gli altri».

    Un fenomeno che ha tante sfaccettature, quello del bullismo. Che va affrontato, prima di tutto, comprendendone le cause.

    Nel maggio 2007, lo psicologo Nicola Cifarelli ha curato, nella stessa struttura scolastica, un'indagine sul bullismo somministrando a trecento alunni di 3^, 4^ e 5^ elementare un questionario a tema. Obiettivo della ricerca, analizzare come i bambini vivono il rapporto con gli altri all'interno della scuola, in modo da evidenziare particolari atteggiamenti di prepotenza (bullismo) e al fine di cercare strategie educative per arginare possibili fenomeni di violenza.

    «Dal questionario è emersa una cosa fondamentale», spiega Cardano, «il bullismo prevalente non è quello fatto di violenza.
    Diffuso è il bullismo inteso come isolamento, derisione, svuotamento di rapporti. E, in questo senso, le bambine appaiono più bulle dei maschietti. È responsabilità di scuola, insegnanti, famiglia, Forze dell'Ordine, Chiesa, Istituzioni creare una rete in cui far paracadutare dolcemente i bambini, perché un bambino lasciato solo può diventare un bullo in qualsiasi momento».

    Nel 2008, i risultati dell'indagine sono stati pubblicati. (
    Dati e commenti indagine sul bullismo)
    Nel 2010 si concretizzeranno in un cortometraggio scritto e diretto dal regista Corrado Veneziano, già autore della serie "Accipicchia: ci hanno rubato la lingua!" (fiction Rai 3). Il prossimo lunedì 1 febbraio si comincerà con le riprese, che andranno avanti per circa una settimana.

    Il cortometraggio sarà interamente girato ad Altamura.
    Piazza Duomo, Piazza Resistenza e Piazza Zanardelli faranno da sfondo ad alcune delle sequenze principali.


    «Punteremo soprattutto sulla scuola», afferma Veneziano, «ne coglieremo la quotidianità. Cercheremo di capire quanto sia responsabile la scuola rispetto a diversi casi di bullismo».

    Tra gli attori che parteciperanno alla realizzazione del cortometraggio, il napoletano Antonio Stornaiolo, noto come Tata, e Tiziana Schiavarelli, attrice che ha, tra l'altro, vestito i panni di uno dei personaggi del film "Focaccia Blues".
    A questi si aggiungeranno diversi bambini della scuola "San Francesco", tra i quali i due alunni protagonisti – un maschietto ed una femminuccia – , alcune comparse, tre "amici balordi" di 12 anni, quattro attori altamurani (Lisa Falagario, Marcello Vitale, Luca Simone, Felice Griesi).

    «Il cortometraggio, quasi sicuramente, sarà visibile anche in Rai», spiega Veneziano, «io collaboro con la Rai per la divisione ragazzi, ho già prospettato questo tipo di ipotesi al responsabile della stessa divisione. Il dvd verrà, inoltre, inviato a tutte le scuole elementari della Regione. In più, il Ministero dell'Istruzione, attraverso il ministro Gelmini, che sponsorizza l'iniziativa, ha già chiesto un ampio numero di copie. Queste, probabilmente, saranno destinate ai Provveditorati di altre Regioni italiane».

    A finanziare la realizzazione del cortometraggio, i fondi del Ministero dell'Istruzione: «Anche la Regione Puglia ha contribuito ad incentivare l'iniziativa con un piccolo fondo», dichiara Cardano, «ci sarà un contributo ed il sostegno del Comune di Altamura e, tra gli sponsor, la CO.BAR. e EDIL PROJECT. La direttrice generale dell'Ufficio Scolastico Regionale dott.ssa Lucrezia Stellacci mi ha aiutato ad ottenere il contributo del Ministero».

    Una serie di incontri educativi con le Forze dell'Ordine, in particolare con l'Arma dei Carabinieri, ha preceduto il progetto del cortometraggio. Cardano ricorda anche la collaborazione delle parrocchie, in particolare del S. Rosario di Pompei e di Santa Maria della Consolazione.

    Il Dirigente scolastico conclude: «Creare un cortometraggio significa attirare l'attenzione della collettività cittadina, e non solo, sul tema. Questi giorni, a scuola, ci sarà confusione. Dell'organizzazione si occuperanno le insegnanti Anna Delorenzo e Antonia Bofalo. Diverse riprese avverranno proprio qui. Abbiamo ricevuto delle fotografie con cui stiamo allestendo, in molti angoli della scuola, dei finti centri storici. Probabilmente, nel video, compariranno i cammei di alcune delle autorità. Forse anche il ministro Mariastella Gelmini darà il suo contributo presentando il cortometraggio. Io spero che l'uscente governatore della Puglia Nichi Vendola ci dia un cammeo della sua esperienza. Se il progetto andrà bene, la dott.ssa Stellacci ha annunciato che ci potrebbero essere ulteriori opportunità di girare films didattici nella nostra zona».
    Anna Maria Colonna

     

    http://www.altamuralife.it/magazine/notizie/al-via-le-riprese-per-un-cortometraggio-sul-bullismo/

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    ANNA MARIA COLONNA
    Venerdì 29 Gennaio 2010

     

    PATTO DI CORRESPONSABILITA' EDUCATIVA

     ROMA 13 OTTOBRE 2009 - Ministero P.I. - VIII Giornata Europea dei Genitori e della Scuola. - Educare insieme: la Scuola che fa bene         

    VIII GIORNATA EUROPEA DEI GENITORI- PARTECIPAZIONE DEL 5 C.D.


     

    Miur: «Bullismo in 3 istituti su 4, ma se ne parla poco»

    Miur: «Bullismo in 3 istituti su 4, ma se ne parla poco

    Bullismo TUTTO SU »Bullismo

    87% casi lievi non ripresi da media: intesa con Pari opportunità

    martedì 13 ottobre 2009

    Fonte: © Redazione DdWeb - 13/10/2009

    ROMA - Episodi di bullismo verbale, frequenti e sporadici, sono ormai diffusi in tre scuole su quattro (nel 76,5% dei casi) e quelli di violenza fisica in quasi due istituti su tre (nel 62,8%): sono dati `pesanti' quelli resi noti questa mattina al Miur in occasione della divulgazione del concorso `Io dico no alla violenza' e della celebrazione dell'`VIII Giornata europea dei genitori e della scuola' nell'ambito della I Settimana contro la violenza. Numeri purtroppo in costante crescita e che hanno dato impulso alla istituzione del protocollo d'intesa, firmato oggi, tra il dicastero dell'Istruzione, attraverso il ministro Mariastella Gelmini, ed il dipartimento per le Pari Opportunità, rappresentato dal ministro Mara Carfagna

    Dai numeri presentati oggi sullo stato dell'arte del bullismo in Italia, derivanti da un monitoraggio nazionale, risulta che nell'87,4% dei casi i danni contro il patrimonio, prodotti dalla violenza gratuita di ragazzi frequentanti scuole di ogni ordine e grado, hanno cagionato ostacoli alle normali azioni quotidiane in forma solo lieve o media. Episodi che però esistono, ma che nella gran parte dei casi non arriverebbero ad essere pubblicizzati dai media. Mentre solo il 7,4% farebbe `notizia' perché di entità più grave.

    Viale Trastevere ha fatto anche sapere che negli ultimi 12 mesi al Miur «sono arrivate per conoscenza, dalla Prefetture e dai genitori, 302 segnalazioni di denunce per casi di bullismo avvenuti nelle scuole. Questo numero - commentano dal ministero - è solo una piccolissima parte, quella visibile e denunciata, di un iceberg che coinvolge ogni giorno centinaia di ragazze e ragazzi».

    Il fenomeno percepito dall'opinione pubblica sarebbe quindi ben al di sotto della sua reale ed attuale consistenza: tanto che i genitori, che hanno un contatto con la scuola sicuramente più diretto e spesso, nel caso di quella dell'obbligo, anche quotidiano, percepiscono il bullismo come un malcostume dei nostri giorni sicuramente «in crescita»: tanto che, fa sapere il ministero, le famiglie hanno ormai la percezione » che si diventi bulli sempre più precocemente e che per contrastare questi fenomeni sia essenziale coinvolgere le famiglie e attivare spazi di ascolto».

    La scuola italiana non starebbe però a guardare. Sempre in base allo studio ministeriale risulta, infatti, che quasi tutti gli istituti negli ultimi 3 anni hanno adottato iniziative a favore di un clima più rispettoso tra gli studenti ed in generale con il prossimo: «tali iniziative, all'interno delle quali sono presenti moltissime `buone pratiche' - spiega il Miur - si dividono in tre categorie: assistenza, che consiste nell'arginare i danni, comprendere il disagio ed adottare iniziative adeguate; prevenzione del disagio e del bullismo; promozione delle energie proattive».

     

    Prot. MPIAOODRPU.8658   Bari, 8 ottobre 2009 Il dirigente: dott. Donato Marzano

    Al Dirigente Scolastico del 5° Circolo Didattico ALTAMURA (BA) Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

    OGGETTO: VIII Giornata Europea dei Genitori – Partecipazione del V C.D. al MIUR

    Ho appreso dalla Sua cortese mail dell’invito ricevuto dal MIUR alla “VIII Giornata Europea dei Genitori e della Scuola” che si terrà a Roma dal 12 al 13 ottobre della delegazione dell’istituzione scolastica che Lei rappresenta. L’occasione mi è gradita per esprimerLe un sincero apprezzamento, che vorrà estendere a tutti i partecipanti alle due iniziative realizzate nel decorso anno scolastico, per l’attenzione prestata all’attività progettuale e per l’impegno profuso anche nel valorizzare l’apporto delle famiglie alla vita scolastica

    Cordiali saluti IL DIRIGENTE Donato Marzano

    Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    Dipartimento per l’Istruzione - Direzione Generale per lo StudeRoma, 8 ottobre 2009nte, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione - Ufficio III Prot. n. 0005014 - Roma, 8 ottobre 2009

    Oggetto: “Educare insieme: la Scuola che fa bene”. VIII Giornata Europea dei Genitori e della Scuola (13 ottobre 2009)

    Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in accordo con le Associazioni Nazionali dei Genitori componenti il FONAGS, celebrerà il giorno 13 ottobre 2009 a Roma, presso la Sala della Comunicazione l’ottava “Giornata Europea dei Genitori e della Scuola”. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Europea dei Genitori (EPA), è sostenuta dal Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoNAGS) e da questo Ministero.
    Al centro dell’incontro, dal titolo “Educare insieme: la Scuola che fa bene”, sarà il disagio dei bambini e dei ragazzi e le strategie e i progetti che la scuola e le famiglie sono chiamate a mettere in essere nell’ottica di prevenirlo.
    Tale iniziativa, da sempre occasione per condividere le esperienze compiute in un’ottica di continuità e per valorizzare le buone pratiche, si pone altresì come momento di confronto tra le due principali agenzie educative e come conferma di quella fattiva collaborazione che lega la Scuola alle famiglie e che viene sancita ogni anno con la firma del Patto di Corresponsabilità.
    Quest’anno la Giornata si inserisce nell’ambito delle iniziative previste in occasione della Settimana contro la violenza (12 – 18 ottobre) istituita con Protocollo d’Intesa tra questo Dicastero e il Dipartimento per le Pari Opportunità.Gli atti dell’incontro saranno disponibili già nel pomeriggio del prossimo 13 ottobre
    www.istruzione.it. IL DIRETTORE GENERALE f.to Massimo ZENNARO

     “Educare insieme: la Scuola che fa bene”.VIII Giornata Europea dei Genitori e della Scuola (13 OTTOBRE 2009)


    PDF FoNAGS

    ART. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

    ART. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

    ART. 30. È dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.


     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in accordo con le Associazioni Nazionali dei Genitori componenti il FONAGS, celebra il giorno a Roma, presso la Sala della Comunicazione la “Settima Giornata Europea dei Genitori e della Scuola”. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Europea dei Genitori (EPA), è sostenuta dal Forum nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola (FoNAGS) e da questo Ministero.
    Obiettivo prioritario di questa giornata è quello di rafforzare con sempre maggiore efficacia l’alleanza educativa tra scuola e famiglia, fondata sulla condivisione di valori e su una fattiva collaborazione delle parti basata sul reciproco rispetto delle competenze. Il decisivo ruolo dei genitori per la formazione della persona, dichiarato esplicitamente negli artt. 2, 29 e 30 della Costituzione Italiana e rafforzato dai recenti documenti europei, ha avuto nel Patto di Corresponsabilità un ulteriore riconoscimento giuridico. È infatti indubbio che l'alleanza tra scuola e famiglia sia, nel nuovo scenario sociale, una scelta imprescindibile e che solo attraverso l’attivazione di percorsi virtuosi si potranno promuovere i valori del dialogo e della partecipazione attiva in un contesto coerente alla crescita e allo sviluppo di un nuovo modello educativo fondato sui valori della cittadinanza, sul rispetto della dignità dei diritti umani, sull’affermazione della democrazia e della legalità.

    L’iniziativa è un’importante occasione per condividere le esperienze compiute in un’ottica di continuità e per valorizzare le buone pratiche.
    In considerazione della rilevanza dei temi affrontati, si auspica che in occasione della manifestazione della “Giornata Europea dei Genitori e della Scuola” che si svolgerà a Roma, possano prevedersi nei mesi a venire ulteriori momenti di confronto, come è già avvenuto in questi anni, a livello regionale e provinciale con il coinvolgimento operativo dei “Forum Regionali delle associazioni dei genitori” ed il sostegno qualificato degli Uffici Scolastici Regionali, con l’obiettivo di sensibilizzare al dialogo scuola-famiglia e per valorizzare strumenti e strategie di confronto partendo, tra l’altro, dalla discussione di modelli efficaci per l’elaborazione di Patti di Corresponsabilità Scuola-Famiglia che siano frutto di percorsi concreti di scambio tra i genitori e le scuole stesse.
    IL MINISTRO - f.to Mariastella GELMINI

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    PATTO DI CORRESPONSABILITA' EDUCATIVA

    Ai docenti del 5° CD

    Patto di corresponsabilità educativa a.s. 2008-09.

    Il consiglio di circolo,su proposta del direttore didattico, ha discusso e deliberato  l'adozione del PATTO DI CORRESPONSABILITA' EDUCATIVO per l'anno  scolastico in corso. Il documento è stato illustrato anche al Comitato dei  genitori al momento dell'insediamento. Ogni classe avrà la facoltà nell'incontro SCUOLA-FAMIGLIA di sottoscriverlo, acquisendo la volontà dei genitori, degli alunni e del personale che intende partecipare a questa iniziativa di educazione alla Cittadinanza per la legalità. Ogni genitore rappresentante di classe inviterà gli altri a condividere e sottoscrivere il patto, anche apportando modifiche al testo per poterlo adattare alla specificità della classe e anche della sezione d'infanzia dei più grandi. L'iniziativa è bilaterale:insegnanti e genitori. E'importante cointeressare anche gli alunni che intendano partecipare al patto. Non si tratta di un regolamento da rispettare per forza,ma di un patto che vincola i sottoscrittori e vale soltanto se gli stessi lo rispettano. E'il risultato della prima sperimentazione avvenuta in Puglia su iniziativa della Direzione generale dell'Ufficio Scolastico. Sono consegnate due copie per ogni classe e sezione.

      AL DIRIGENTE SCOLASTICO TOMMASO CARDANO

    HO APPREZZATO LO SFORZO DELLA SCUOLA S. FRANCESCO A CHIEDERE FONDI EUROPEI, A NOSTRA DISPOSIZIONE, E ATTIVARE UN' ORGANIZZAZIONE MOLTO COMPLESSA RIVOLTA A NOI GENITORI (E NON SOLO) PER POTER MIGLIORARE LA NOSTRA FORMAZIONE  E DI BUON GRADO HO ACCETTATO DI PARTECIPARVI E QUINDI METTERMI IN DISCUSSIONE, PER IL BENE DEI MIEI FIGLI.

    HO APPRESO L'IMPORTANZA DELL'ASCOLTO ATTIVO, DEL MESSAGGIO IO E DEL PROBLEMI SOLVING: METODI CONSIGLIATI DA ESPERTI CHE CI HANNO ESORTATO A METTERLI IN PRATICA NON SOLO PARLANDO Al NOSTRI FIGLI, MA IN QUALSIASI RAPPORTO INTERPERSONALE, AFFINCHE I PROBLEMI SI RISOLVANO EVITANDO CONFLITTI E PRESE DI POSIZIONI, CIVILMENTE, POI CHE' SI VALUTA E SI SCEGLIE LA SOLUZIONE CHE SODDISFA I BISOGNI COMUNI. NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI NON SEMPRE CI RIESCE FACILE METTERE IN PRATICA TUTTO CIO, POICHÉ' NONOSTANTE L'ASCOLTO ATTIVO CI TROVIAMO DI FRONTE PERSONE CHE NON VOGLIONO COMUNICARE. SE VOGLIAMO DAVVERO METTERCI INSIEME E CAMBIARE LE COSE POSSIAMO, GENITORI, INSEGNANTI, PERSONALE ATA, DIRIGENTE ECC... ESSERE DISPOSTI AD ASCOLTARE L'ALTRO SAREBBE UN GRAN PASSO AVANTI, SI RISOLVEREBBERO CON SUCCESSO TANTISSIME DIFFICOLTA' CHE SE IRRISOLTE DIVENTANO INSORMONTABILI.

    PURTROPPO SIAMO ABITUATI NON AD ASCOLTARE, MA SOLO A PARLARE, CRITICARE, A RISPONDERE SENZA CONTARE FINO A 10, O A IMPORRE LE NOSTRE RAGIONI. NON E' FACILE CAMBIARE TUTTO QUESTO MA NON E' MAI TROPPO TARDI. ECCO L'IMPORTANZA DI UNA FIGURA COME LO PSICOLOGO NELLA NOSTRA SCUOLA, UN FILTRO MAGICO CHE FAREBBE USCIRE SOLO IL BUONO CHE IN OGNUNO C'È.

    NON POSSIAMO AVERE LA PRESUNZIONE DI POTER RISOLVERE TUTTO DA SOLI, RISCHIANDO DI SBAGLIARE, CHIEDERE AIUTO NON E' SEGNO DI DEBOLEZZA, MA DI UNA GRANDE FORZA INTERIORE. SI TRATTA DEI NOSTRI FIGLI, DELLA NOSTRA SOCIETÀ' DEL NOSTRO PICCOLO MONDO. LA PROPOSTA PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO E' AVERE A DISPOSIZIONE PER NOI GENITORI, ALL'INTERNO DELLA SCUOLA UNO PSICOLOGO AL QUALE POTER ESPORRE PROBLEMI, ATTEGGIAMENTI, SEGNALI DEI NOSTRI BAMBINI, INDIVIDUARE IL DISAGIO PER RISORVERLO SUL NASCERE. I PROBLEMI ATTUALI LI CONOSCIAMO BENISSIMO, LI ABBIAMO LI' SOTTO I NOSTRI OCCHI, LI SENTIA MO RACCONTARE DALLE VOCI DEI NOSTRI FIGLI, LI VEDIAMO SUI LORO VOLTI, NEI LORO ATTEG GIAMENTI, NELLE LORO STENTATE PAROLE.

    CAMPANELLI D'ALLARME A VOLTE IGNORATI, A VOLTE SMINUITI, A VOLTE INGIGANTITI DA NOI ADULTI. LA SOLUZIONE INSIEME LA DOBBIAMO TROVARE , ALTRIMENTI GLI SFORZI FATTI FINO AD ORA SARAN NO STATI VANI, COME VANA SARA' STATA LA SOFFERENZA DI UN' INTERA CLASSE, POICHÉ' LA LORO ESPERIENZA NEGATIVA NON CI E' SERVITA DA INSEGNAMENTO.

    NON VOGLIAMO CHE I PROGETTI PON SIANO SOLO UN VANTO PER LA SCUOLA S. FRANCESCO. MA CHE LASCI SEGNI TANGIBILI DI CAMBIAMENTI POSITIVI PER LA NOSTRA COMUNITÀ'. RIMANGO FIDUCIOSA CHE TUTTO CIO' ABBIA UN POSITIVO RISCONTRO DA PARTE VOSTRA, E CHE TROVI PERSONE E MEZZI IN GRADO DI OFFRIRE ALLA SCUOLA DEI NOSTRI FIGLI UN VALIDO AIUTO. GRAZIE  ALTAMURA LI' 22/05/2009     F.TO 17 CORSISTE DEL MODULO GENITORI DEL PON LO PSICOLOGO A SCUOLA

    CRESCITA E SVILUPPO

    Bullismo: cosa devono sapere i genitori

    02 FEB 10 - Il bullismo è una piaga sempre più diffusa fra i bambini e gli adolescenti: esistono delle indicazioni pratiche utili genitori per prevenire il fenomeno bullismo e stroncarlo sul nascere

    Il bullismo: una definizione

    Con il termine bullismo si indica tutta la serie di comportamenti caratterizzati da intenti violenti, vessatori e persecutori, manifestati da bambini e adolescenti nei confronti di loro coetanei, ma non solo. Il bullismo sembra essere una delle spie del malessere sociale dei nostri tempi, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta fra i più giovani Il bullismo non è circoscritto a nessuna categoria sociale, ma è un fenomeno trasversale.

    Bullismo: un problema dei nostri tempi

    In questi ultimi anni ci siamo trovati di fronte a un considerevole incremento di casi di bullismo, riportati dalla cronaca e amplificati dalla tv. Questi gravi episodi vengono perpetrati sia all'interno delle mura  scolastiche che al suo esterno e le vittime sono altri bambini o adolescenti.  A volte il bullismo  può evolvere verso forme di violenza particolarmente gravi, veri e propri atti di ferocia fino alla violenza sessuale. Tutto ciò rappresenta solo la punta di un iceberg, in quanto le percentuali relative alla frequenza del fenomeno bullismo, nel contesto nazionale, raggiungono cifre allarmanti, soprattutto per quello che concerne le scuole primarie di I grado. 

    Bullismo: la miglior cura è la prevenzione

    L'attenzione, verso questa espressione di disagio giovanile nasce dal timore che il bullismo possa aggravarsi con l'età, manifestandosi con enfasi sempre maggiore anche in età adulta sia in ambito sociale, sia familiare e lavorativo, sfociando in "nuove forme" di disagio, quali il mobbing o lo stalking. in un'ottica preventiva è quindi indispensabile imparare a conoscere bene il fenomeno bullismo e farlo conoscere affinché ci si possa impegnare tutti (geniutori e istituzioni )a smantellare una "cultura della violenza e della sopraffazione"  che è alla radice del bullismo.

    Conoscere il fenomeno: quando non è bullismo

    - Non è bullismo un singolo episodio di angheria tra studenti. Per essere considerato un atto di bullismo deve instaurarsi una relazione che,cronicizzandosi, crei dei ruoli definiti.

    - Non è bullismo quando due compagni, che hanno la stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono. Per essere considerato un atto di bullismo deve esserci sempre un'asimmetria nella relazione.

    Una normale situazione di litigio tra pari ha le seguenti caratteristiche:

    - non si supera mai un certo limite;

    - si spiega il perché si è in disaccordo;

    - si prova a trovare soluzioni;

    - si è in grado di allontanarsi se troppo arrabbiati;

    - si è in grado di chiedere scusa.

    - Non è bullismo se due ragazzi si prendono in giro vicendevolmente, ridono e si divertono insieme, bensì è uno scherzo e un gioco.

    - Non è bullismo se alcuni ragazzi entrano di notte nella loro scuola, la allagano, la danneggiano o portano via delle cose, ma è vandalismo perché la violenza è rivolta a cose e oggetti.

    Quando è bullismo

    - Bullismo è schernire e isolare sistematicamente ragazzi ritenuti deboli da parte di un singolo bullo o di un gruppo

    - Bullismo è, anche, offendere e isolare ragazzi appartenenti a minoranze etniche, ragazzi omosessuali, ragazzi diversamente abili.

    - Bullismo è attuare forme di ricatto (richieste di soldi o altri beni materiali, aiuto nel fare i compiti...) sotto minaccia di violenza

    Bullismo è prestare attenzioni e mettere in atto comportamenti di tipo sessuale non desiderato che sfociano nella molestia sessuale. Rientra in questa forma di prevaricazione l'invio di video e/o foto oscene.

    - Il bullismo può essere perpetrato da un singolo individuo, il bullo, o da un gruppo, la baby gang, e il bersaglio delle prepotenze può essere sia un singolo individuo sia un gruppo più debole. L'appartenenza al gruppo, grazie alle regole stabilite, richiede autentiche dimostrazioni di fedeltà, determinando quei fenomeni di comportamenti devianti che potrebbero essere il primo scalino di un processo di stabilizzazione della devianza.

    Dedicato ai genitori: i segnali da non sottovalutare

    All'istituzione spetta il compito di vigilare e reprimere il fenomeno bullismo all'interno delle mura scolastiche;  i genitori devono prestare la massima attenzione ad alcuni comportamenti che potrebbero indicare che il figlio è vittima di bullismo. Più celere sarà il riconoscimento del fenomeno, meno danni potrà fare. Ecco i segnali d'allarme

    - È spesso triste e scontento quando torna a casa.

    - Manifesta disagi ricorrenti prima di andare a scuola (mal di testa, mal di pancia).

    - Si ammala facilmente.

    - Ha spesso lividi o ferite difficilmente giustificabili

    - Ha spesso i vestiti strappati.

    - È spesso solo, non porta amici a casa.

    - Non viene invitato alle feste.

    - Ha spesso libri rovinati o "perde" spesso penne, matite, gomme e colori.

    - Fa incubi o ha un sonno agitato.

    - Ha un calo nel rendimento scolastico perché perde interesse nelle attività scolastiche ed extrascolastiche

    - Chiede denaro a casa per poter fronteggiare le richieste dei bulli.

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    Bullismo, il 40% è rosa. Il giudice del Tribunale dei Minori al Lions

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    E’ un fenomeno tristemente di attualità tra gli adolescenti: il bullismo. Ne ha parlato in un’ottica di necessaria e prioritaria prevenzione il giudice dirigente del Tribunale dei Minori di Ancona dottor Sergio Cutrona ospite del Lions club di Jesi nei giorni scorsi.

    Necessaria, urgente, prioritaria”. Così il giudice del Tribunale dei Minori di Ancona dottor Sergio Cutrona motiva la prevenzione del bullismo, nella sua relazione alla conviviale del Lions Club di Jesi nei giorni scorsi. “Il disagio che emerge dall’analisi dei casi di bullismo nella nostra regione - spiega il giudice - non può essere semplicemente addebitato agli adolescenti i quali, di norma, adeguano il proprio comportamento a propri miti di riferimento sempre più identificati in personaggi del mondo dello spettacolo in genere, della televisione in particolare ed anche nei protagonisti dei video giochi, celebrativi di leadership tesa a violenza e prevaricazione del più debole. Ci troviamo inevitabilmente di fronte ai limiti della società odierna, ovvero l’assenza della famiglia nei ruoli chiave componenti la coppia (il padre e la madre); l’assenza della scuola nella possibilità di precoce individuazione della devianza dei bulli e inoltre, la mancanza di strumenti per una gestione efficace scuola-famiglia”.

    Le azioni definibili ‘fenomeni di bullismo’ non sono, al momento, codificate e tale carenza rende necessario qualificarne la natura con riferimento sempre più spesso, al codice penale che tende a dare evidenza alla pena piuttosto che alla prevenzione dell’atto. Lo spunto da episodi di bullismo (evidentemente rimasti anonimi) verificatisi nella nostra regione ha sviluppato una attenta analisi della situazione: ben il 40 % del fenomeno è imputabile ad adolescenti femmine. “Il bullo è di per sé un insicuro - spiega ancora il dottor Cutrona - ha bisogno di una propria platea di supporto per dimostrare a sé e agli altri il proprio protagonismo. Complessato in maniera rilevante, tanto che un miglioramento della situazione non può prescindere da una buona condizione educativa della famiglia, oggi in difficoltà di fronte alla situazione generale che, facilmente tende a pesare sulle marginalità socioeconomiche ma tende anche ad imporre stili di vita superficiali soprattutto nei ceti benestanti dove è frequente l’assenza dei genitori, impegnati nella professione nonché nel proprio protagonismo che non lascia loro spazio per seguire da vicino lo sviluppo dei figli. La pecca primaria è quindi la delega ad Internet, alla televisione, al videogioco per colmare quello spazio affettivo vitale per la equilibrata crescita di un individuo”.

    Nonostante la devianza, l’analisi del Dott. Cutrona ha confermato la necessità di trovare soluzioni alternative ai mezzi correttivi/coercitivi indirizzando i genitori a riprendere il contatto affettivo/emozionale con i propri figli, seguendoli nelle scelte ma anche nei divieti necessari ad escluderli da situazioni inadeguate alla loro giovane età. “Di fatto - conclude il relatore - nella fiducia reciproca, nell’affetto incondizionato, nella costante presenza del ruolo di educatori i genitori e, a seguire, la scuola potranno disporre meglio di adolescenti positivi nella loro curiosa voglia di crescere, mirata ad obiettivi certi e condivisi”.

     

     


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